0
Posted venerdì, 13 Febbraio 2015 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Ricordando la poetessa Antonia Pozzi

Antonia PozziUn lungo, immotivato silenzio ha avvolto per anni il nome di Antonia Pozzi (1912-1938). Dopo il suo suicidio in un rabbrividito giorno di dicembre del 1938, il mondo, nonostante l’ammirazione di Montale, ha per decenni come ignorato questa giovane poetessa dal talento non comune, dalla sensibilità così acuta da farla ripiegare verso un destino chiuso, incapace di affrancarsi da un peso intollerabile che, giorno dopo giorno, la sospingeva in avanti non verso quella vita che ardentemente amava, ma verso il baratro e l’annientamento.

Nata in un’importante famiglia milanese (la madre apparteneva all’aristocrazia lombarda, mentre il padre era un avvocato di grido), Antonia Pozzi crebbe tra gli agi, dividendosi tra la casa di Milano e l’amatissima tenuta di Pasturo (Lecco), a un solo passo da quelle montagne – sempre un po’ favolose – che furono per lei fonte di grande gioia e di riscatto. Rifugio e baluardo contro il male di vivere e soprattutto la lacerazione insanabile tra sogno e realtà. L’amore visto, inseguito e infine toccato solo per un breve e bruciante istante.

Triste orto abbandonato l’anima
si cinge di selvagge siepi
di amori:
morire è questo
ricoprirsi di rovi
nati in noi

Probabilmente furono tanti i tasselli che contribuirono al suicidio di Antonia Pozzi, dall’amore intenso e sfortunato per il suo insegnante di liceo , duramente osteggiato dal padre, all’incapacità, non sua ma degli altri, di colmare una sete d’assoluto che aveva radici fonde e lontane. Pochi di quelli che le furono accanto seppero cogliere tutta l’agonia del suo cuore eternamente in tumulto. Di un pianto invisibile e solitario che fin dall’adolescenza aveva scavato solchi profondissimi, forse impossibili da colmare. Solchi che si arrestarono (e magari si riempirono) soltanto in quella sua ultima ed estrema corsa in bicicletta, quando, avvolta dalle brume del tardo autunno lombardo, Antonia Pozzi balzò, vinta e fatalmente stanca, tra le braccia della morte.

Foto | Wikipedia




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).