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Posted giovedì, 20 Agosto 2015 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Dante Alighieri, la biografia del Poeta

Dante Alighieri

Dante Alighieri è il Poeta per antonomasia e la sua biografia è molto più avventurosa di diversi romanzi e, senza dubbio, scardina il luogo comune che vede i poeti come personaggi avulsi dal contesto sociale in cui vivono.

Stando alle notizie forniteci da lui stesso, Dante Alighieri nacque nella seconda metà di maggio del 1265, con molta probabilità, nella casa paterna sita nel Sesto di Por San Pietro a Firenze. Suo padre si chiamava Alighiero e sua madre Bella (forma abbreviata di Ghisolabella o Isabella). Bella morì giovane e Alighiero sposò in seconde nozze Lapa Cialuffi, dalla quale nacque sicuramente un altro figlio maschio, Francesco, che fu sempre affezionato al poeta. Dante Alighieri ebbe anche due sorelle: di una sola conosciamo il nome: Gaetana o Tana. Molto probabilmente possiamo individuare una delle sorelle di Dante nella «donna giovane e gentile» che assiste il poeta descritta nel capitolo XXIII della Vita nuova.

La gioventù di Dante Alighieri

Sugli studi giovanili di Dante Alighieri non abbiamo notizie precise; potrebbe aver frequentato la scuola dei francescani del convento di Santa Croce e quella dei domenicani di santa Maria Novella; quali siano stati precisi rapporti con Brunetto Latini, venerato come maestro nel canto XV dell’Inferno non si può stabilire. È ipotesi non priva di fondamento che per un certo periodo Dante Alighieri seguisse corsi di legge nello Studio di Bologna. Sicuramente in quegli anni studiò anche filosofia, come ha scritto nel Convivio, pur già appassionandosi alla poesia.

Come appartenente a famiglia nobile, Dante Alighieri aveva avuto anche pratica delle armi e aveva partecipato tra i feditori, ossia i cavalieri destinati ad aprire la mischia, alle azioni militari che Firenze, a capo della lega guelfa, intraprese contro le ghibelline Pisa e Arezzo. Da ricordi precisi contenuti nella Divina Commedia si ricava che il poeta partecipò a scorrerie in territorio aretino e fu presente alla battaglia di Campaldino (11 giugno 1289) e che tra le operazioni contro Pisa assistette almeno all’assedio del castello di Caprona (16 agosto 1289).

Nel periodo che va dal 1290 (anno della morte di Beatrice) al 1295 si colloca anche il cosiddetto traviamento di Dante, di cui troviamo traccia nello scambio di sonetti ingiuriosi con Forese Donati, testimonianza della poesia comico-realistica del tempo. Maggiori informazioni su questo periodo le troviamo nel sonetto di Guido Cavalcanti dal titolo I’ vegno ‘l giorno e te ‘nfinite volte in cui si parla di una forte prostrazione morale come anche nell’accusa che Beatrice rivolge al poeta nel Paradiso terrestre di aver seguito false immagini di bene, ossia di essersi allontanato dalla via che conduce a Dio sommo bene. In questo stesso periodo Dante dovrebbe aver contratto matrimonio con Gemma di Manetto Donati: non abbiamo comunque notizie precise su queste nozze. Dal loro matrimonio nacquero i tre figli Pietro, Jacopo e Antonio.

Dante Alighieri politico

Nel 1295 iniziò un’altra forte esperienza per Dante Alighieri: la partecipazione alla politica nel Comune fiorentino, con tutte le tensioni tra guelfi e ghibellini di quel periodo. Dante divenne anche Priore della città. Nella continua lotta tra guelfi bianchi e neri, alla fine Dante, insieme ad altri, venne esiliato da Firenze e andò in varie città italiane e nel tempo iniziò le sue peregrinazioni per le corti dell’Italia settentrionale: a Verona presso Alboino Della Scala, poi a Reggio presso Guido de Castello, a Treviso nella corte di Gherardo da Camino; si ipotizza che in questo periodo Dante lavorasse al Convivio per acquisire benemerenze che gli assicurassero un ufficio stabile. Il Convivio venne interrotto quando Dante concepì il disegno della Divina Commedia.

Gli anni passano e il 19 maggio 1315 Firenze decise che gli esiliati potevano ritornare, a patto di accettare di essere “offerti” il giorno di San Giovanni al Santo. Dante Alighieri sarebbe potuto quindi tornare a Firenze e amici e parenti lo esortavano a compiere questo passo; egli, però, si rifiutò e spiegò le sue motivazioni in una lettera a un amico fiorentino. Nemmeno in seguito, quando vennero poste condizioni meno umilianti per il rientro degli esuli, il Poeta accettò. Venne perciò rinnovata la condanna non solo contro di lui ma anche contro i suoi figli.

Gli ultimi anni di Dante Alighieri

Nel 1318 Dante accettò l’invito di Guido Novello da Polenta di prendere dimora a Ravenna e qui, finalmente, ebbe una casa propria e potè godere di vari benefici, mentre la sua fama crebbe sempre più per via della Divina Commedia che andava diffondendosi. Non perse mai la speranza di poter tornare a Firenze, ma dovette scontrarsi con la realtà: di ritorno da Venezia contrasse la febbre malarica che lo portò alla tomba il 14 settembre 1321. Venne sepolto presso la chiesa di San Francesco; il suo sepolcro venne restaurato nel 1483 da Bernardo Bembo, pretore di Venezia a Ravenna e poi nel 1692 il cardinal Domenico Maria Corsi fece erigere la cappella funeraria, trasformata poi in tempietto neoclassico per ordine del cardinal Luigi Valenti Gonzaga, legato di Romagna nel 1780.

Merita un cenno la storia, che ha del romanzesco, delle ossa del poeta. Nel 1519 vennero occultate dai francescani, che avevano in custodia il sepolcro, perché si temeva che venissero trasferite a Firenze. Spostate di nascondiglio in nascondiglio, vennero ritrovate solo nel 1865 grazie a indagini molto serrate: erano nascoste nel convento dei francescani. Durante la seconda guerra mondiale la cassetta contenente le ossa di Dante Alighieri fu nuovamente nascosta per evitare che i bombardamenti la distruggessero: venne tolta dal tempietto il 23 marzo 1944 per poi esservi ricollocata il 19 dicembre 1945.

Via | Dizionario della letteratura italiana, a cura di Ettore Bonora
Foto | Sandro Botticelli [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.