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Posted 12 Luglio 2015 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Malala Day: frasi celebri di Malala

Frasi celebri di Malala

Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, compie 18 anni e per l’occasione lancia una campagna #BooksNotBullets (libri non proiettili) per mandare un messaggio chiaro e forte ai potenti del pianeta: «Spendete per i libri, non per le pallottole, non per le armi».

Il giorno del compleanno di Malala viene celebrato il Malala Day, che è sì un’occasione per festeggiare questa coraggiosa ragazza, ma anche il momento per fare il punto della situazione sulla questione dell’educazione scolastica nel mondo.

La celebrazione del Malala Day è anche utile per leggere (o rileggere) alcune frasi celebri di Malala e provare ad avere un po’ del suo spirito battagliero. A seguire alcune frasi e citazioni celebri di Malala Yousafzai, raccolte dal suo discorso all’Onu del 12 luglio 2013, dal discorso per il Nobel (dicembre 2014) e dal suo libro Io sono Malala (con Christina Lamb, Garzanti 2013 – traduzione di Stefania Cherchi).

Frasi celebri di Malala

  • I miei genitori mi hanno dato il nome della “Giovanna d’Arco” pashtun, Malalai di Maiwand. La parola Malala vuol dire “colpita da un lutto”, “triste”, ma per aggiungere allegria al nome i miei genitori mi chiamano sempre “Malala, la ragazza più felice del mondo” e sono molto felice che insieme stiamo sostenendo una causa importante.
  • Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa.
  • Il loro proiettile non mi ridurrà al silenzio.
  • L’istruzione è un diritto per tutti, anche per i figli e le figlie dei taleban
  • La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.
  • La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione – questo è il mio sogno. L’istruzione per ogni bambino e bambina del mondo. Sedermi a scuola e leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto
  • Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.
  • Non sarò ridotta al silenzio dai talebani. Quando mi hanno sparato la paura è morta così come l’essere senza speranza.
  • Non serve dire ai leader quant’è importante l’istruzione: lo sanno già, i loro figli sono nelle migliori scuole. È ora di dirgli che devono agire, adesso. Chiediamo ai leader del mondo di unirsi e fare dell’istruzione la loro priorità numero uno.
  • Per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre.
  • Perché nazioni che chiamiamo grandi sono così potenti nel provocare guerre, ma troppo deboli per la pace? Perché è così facile darci una pistola, ma così difficile darci un libro? Perché è così facile costruire un carrarmato, ma costruire una scuola è così difficile?
  • Potrò sembrarvi una sola ragazza, una sola persona, per di più alta neanche un metro e sessanta coi tacchi. Ma non sono una voce solitaria: io sono tante voci. Sono Shazia. Sono Kainat Riaz. Sono Kainat Somro. Sono Mezon. Sono Amina. Sono quei 66 milioni di ragazze che non possono andare a scuola.
  • Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo.
  • Racconto la mia storia non perché sia unica, ma perché non lo è. È la storia di molte ragazze. Oggi racconto anche le loro storie.
  • Spesso noi esseri umani non ci rendiamo conto di quanto Dio sia grande. Lui ci ha dato un cervello straordinario e un cuore sensibile e capace d’amore. Ci ha benedetto donandoci due labbra con cui parlare ed esprimere i nostri sentimenti, due occhi con cui ammirare un mondo di colori e di bellezza, due piedi con cui percorrere le strade della vita, due mani che lavorano per noi, un naso capace di cogliere i profumi e due orecchie con cui sentire parole d’amore. Come avevo sperimentato nel caso del mio orecchio sinistro, non ci rendiamo conto di quanto potere ci sia in ciascuno degli organi del nostro corpo finché non ne perdiamo uno.
  • Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i talebani sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I talebani hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”.

E concludiamo con le parole con cui Malala ha pronunciato al termine del suo discorso per il Nobel:

Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.

 




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.