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Posted 10 Luglio 2015 by Roberto Russo in Grammatica
 
 

Il plurale dei nomi in cia e gia

Il plurale dei nomi in cia e gia

Tra i dubbi grammaticali che più spesso si hanno c’è quello di come si scrive il plurale dei nomi in cia e gia. Qual è il plurale di camicia? E quello di ciliegia? C’è una regola abbastanza semplice da tenere a mente che ci aiuta a non commettere errori nella scrittura: la i va mantenuta quando la c e la g sono precedute da vocale (acacia –> acacie, ciliegia –> ciliegie), va eliminata quando la c e la g sono precedute da consonante (goccia –> gocce, spiaggia –> spiagge).

Volendo approfondire un po’ la questione, ci sono alcune considerazioni da fare: tenendo presente che la lingua cerca di fare economia e non avere regole inutili, c’è da dire che, a livello generale, quella i nel plurale potrebbe anche essere eliminata senza alcun danno. Del resto non ha alcun valore fonetico (vale a dire non è un suono che effettivamente viene pronunciato) e nemmeno ha valore diacritico (nel plurale, cioè, non indica come debba essere pronunciata la vocale che la precede). Tuttavia se si eliminasse quella i che tanti problemi crea a chi non sa come scrivere il plurale dei nomi in cia e gia, si potrebbero avere un po’ di confusione: le camicie sono quelle che vanno sotto la giacca mentre il camice è quello che indossa il medico (qui parliamo di omògrafi, termini scritti allo stesso modo ma che hanno significati diversi)!

È sempre bene attenersi alla regola esposta all’inizio, anche quando si troviamo dinanzi a provincie, plurale di provincia, che in taluni casi si scrive con la i per il prestigio della corrispondente forma latina (in latino avremmo scritto provinciae): però scrivete province e certamente non commetterete alcun errore.

Se la confusione è tanta, la regola che vi abbiamo proposto è semplice (e nel caso non vi ricordiate la regola, consultate un buon vocabolario per fugare ogni dubbio), anche se bisogna ammettere che a volte ci si mette di impegno a creare confusione: basti pensare, per esempio, al titolo del libro postumo di Oriana Fallaci dal titolo Un cappello pieno di ciliege. Proprio così: ciliege e non ciliegie, per una precisa scelta arcaizzante dell’autrice.

Riassumendo, con alcuni semplici esempi per il plurale dei nomi in cia e gia:

  • Lasciate cadere la i come una goccia. Si scrive gocce e non goccie.
  • Si scrive tracce o traccie? Seguite le tracce… senza la i.
  • Piogge o pioggie? Portatevi l’ombrello dietro solo se sono previste piogge, lasciate la i a casa!

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.