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Posted venerdì, 22 Maggio 2015 by Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Lacerba, rivista d’avanguardia, chiudeva cento anni fa

Lacerba

Fondata nel gennaio del 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, la rivista Lacerba si fece promotrice delle istanze futuriste. Nata come rivista letteraria quindicinale, vide le firme, tra gli altri, di Filippo Tommaso Marinetti, Luciano Folgore, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Camillo Sbarbaro, Dino Campana, Prezzolini, e pubblicò le prime poesie di un giovane Ungaretti. Sulla testata campeggiava il motto: “Qui non si canta al modo delle rane”, un verso del poeta trecentesco Cecco d’Ascoli, autore del componimento che aveva ispirato il nome della rivista, Lacerba appunto. Il verso sintetizzava la dichiarazione di intenti dei suoi curatori, che venne esplicitata nell’Introibo del primo numero, in cui, tra le altre cose, si leggeva:

Queste pagine non hanno affatto lo scopo né di far piacere, né d’istruire, né di risolvere con ponderanza le più gravi questioni del mondo. Sarà questo un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale. Sarà uno sfogo per nostro beneficio e per quelli che non sono del tutto rimbecilliti dagli odierni idealismi, riformismi, umanitarismi, cristianismi e moralismi.

Nell’estate del 1914, Lacerba cominciò a sostenere con forza le politiche interventiste e si trasformò per un lungo periodo in una rivista politica più che letteraria. Nel gennaio del 1915 ripresero gli articoli e le pubblicazioni culturali, ma non appena l’Italia entrò in guerra ne venne decisa una temporanea sospensione fino alla fine del conflitto.

La rivista, in realtà, non riaprì più e cessò le pubblicazioni il 22 maggio 1915 con l’ultimo editoriale di Papini intitolato Abbiamo vinto!

Curiosità per gli appassionati: la Vallecchi ha realizzato una preziosa riproduzione anastatica di tutti i numeri della rivista e le ha anche dedicato una penna (per chi si ritrova nel mood futurista e dannunziano ci sono penne dedicate anche al Vate e a Eleonora Duse). Inoltre, vi consigliamo la lettura del L’alcova elettrica. 1913: il futurismo processato per oltraggio al pudore magistralmente scritto da Sebastiano Vassalli e in libreria per Calypso editore in cui si ricostruisce la storia della rivista.

Foto | Di Ignoto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.