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Posted lunedì, 13 aprile 2015 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

Il Caffè Due Sicilie e il Caffè Trinacria: i bar di Napoli preferiti da Leopardi

Napoli

…Noia non puote in voi, ch’a questo scoglio
Rompon l’alme ben nate; a voi tal male
Narrare indarno e non inteso io soglio.

Portici, San Carlin, Villa Reale,
Toledo, e l’arte onde barone è Vito1)“Celebre venditore di sorbetti, che divenuto ricco, comperò una baronia, e fu domandato il barone Vito. | Nota dell’E.” [= Antonio Ranieri],
E quella onde la donna in alto sale,

Pago fanno ad ogni or vostro appetito,
E il cor, che nè gentil cosa, nè rara,
Nè il bel sognò giammai, nè l’infinito.

Voi prodi e forti, a cui la vita è cara,
A cui grava il morir; noi femminette,
Cui la morte è in desio, la vita amara.

Voi saggi, voi felici: anime elette
A goder delle cose: in voi natura
Le intenzioni sue vede perfette.

Degli uomini e del ciel delizia e cura
Sarete sempre, infin che stabilita
Ignoranza e sciocchezza in cor vi dura:
E durerà, mi penso, almeno in vita.2)Estratto da Giacomo Leopardi, I nuovi credenti, via La ginestra: pagine leopardiane.

La golosità di Giacomo Leopardi è cosa nota. Alcune ipotesi riconducono a un eccesso di gola persino la precoce morte del grande poeta, avvenuta proprio alle pendici del Vesuvio il 14 giugno 1837, in quella villa Ferrigni che resterà per sempre legata alla memoria del poeta e alla gloria della Ginestra mentre la metropoli partenopea era flagellata da un’epidemia di colera.

Il leggendario Caffè Trinacria

Napoli: centro storicoMa, più che la sua famosa passione per la dolcezza dei confetti cannellini di Sulmona e per i gelati di Vito Pinto, gestore del Caffè Due Sicilie in Largo alla Carità, abbiamo intenzione di soffermarci sul leggendario Caffè Trinacria, ritrovo di letterati e intellettuali come Alexandre Dumas.

Il famoso caffè letterario era stato aperto a Napoli nel 1810 e riportava nella sua struttura una curiosità rappresentata dalla palla di cannone che ne aveva colpito i muri durante i moti del ’48 ed era stata conservata per volere del proprietario. La singolare “decorazione” incastonata era diventata un vero e proprio portafortuna dei frequentatori e lo stesso Leopardi avrebbe sicuramente avuto modo di osservarla in una di quelle dolci pause dai suoi malanni che si concedeva nel caffè dopo la sua consueta passeggiata in via Toledo (poco lontano da Piazza Dante e Port’Alba) se non fosse scomparso prematuramente a soli trentanove anni.

I caffè: “luoghi di pubblica delizia”

Il poeta aveva l’abitudine di raggiungere il “salotto di Napoli” a partire da Vico Pero, a Santa Teresa degli Scalzi nella zona di Fonseca del quartiere Stella, dove soggiornò a più riprese con Antonio Ranieri dal settembre del 1833. In quei brevi tratti di strada pulsante racchiusa nel ventre di Partenope, Leopardi si rinfrescava dalla calura urbana ed osservava il brulicante scorrere del quotidiano popolare, in attesa di raggiungere i luoghi dell’intellighenzia locale, come il suddetto Caffè Trinacria, scrigno ricoperto di specchi ed arredato con morbidi divani scarlatti nel quale gli ideali liberali animavano le discussioni di un folto gruppo di giovani appartenenti a una “clientela colta e rivoluzionaria” che sarebbe presto temporaneamente scomparsa, schiacciata dall’evolvere degli eventi. Un luogo nel quale alleviare, seppur momentaneamente, il tedio di un’esistenza effimera.

Per Leopardi però se la vita era “acerba e vana”, i caffè erano luoghi di “pubblica letizia”, in cui si consumavan “le dolcezze del destino mortal”.3)Tratto da “I gloriosi Caffè storici d’Italia: Fra storia, politica, arte, letteratura…” di Mario Scaffidi Abbate.

Si ringrazia per il prezioso suggerimento la Professoressa Patrizia Aronne

Foto | Sara Rania

Note   [ + ]

1.“Celebre venditore di sorbetti, che divenuto ricco, comperò una baronia, e fu domandato il barone Vito. | Nota dell’E.” [= Antonio Ranieri]
2.Estratto da Giacomo Leopardi, I nuovi credenti, via La ginestra: pagine leopardiane.
3.Tratto da “I gloriosi Caffè storici d’Italia: Fra storia, politica, arte, letteratura…” di Mario Scaffidi Abbate.



Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.