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Posted mercoledì, 10 giugno 2015 by Mariantonietta Barbara in Premi letterari
 
 

Saul Bellow a cent’anni dalla nascita

Saul Bellow

Nasceva oggi Saul Bellow, uno dei più grandi scrittori americani e, come scrisse Time, uno dei più grandi scrittori di lingua inglese. Saul (Solomon) Bellow (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005), Premio Nobel per la letteratura nel 1976, era figlio di immigrati russi. Nacque in Canada, ma già nella prima infanzia la sua famiglia si trasferì negli Stati Uniti (illegalmente) e divenne cittadino americano solo nel 1941.

Chicago lo vide crescere e lo formò alla multiculturalità e ad un costante fermento. La città del vento (Windy City) divenne famosa, per esempio, per aver dato i natali, nel 1924, alla Society for Human Rights che si batteva per i diritti degli omosessuali. Saul Bellow visse a stretto contatto con culture molto diverse tra loro e crebbe anche tra lingue diverse: russo, yiddish, inglese, francese e fu uno dei primi traduttori di un altro premio Nobel per la letteratura, I. B. Singer.

Bellow, dunque, curioso, eclettico, irrequieto, fece della sua vita un vero e proprio romanzo  dai toni bohémien: si sposò cinque volte; ebbe numerose amanti; viaggiò moltissimo e in Italia conobbe Moravia e Silone; si interessò agli studi di Wilhelm Reich, allievo di Freud e teorizzatore dell’energia orgonica, da cui dipenderebbero gli stati di salute e malattia del nostro corpo (teoria mai dimostrata scientificamente); frequentò Arthur Miller e Marilyn Monroe; incontrò Philip Roth. A proposito dell’energia orgonica, raccontava Fernanda Pivano:

Nel 1950 è ritornato a New York, e ha fatto un’esperienza con le scoperte Wilhelm Reich, che non solo non ostacolava i suoi interessi sessuali, ma li incoraggiava: ormai era considerato un donnaiolo.

La sua quinta consorte diede alla nascita la loro Naomi Rose quando Saul Bellow aveva ben ottantaquattro anni (la moglie ne aveva quaranta). Morì cinque anni dopo:

Come faremo senza Saul Bellow, senza la sua ironia, senza la sua eleganza, senza la sua inesorabile tenacia? L’aria è piena di suoi ricordi, sue frasi, sue battute, le stanze sono piene di sue immagini, suoi incontri, sue attese, le strade sono piene di sue passeggiate, di suoi pensieri, di suoi rimpianti, le fotografie sono piene del suo viso, della sua sicurezza, della sua indipendenza. (sempre dai ricordi di Fernanda Pivano)

Bellow raggiunse la fama solo dopo gli anni Cinquanta. Tra i suoi romanzi, L’uomo in bilico, La vittimaLe avventure di Augie March, La resa dei conti, Il re della pioggia, Herzog, Il pianeta di Mr. Sammler, Il dono di Humboldt, ma quello più conosciuto è probabilmente il romanzo epistolare Herzog, che vide la luce nel 1964.

Herzog racconta di un omonimo intellettuale ebreo (Moses E. Herzog, nome di un personaggio minore dell’Ulisse di Joyce) che, nel secondo dopo guerra, scrive lettere che non spedirà mai: ad amici e parenti, a conoscenti, a nomi illustri mai conosciuti. Intorno a queste lettere si svolge la sua tragicomica storia, che si snoda tra matrimoni, divorzi infelici, incidenti, omicidi progettati e mai commessi.

Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia, da New York a Martha’s Vineyard. Ma da Martha’s Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l’aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi.

In Herzog, come negli altri suoi romanzi, Bellow, citando l’accademia di Svezia che lo insignì del Nobel, combinò nei suoi scritti

la comprensione dell’umano e la sottile analisi della cultura contemporanea.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.