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Posted sabato, 10 gennaio 2015 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Cristina Campo o della parola perfetta che non conosce incrinature

Cristina Campo (1923-1977)

La malattia al cuore la isolò fin da piccola, creando in lei lo spazio miracoloso della poesia, della parola perfetta che non conosce incrinature e si imbeve di luce anche nel pozzo nero della solitudine. Ci è facile immaginare Cristina Campo bambina, prima nel grande parco dell’Ospedale Rizzoli (la madre era la sorella di Vittorio Putti, illustre chirurgo ortopedico), poi a Parma per una breve stagione e infine nell’amatissima Firenze, dove il padre, musicista, era stato chiamato a dirigere il Conservatorio Cherubini.

Un amore a prima vista quello che una Cristina Campo ancora bambina aveva provato per la città del giglio. Qui la poetessa, trasformatasi in pochi anni in una bellissima ed elegante adolescente, intessé le prime frequentazioni letterarie, si legò al giovane Leone Traverso, scrisse lettere agli amici più cari; parole che portavano invariabilmente il sigillo raro e squisito del talento poetico. Dell’anima che, sola, scende, rabbrividendo ora al tocco della neve, ora a quello caldo del sole, verso dimensioni lontane.

Arrivò poi Roma, lo strazio dell’addio a Firenze e una serie di nuove e fruttuose amicizie. Di quegli anni a cavallo di due decenni, in bilico tra due città così vitali, sono non solo le sue traduzioni di Virginia Woolf, Katherine Mansfield e John Donne ma anche Passo d’addio, il suo primo libro di poesie.

Un talento vasto quello di Cristina Campo, nutrito di letture importanti, di un amore fondo per Simone Weil e Hugo von Hofmannsthal, che la portava a passare dalla poesia alla saggistica alla traduzione con la grazia di un minuetto. Di un pittore dal tocco sempre perfetto, a cui non sfugge mai la sbavatura. La pennellata disattenta.

In campo religioso si oppose strenuamente ai cambiamenti, alle riforme liturgiche, ancorandosi alle tradizione, a canoni radicati nei secoli, al rito bizantino. Sempre più culturalmente isolata e immersa in una religiosità rarefatta e preziosa, la Campo si spense a Roma il 10 gennaio 1977, soccombendo a quella malattia che le era stata “fedele” compagna di vita.

Foto | Wikipedia




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).