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Posted 21 Agosto 2015 by Sara Rania in Mondolibri
 
 

Pilota di guerra, di Saint-Exupéry: una lotta d’amore

Antoine de Saint-Exupéry, Pilota di guerra. La morale dell'inclinazione«Ho combattuto per preservare la qualità di una luce, molto più che per salvare il nutrimento dei corpi. Ho combattuto per quel particolare brillio in cui si trasfigura il pane nelle case del mio paese. Ciò che soprattutto mi intenerisce, in questa ragazzina introversa, è la scorza immateriale. È chissà quale rapporto tra le linee di un volto. Non la pagina, ma la poesia che sulla pagina si legge» (Antoine de Saint-Exupéry, Pilota di guerra, a cura di Leopoldo Carra, Mondadori 2014)

Un libro nato in esilio per smuovere le coscienze degli americani. Scritto da Saint-Exupéry durante il suo esilio negli Stati Uniti, Pilota di guerra è probabilmente la più trascendente delle opere di cui vi parleremo in questo excursus dedicato al famoso autore francese. Dopo aver esplorato le lande desertiche di Terra degli uomini e aver intrapreso l’ardito viaggio di Volo di notte, eccoci arrivati al racconto scheggiato dalle esperienze della guerra. Nelle sue righe prende corpo un’invocazione destinata a convincere gli americani dell’impegno dei francesi e della necessità di raggiungerli nel conflitto. E questo scritto d’occasione, pubblicato nel 1942 è un preludio, l’ultimo passo prima de Il piccolo principe, che sarà dato alle stampe giusto un anno dopo.

Il testamento nei cieli verso Arras. A ben leggere Pilota di guerra assomiglia a un testamento, nel quale l’autore distilla le radici del suo sentire. La narrazione procede a partire dall’esperienza di Saint-Exupéry all’interno di un’unità dell’Armé de l’Air e in particolare riassume in un solo volo le due missioni del 23 maggio e del 6 giugno 1940. Due voli diretti ad Arras, cittadina del nord-est della Francia devastata dalle fiamme. Arras è una torcia, situata poco lontano da Lille, vicino alla frontiera con il Belgio. La destinazione della missione di ricognizione assegnata all’equipaggio di Saint-Exupéry che si trasfigura nella meta di un profondo viaggio interiore.

Guardando verso l’infanzia. Perso nello scorrere drammatico degli eventi il pilota distilla un discorso d’amore che si fonde con i ricordi e ritorna all’infanzia. In un necessario desiderio di protezione Saint-Ex si guarda indietro, si ricorda di Paula, la corpulenta tata tirolese restata nella leggenda della famiglia e ripensa agli ultimi istanti di vita del fratello e al suo orgoglioso testamento di ragazzo che lascia al sangue del suo sangue una bicicletta e poco più.

L’alito della morte e la passione per la vita. Dopo esser sopravvissuto a innumerevoli pericoli, varcando la porta del suo umano sentire, il pilota torna a terra e teme l’interrogatorio che gli farà il suo superiore, Alias, implacabile nell’indagare dettagli e conformazioni del terreno per un rapporto che nessuno leggerà. In questa drôle de guerre (i francesi chiameranno proprio così questa strana fase del secondo conflitto mondiale), Saint-Ex si affanna a sottolineare l’assurdità di un combattimento impari, consumato tra ‘contadini e operai’ piuttosto che tra francesi e tedeschi.

Le ragioni di un amore e il senso della collettività. In tale dimensione trascendente si colloca anche iI distacco dal corpo, pesante involucro carnale che Saint-Ex dimentica, inchiodato allo scorrere vorticoso dei suoi pensieri dalla sua pedaliera gelata a centinaia di metri dal livello del suolo. Pur nella sua solitudine, nel suo silenzio greve, Saint-Exupéry nutre le radici di un profondo amor di popolo, che supera i semplici confini dell’amor di patria. Il pilota che sorvola un paese straziato non può che compenetrarsi nei destini dei suoi abitanti. Soffre e spera con le moltitudini scese in strada, seguendo convogli e immaginando preghiere e nenie inascoltate.

I numerosi riferimenti cristiani. La divisione del pane, il senso acuto del sacrificio, la necessaria assunzione di responsabilità, l’esaltazione dell’umiltà e della dimensione collettiva, l’uguaglianza e la fraternità, sono questi i concetti che emergono nelle parole dello scrittore. Non amo parlare semplicemente di valori cristiani, preferendo identificarli come spinte universali eppure è proprio a queste radici religiose che l’autore si rifà nel descrivere i legami che lo uniscono a tutte le vittime del conflitto.

La morale dell’inclinazione. Ed è estremamente logico, seguendo quest’ottica di elevazione progressiva e di trasfigurazione acuta, immaginare l’evoluzione del pensiero dell’autore e dar forma al suo profondo desiderio pedagogico. C’è un’aspra critica della propaganda di guerra ne La morale dell’inclinazione. Il breve testo che accompagna Pilota di guerra contiene una feroce opposizione alla manipolazione dell’informazione. Saint-Exupéry entrerà nel vivo di un argomento caldo, che ancora oggi anima i dibattiti di semiologi, teoreti e condensa le interrogazioni del grande pubblico, smascherando le meschine manipolazioni dell’affilato organo della propaganda tedesca durante la seconda guerra mondiale. Un nucleo che ha fatto scuola.




Sara Rania

 
Sara Rania, mille idee per la testa e sempre almeno un libro in tasca. Saltellando tra suggestioni letterarie tutte da vivere e viaggi dell'anima rigorosamente condivisi online (http://www.eyael.com/), si affanna ancora alla ricerca degli elementi di convergenza del reale, mescolando allegramente gustosi ingredienti libreschi e luoghi dall'alto potenziale culturale. Gli artistici anfratti di Parigi (http://magazine.mytemplart.com/author/sara-rania/) sono la sua patria d'adozione da qualche anno, ma i panni sciacquati in Arno fin dalla più tenera età, le forti radici marinaresche nutrite tra Napoli e l'Isola d'Elba e qualche anno di tran-tran milanese ne hanno consolidato l'insaziabile e curiosa natura italica che continua ad esercitarsi in ardite esplorazioni tra canali, jardins e lampioni.