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Posted mercoledì, 26 Agosto 2015 by Paola Pagliaro in Mondolibri
 
 

Libri di Dante Alighieri: dai poemi ai trattati

libri di Dante Alighieri

La Divina Commedia è certamente il più famoso ma è solo uno dei libri di Dante Alighieri. Il sommo poeta ha composto nella sua carriera di scrittore diversi poemetti, trattati e liriche. La prima opera certa di Dante Alighieri è la Vita Nova, datata 1292-1293. Il prosimetro contiene venticinque sonetti, quattro canzoni, una ballata e una stanza di canzone, ai quali si accompagnano 42 capitoli in prosa poetica che svelano al lettore le vicende biografiche che hanno ispirato i versi. I capitoli in prosa fungono anche da commento retorico alle composizioni poetiche. Nella Vita Nova Dante assolve la triplice funzione di poeta, narratore e critico letterario.

Nell’opera, Dante Alighieri descrive i primi incontri con la sua musa Beatrice, avvenuti all’età di nove anni. Un amore che dapprima profano si fa via via più cortese, fino a divenire agiografico dopo la morte di Beatrice, elevando la donna a simbolo di purezza e tramite con la divinità.  Lo stile della Vita Nova è d’impronta guittoniana. I versi contengono rime difficili e gallicismi. Nelle rime per la morte di Beatrice lo stile vira da elegiaco a tragico.

Libri di Dante Alighieri: Il Fiore e il Detto d’Amore, due poemetti anepigrafi

Il Fiore è una raccolta di 232 sonetti ascrivibili a Dante in cui il somma poeta volgarizza il Roman de la Rose. Il compendio è una delle prime fatiche letterarie di Dante. Un esercizio ardito che porterà il sommo poeta a utilizzare numerosi prestiti lessicali e adattamenti sintattici azzardati per tradurre il vasto repertorio lessicale francese nella lingua volgare italiana, dotata di un lessico ancora troppo scarno. Il poemetto anepigrafo fu intitolato Il Fiore dal suo primo editore.

Il Detto d’Amore è un poemetto didattico anepigrafo scritto in volgare in distici di settenari. Un piccolo trattato sull’amor cortese, di cui restano solo 480 versi, che segna il passaggio dalla lirica tradizionale allo stile guinizzelliano.

I trattati, le Epistole, le Egloghe e le Rime

Nel Convivio Dante Alighieri dirotta l’amore nei confronti di Beatrice verso la filosofia. Il progetto iniziale dell’opera, scritta in volgare tra il 1304 e il 1307-8, comprendeva 15 trattati di commento ad altrettante canzoni composte prima dell’esilio, ma il poeta ne portò a termine soltanto 4, il primo introduttivo e gli altri 3 scritti in forma di prosimetro. I temi trattati sono le gerarchie angeliche, la scienza e la filosofia intesa come realizzazione dell’individuo, la nobiltà morale e intellettuale. Nel Convivio Dante esalta il volgare come lingua capace di sfamare la sete di sapere di un pubblico più vasto.

L’elogio del volgare italiano proseguirà nel De vulgari eloquentia, trattato scritto in latino nel 1303-1304. L’opera prevedeva 4 libri ma Dante si fermò al secondo libro. Dopo aver classificato i dialetti italiani, distinguendone 14 tipi, Dante sostiene che il volgare unitario, aulico e illustre, può aspirare a diventare la lingua comune italiana. Il trattato conobbe successo solo nel Cinquecento, tradotto da Gian Giorgio Trissino.

Di difficile datazione è la Monarchia, un trattato latino in 3 libri, successivo al Convivio e al De vulgari eloquentia, scritto probabilmente tra il 1313 e il 1318. Nell’opera Dante persegue la sua utopia politica di una monarchia universale garante della pace e della giustizia, riconoscendo l’autorità imperiale al popolo romano, il cui potere deriva dal diritto divino oltre che dalla forza. Nel terzo libro Dante afferma che imperatore e pontefice sono due potenze distinte che non devono prevaricare e interferire l’una con l’altra. Nel ‘500 l’opera fu posta all’indice dalla Chiesa.

