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Posted domenica, 9 Novembre 2014 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

A 25 anni dalla caduta del muro di Berlino con una poesia di Wisława Szymborska

L'abbattimento del muro di Berlino

Venticinque anni fa, il 9 novembre 1989, cadeva (o meglio: veniva abbattuto) il muro di Berlino che per ventotto anni aveva diviso in due la Germania e, con essa, l’intera Europa e il mondo. Tante celebrazioni in questi giorni, approfondimenti, analisi, documentari e via dicendo, com’è giusto che sia perché perdere la memoria significa essere condannati a compiere gli stessi errori, come puntualmente avvenuto in questi venticinque anni in cui muri, reali o meno, sono stati innalzati tra i popoli.

Noi vogliamo celebrare questa giornata commemorativa affidandoci alla poesia, in particolare a quella di Wisława Szymborska, Nobel per la letteratura nel 1996, che nel testo Scorcio di secolo (tratto da La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), a cura di Pietro Marchesani) prova a riflettere sul secolo scorso, quello che ha visto la caduta del muro appunto, che ha visto succedere un po’ “troppe cose che non dovevano succedere”.

Doveva essere migliore degli altri il nostro ventesimo secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.

Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare
non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, fra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli,
la verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata
l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.

Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un’impresa
impossibile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.

La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte,
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.

Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)