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Posted venerdì, 1 maggio 2015 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

1 maggio: frasi famose sul lavoro

1 maggio: frasi famose sul lavoro

Il 1 maggio si celebra la festa del lavoro o festa dei lavoratori in ricordo di quanto avvenne nel 1886 a Chicago, quando la polizia sparò su due lavoratori che scioperavano per il mancato rispetto della norma che prevedeva il tetto di otto ore di lavoro al giorno. Ma il 1 maggio ha anche radici nella nostra storia: era il primo giorno di maggio del 1947 quando avvenne la strage della Portella della Ginestra, a Palermo. Duemila persone, in prevalenza contadini, manifestavano contro il latifondismo e un attacco armato della mafia (e di chi aveva interessi nel mantenere inalterata la situazione) portò alla morte di undici persone e al ferimento di altre ventisette.

Oggi sappiamo bene quanto sia precaria la situazione del lavoro in Italia: non ci sono più stragi clamorose, ma per molte persone la realtà lavorativa è un vero incubo.

Riflettiamo, quindi, su questa giornata, con l’aiuto di alcune frasi famose sul lavoro, scritte nel corso del tempo da scrittori e pensatori.

  • Ama il modesto lavoro che hai imparato, e accontentati di esso (Marco Aurelio)
  • Bisogna proprio che la vita sociale sia corrotta fino al midollo se gli operai si sentono a casa loro in fabbrica quando scioperano e ci si sentono estranei quando lavorano. Dovrebbe essere vero il contrario (Simone Weil)
  • «Che fare?» si chiedono unanimi i potenti e i sottomessi, i rivoluzionari e gli attivisti sociali, intendendo sempre con quella domanda, che cosa devono fare gli altri; nessuno si chiede che cosa deve fare egli stesso (Tolstoj)
  • «E che mestiere fa?» «Il povero» (Carlo Collodi – Pinocchio risponde in tal modo a Mangiafuoco che gli chiedeva il mestiere del padre)
  • Gli uomini di fatica, di affari, di pensieri, nello stato di riposo, su una spiaggia, per esempio, sembrano di quelle belve in cattività dei giardini zoologici (Corrado Alvaro)
  • Il lavoro caccia i vizi derivanti dall’ozio (Seneca)
  • Il Lavoro consiste in qualsiasi cosa una persona sia costretta a fare, mentre il Gioco consiste in qualsiasi cosa quella stessa persona non sia affatto costretta a fare. (Mark Twain)
  • Il lavoro è una manna quando ci aiuta a pensare a quello che stiamo facendo. Ma diventa una maledizione nel momento in cui la sua unica utilità consiste nell’evitare che riflettiamo sul senso della vita. (Paulo Coelho)
  • Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà – per se stessi, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere. (Joseph Conrad)
  • Il meglio del vivere sta in un lavoro che piace e in un amore felice. (Umberto Saba)
  • Il peggio mestiere è quello di non averne alcuno (Cesare Cantù)
  • In fin dei conti il lavoro è ancora il mezzo migliore di far passare la vita. (Gustave Flaubert)
  • La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro, ed è affidata al caso. (Blaise Pascal)
  • Loro parlano della dignità del lavoro. Balle. La dignità è nel tempo libero. (Herman Melville)
  • Mi piace il lavoro, mi affascina completamente. Potrei rimanere seduto per ore a guardare qualcuno che lavora. (Jerome K. Jerome)
  • Non c’è nulla che si possa fare in fretta e contemporaneamente con prudenza (Publilio Sirio)
  • Perciò l’operaio solo fuori dal lavoro si sente presso di sé, e si sente fuori di sé nel lavoro. (Karl Marx)
  • Presto non ci sarà nessuna divisione fra il lavoro e il tempo libero. Ogni cesso verrà dotato di unità interna, con computer, email e webcam, così nessuno sarà mai disconnesso o non contattabile. (Irvine Welsh)
  • Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita (Confucio)
  • Tu vendi il tuo tempo, le tue giornate, per cui lo stipendio che ti danno è una sorta di ricompensa perché ti hanno rubato qualcosa. (Tiziano Terzani)

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.