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Posted venerdì, 13 marzo 2015 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Un ricordo di Terry Pratchett

Terry Pratchett

Con la morte di Terry Pratchett (Beaconsfield, 28 aprile 1948 – Broad Chalke, 12 marzo 2015) il mondo è un luogo un po’ più triste: non si tratta di una frase fatta, ma di una constatazione.

Terry Pratchett soffriva di Alzheimer precoce fin dal 2007 e fu egli stesso ad annunciarlo, con il suo solito humour, non volendo mai nascondere la verità. Anzi, trasformò la sua malattia in quella che sarebbe stata poi la sua ultima battaglia: il riconoscimento a scegliere di morire degnamente. Girò anche un documentario in cui raccontava la storia di Peter Smedley, altro britannico che decise di morire in un ospedale svizzero.

Nonostante la malattia, Terry Pratchett non ha smesso di scrivere libri in questi anni. Ha iniziato la sua carriera nel giornalismo ma ben presto ha imboccato la porta della lettura, per la gioia di quelli che poi sarebbero stati i suoi fan e lo avrebbero chiamato Pterry. Sebbene in Italia non sia molto conosciuto, Pratchett è il secondo autore britannico più letto: prima di lui c’è solo J. K. Rowling.

La sua opera più nota è la saga di Mondo Disco – disponibile in italiano presso i cataloghi TEA, Salani e Mondadori – , una stupenda satira fantastica piena di umorismo e di immaginazione, composta da quasi quaranta romanzi. Ma Pratchett è stato uno scrittore molto prolifico: dalla sua penna sono usciti romanzi giovanili, racconti e sceneggiature televisive (adattamenti di suoi romanzi). E a volte ha condiviso il nome in copertina con altri giganti della letteratura, come Neil Gaiman.

Stando al suo editore, Terry Pratchett è morto in casa, circondato dai suoi familiari, con il gatto che gli dormiva accanto, sul letto. Terry Pratchett ha fatto della morte uno dei suoi personaggi più affascinanti. Ebbe a dire qualche anno fa:

Prima che giunga la fine dei giochi, vorrei morire seduto su una sedia nel mio giardino, con un bicchiere di brandy in mano e Thomas Tallis nell’iPod. Visto che però siamo in Inghilterra è meglio aggiungere: “Se piove, me ne sto in biblioteca”. Chi potrebbe dire che sarebbe una brutta cosa?

Per quanti l’hanno apprezzato, è confortante immaginarlo sottobraccio alla Morte, scambiando quattro chiacchiere divertenti, con il suo inconfondibile cappello ben sistemato in testa, passeggiando a passi brevi lungo le nerissime terre della sua accompagnatrice.

 




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.