La Questio de aqua et terra è una tesi filosofica letta a Verona il 20 gennaio 1320 volta a dimostrare che le sfere dell’acqua e della terra non sono concentriche.

Le Epistole latine contengono 13 lettere scritte dal 1304 al 1316 o nel 1320, esempio di eloquenza retorica del poeta. Importante soprattutto l’epistola a Cangrande della Scala, nella quale Dante invia e dedica il I canto del Paradiso al signore di Verona, descrivendo la struttura, il contenuto e le finalità del poema.

Le Egloghe, composte tra il 1319 e il 1320 a Ravenna, sono due componimenti bucolici inviati in risposta a Giovanni Del Virgilio, grammatico dell’Università di Bologna che aveva rimproverato il poeta per aver usato il volgare nella Commedia.

Nelle Rime confluiscono le liriche giovanili di scuola guittoniana; le poesie ispirate allo Stilnovismo; le rime nove; le rime dottrinali; la poesia comico-realistica dei tre sonetti della tenzone con Forese; le rime petrose, scritte con uno stile aspro e dedicate a una donna indifferente e crudele e le rime scritte dopo l’esilio. Le rime per la donna Petra furono scritte tra il 1296 e il 1298. Le quattro canzoni sono incentrate su un amore sofferto e  non corrisposto verso una donna misteriosa, ribattezzata Petra per la sua insensibilità. Le rime dottrinali celebrano nuovamente la figura femminile, una donna a metà tra donna pietosa e gentile.

La Divina Commedia: il poema che consacrò Dante sommo poeta

La Divina Commedia, tra i libri di Dante Alighieri, è l’opera più conosciuta. L’aggettivo Divina venne attribuito alla Commedia da Boccaccio. Il poema fu scritto in volgare fiorentino per raggiungere un pubblico vasto e diffondere la lingua letteraria fiorentina come degno sostituto del latino. Il viaggio nell’oltretomba si svolge in 3 cantiche e ha inizio con l’Inferno, scritto intorno al 1306-1307; seguito dal Purgatorio, datato 1316 e dal Paradiso, composto tra il 1316 e il 1321, per un totale di 100 canti e 14.233 versi endecasillabi. Nei primi due regni Dante è accompagnato dal poeta latino Virgilio, mentre nel Paradiso sarà Beatrice a fargli da guida.

Nel poema ritornano il numero 3, simbolo della trinità, e il 10, che incarna la perfezione. Lo stile dell’Inferno è più drammatico, mentre nel Purgatorio si fa più elegiaco. Nel Paradiso il tono si fa profetico e Dante raggiunge una sorta di catarsi per aver portato a termine la sua missione: indicare all’uomo la via per redimersi dal peccato attraverso la conoscenza delle debolezze umane. Un percorso di purificazione che vedrà protagonista lo stesso Dante. La Divina Commedia ebbe subito grande successo, consacrando Dante come il sommo poeta.

Fonti | Giorgio Petrocchi, Vita di Dante; Letteratura italiana. Dalle origini al Trecento. Dante, Petrarca, Boccaccio, Garzanti; Museo Casa di Dante
Foto | Domenico di Michelino – Jastrow




Paola Pagliaro

 
Paola Pagliaro è nata a Cosenza e vive a Pavia. Dottoressa in lingue e culture moderne, è appassionata di psicologia, ecologia, letterature comparate e semiotica. Il suo motto è "Si conosce solo ciò che si ama" (Sant'Agostino). Per diversi anni ha collaborato come redattrice e coordinatrice con varie testate di nanopublishing, oggi si occupa della cura dei contenuti del suo portale di approfondimento, Minformo.it, di Salus, il blog di PharmaTruck e della gestione di canali social.