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Posted domenica, 23 agosto 2015 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Quando a fare i capricci sono gli scrittori famosi

Quando a fare i capricci sono gli scrittori famosi

A fare i capricci non sono solo i bambini o le star, anche gli scrittori famosi quando vogliono ci si mettono d’impegno. Per loro si parla spesso di “abitudini di scrittura”: un modo delicato per dire che facevano i capricci!

Il processo di scrittura dei grandi scrittori nel corso del tempo è diventato quasi un mito: i loro tic, le loro abitudini, le loro manie e i riti scaramantici al momento di mettersi a scrivere sono visti come il preambolo da cui poi scaturisce il genio. Alcune delle tecniche messe in atto dagli scrittori per stimolare la creatività sono abbastanza comuni: si va dal prendere un caffè a fare una passeggiata, con in mezzo uso di alcol e droghe. Altre tecniche risultano abbastanza singolari e sembrano potersi collocare in una sorta di mitologia magica.

Il Guardian ha recentemente pubblicato una collezione delle abitudini particolari a cui hanno fatto ricorso scrittori famosi per entrare nel vivo della scrittura. Vediamone alcune, con qualche aggiunta da parte nostra.

Scrittori famosi che si mettono a fare i capricci

  • T.S. Eliot: l’autore Premio Nobel per la letteratura nel 1948 si dipingeva la faccia di verde quando si metteva a scrivere. Sembra che Eliot facesse così per “non sembrare un impiegato al bancone” e avere l’aria distinta e stravagante di un poeta: una sorta di rivisitazione del dandy alla Baudelaire. O, chissà, per avere una certa aria drammatica.
  • Edgar Allan Poe scriveva su pezzi di carta stretti e lunghi che poi incollava tra loro con della cera, creando una sorta di enorme pergamena. La grafia di Poe era ossessiva e letteralmente minimalista. Sembra che scrivesse così in modo da conferire una sorta di continuità ai fogli incollati tra loro.
  • Francis Scott Fitzgerald: molti autori scrivevano da ubriachi e Francis Scott Fitzgerald non era da meno, solo che lui aveva la particolarità di scrivere sempre ubriaco di champagne. A lui viene attribuito il detto: “Qualunque cosa eccessiva è cattiva, ma troppo champagne va decisamente bene”.
  • Ernest Hemingway: sebbene solitamente venga associato all’alcol e che suo compagno di bevute fosse Francis Scott Fitzgerald, sembra che quando scriveva Hemingway fosse sobrio. Sobrio e in piedi e con un abbigliamento rituale fatto di mocassini e di una pelle di antilope. Secondo il Guardian il fatto che scrivesse in piedi era dovuto a una ferita di guerra alla gamba. O forse Hemingway aveva capito che la vita sedentaria fosse terribile per la schiena. Anche altri scrittori scrivevano in piedi: lo facevano, per esempio, Lewis Carroll e Thomas Wolfe.
  • George Bernard Shaw, Nobel per la letteratura nel 1925, costruì una sorta di capannone montato su un meccanismo girevole che gli permetteva di scrivere seguendo il corso del sole nel corso della giornata: una splendida pratica eliografica! Questo suo rifugio gli serviva anche per isolarsi dalle persone, come ebbe a scrivere: “La gente mi dà fastidio e vengo qui per nascondermi da essa”.
  • Hunter Stockton Thompson: il celebre giornalista gonzo si alzava alle tre di pomeriggio e andava a dormire alle 8.20 di mattina e cinque minuti dopo essersi alzato iniziava a bere Chivas, alternandolo poi nel corso del giorno a cocaina e sigarette, in dosi massicce. Tutta questa preparazione gli serviva per scrivere, cosa che iniziava a fare a mezzanotte.
  • Forse l’abitudine più strana è quella dello scrittore tedesco Friedrich Schiller che, secondo quanto riporta il suo amico Johann Wolfang von Goethe, era solito avere qualche mela marcia nel suo scrittoio e l’odore che ne scaturiva era una inspiegabile fonte di ispirazione per Schiller che, alla fine, ne era diventato dipendente.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.