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Posted 15 Giugno 2015 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

“La parola contraria” di Erri De Luca e la sua eco a Parigi

Erri De Luca a Parigi presso “La libreria”Erri De Luca è esattamente come te lo immagini: magro, la carne nervosa e il sorriso accogliente. La pelle segnata da innumerevoli sentieri che non può non ricordare i versi de Il pescatore di Fabrizio De André: “… E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso”. Il reticolo di segni che definisce il volto dello scrittore è una rete marina nella quale tuffarsi per riacciuffare il pescato, quello che rende gravida l’atmosfera de La storia di Irene.

L’occasione dell’incontro. L’ho incontrato presso La Libreria, in un’afosa serata parigina dedicata alla presentazione di due suoi libri pubblicati in Francia da Gallimard, Histoire d’Irene (Storia di Irene) e La parole contraire (La parola contraria), in un momento atteso e temuto allo stesso tempo, come sono tutti quelli in cui ci si ritrova faccia a faccia con un autore che si conosce solo attraverso le sue pagine.

È in un francese caldo e fluente che si è svolto l’incontro nel quale Erri ha inanellato racconti e aneddoti, con la consueta naturalezza che caratterizza i suoi scritti. In questo fiume di parole, tutte misurate attentamente eppure altrettanto attentamente cariche di emozione, ha preso forma un discorso saltellante e animato che ha suscitato una serie di interrogativi nel pubblico presente (un curioso mix di italiani espatriati, francesi appassionati e italo-francesi).

Scrivere secondo Erri De Luca. Ed è così che Erri De Luca svela uno dei meccanismi fondamentali che guida la sua creazione letteraria, forzare il passato a ritornare nella scrittura “inventare una voce, forzare la voce degli assenti a ritornare nel mio spazio, quello della scrittura. E queste persone che ritornano sono spesso completamente diverse” afferma De Luca concludendo l’incontro con un periodo che riassume la sua cifra letteraria: “Si può ammirare un altro scrittore come lettore, ma in qualità di scrittore si è soli con la propria intimità”; snocciolando infine anche qualche consiglio di scrittura: “Non conosco il procedere delle scuole di scrittura, non ne ho mai frequentata una, ma mi ha aiutato ammirare la lingua, la pagina scritta, studiarla e provare a esserle più vicino possibile attraverso il sentimento dell’ammirazione e a tradurla estraendo dal proprio vocabolario la vicinanza. E se qualcuno vi chiederà come si diventa scrittori francesi potrete rispondere: imparando un’altra lingua! Si tratta di un meccanismo che aiuta a rinforzare la purezza della propria.”

Perché lasciare Napoli. Non si sottrae nemmeno a chi gli chiede perché ha lasciato Napoli a favore dei dintorni di Roma. E la sua risposta è gravida, di senso ma non di rimpianto. Erri De Luca rievoca quel suo nome, così poco partenopeo e aggiunge – non vivo più a Napoli – “perché a Napoli sono cresciuto in tutti i centimetri possibili… mi sono espulso da solo a causa del mio nome e del mio aspetto americano.”

La sfida della traduzione e la necessaria prossimità al testo. Sottolineando come nella traduzione bisogna conservare “il sentimento d’ammirazione per la pagina che si sta traducendo, non per la persona che può essere abominevole. Un’ammirazione intransitiva che deriva dal non volersi sostituire all’autore originale, al contrario dell’invidia che si basa proprio su questo desiderio. E con la mia traduttrice Daniela Valenti siamo una società che procede in tandem da tanti anni.”

Due domande a Erri De Luca su “La parola contraria”

Erri De Luca a Parigi presso “La libreria”

E infine sono riuscita a porre due domande dirette a Erri De Luca, interrogandolo su alcuni aspetti del suo ultimo libro La parola contraria:

Può parlarci del concetto di utopia legato al progetto di TAV in Val di Susa?
L’utopia è qualcosa che non c’è, in Val di Susa invece si lotta per conservare quello che c’è, la vallata. Quindi la lotta della Val di Susa è vera e propria Topia, intesa come resistenza per conservare il topos.

Da ciò deriva il dovere della parola?
Il primo dovere è quello della resistenza, perché loro un’altra valle non ce l’hanno. E per me è un dovere, non è solo un diritto. È un dovere mio, di cittadino.

In margine al diritto di parola contraria, desidero scrivere che per me si tratta di dovere. Se non lo facessi, se per convenienza tacessi, badando ai fatti miei, mi si guasterebbero le parole in bocca. Il mio vocabolario di scrittore si ammalerebbe di reticenza, di censura. Perderei la bella compagnia che la scrittura mi tiene dalla remota età del primo raccontino. Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto.

Foto | Sara Rania




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.