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Posted 11 Novembre 2014 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

Maurice Leblanc: 150 anni dalla nascita del creatore di Arsenio Lupin

Maurice Leblanc

Arsenio Lupin non è solo un personaggio da romanzo. Il suo nome è leggenda. Lo sanno bene tutti coloro che si sono imbattuti almeno una volta nelle avventure dell’affascinante ladro-gentiluomo che ha ispirato generazioni e generazioni di lettori. Dietro le sue azioni criminali il talento di uno scrittore francese, Maurice Leblanc, ampliamente celebrato in occasione dei centocinquant’anni dalla sua nascita (11 novembre 1864).

Per ritrovare lo spirito arguto e irriverente del ladro-gentiluomo, vi proponiamo una virata nel nord della Francia, nei luoghi nei quali il mitico personaggio di Lupin è ancora un cittadino onorario.

È in un paesaggio di meravigliose scogliere perennemente battute da venti che ricordano la furia dell’Oceano che le lambisce con violenza che lo ritroviamo, lì dove il cielo si staglia contro l’Aiguille d’Étretat, «gigantesco dente di mostro marino» particolare formazione calcarea che ospiterebbe il favoloso tesoro dei re di Francia, secondo l’Aiguille creuse (letteralmente: la guglia cava) che segna l’esordio del famoso personaggio nella pubblicazione a puntate tra le pagine della rivista Je sais tout (15 novembre 1908 -15 maggio 1909) e poi con qualche modifica direttamente in libreria nel giugno 1909.

Maison Maurice Leblanc - Le Clos LupinMa non tutti sanno che il “regno” di Lupin ha una sua estensione geografica propria che coincide con la zona dei Pays de Caux, dove il più famoso dei vouleurs letterari è stato festeggiato con un fitto programma di eventi lo scorso settembre, con l’esposizione di affiche dei suoi film rappresentati ai quattro angoli del mondo, una caccia al tesoro intrigante e un pranzo dall’impeccabile eleganza nel quale gli invitati si sono presentati in tenuta adeguata all’ospite d’onore.

Non ci risulta difficile immaginare che quel criminale tanto simpatico ha saputo conquistarsi la duratura benevolenza di schiere di fedeli lettori, che in certi casi non esitano a recarsi a Étretat, nell’alta Normandia, dove ha sede Le Clos Lupin, la dimora di Maurice Leblanc ubicata simbolicamente al 15 di Rue Guy de Maupassant, e abbandonata dallo scrittore a causa dell’occupazione nel 1939, prima di spegnersi nel novembre 1941 a Perpignan. Un luogo unico, visitabile attraverso uno specifico percorso in sette tappe  proposto dall’ufficio del turismo locale in collaborazione con Florence Boespflug-Leblanc, la nipote dello scrittore, che ha aperto la casa al pubblico nel 1998. Ed è così che i visitatori possono osservare la villa così come si presentava all’epoca di Leblanc, curiosando nel suo studio dove troneggia ancora la macchina da scrivere Continental e il suo plaid attende sulla poltrona. Secondo una leggenda diffusa da Leblanc sarebbe stato raggiunto in quello studio proprio da Lupin e i suoi racconti non sarebbero altro che cronache scritte delle mille peripezie ascoltate. Ma si sa che gli scrittori hanno una fervida immaginazione…

«Che diavolo! Se a me, Lupin, ci sono voluti dieci giorni, a te serviranno almeno dieci anni»

Questa frase, pronunciata da Lupin all’uscita del castello di Vélines, ebbe una considerevole influenza sul comportamento di Beautrelet. Estremamente calmo e padrone di sé, Lupin aveva anche dei momenti di esaltazione, in cui gli scappavano confidenze e parole delle quali un ragazzo come Beautrelet avrebbe potuto approfittare.
(Libera traduzione di un estratto del testo di Maurice Leblanc, L’Aiguille creuse, Chapitre VII De César à Lupin)

La foto del particolare della Maison Maurice Leblanc è di Sonia Andree




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.