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Posted 25 Settembre 2015 by Natale Fioretto in Mondolibri
 
 

Intervista a Carmen Giorgetti Cima, traduttrice (tra l’altro) di Stieg Larsson

Carmen Giorgetti Cima

Carmen Giorgetti Cima

Nota da anni agli estimatori e appassionati, la letteratura svedese ha conosciuto una vasta diffusione in Italia grazie all’opera meritoria di una casa editrice come Iperborea che ha come scopo principale quello di propagare la conoscenza delle “appartate” letterature nordiche portatrici di grande originalità.

Tuttavia recentemente la letteratura svedese si è aperta al mondo, diciamo così, grazie ai gialli e a testi celeberrimi come quelli di Stieg Larsson, ma anche quelli di Camilla Läckberg (pubblicati entrambi da Marsilio), senza dimenticare l’importanza che ha avuto la poesia con Tomas Tranströmer, Premio Nobel per la letteratura nel 2011.

Per entrare un po’ meglio nell’argomento “letteratura svedese” abbiamo posto qualche domanda a Carmen Giorgetti Cima che, tra le altre cose, ha tradotto in Italia la trilogia Millennium di Stieg Larsson (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco, La regina dei castelli di carta).

Traduce da anni, cosa la affascina del suo essere “artigiana” della comunicazione?
Sono tanti gli aspetti del mio lavoro che mi affascinano. Al primo posto metterei l’aspetto creativo. La traduzione letteraria e tutt’altro che un passaggio “meccanico” da una lingua all’altra – non basta insomma avere a disposizione qualche buon dizionario. Occorre entrare in sintonia con il testo, per diventarne a tutti gli effetti “coautore” – il che significa comprendere le motivazioni dell’Autore, come ha lavorato, qual è il “suo” linguaggio. Poi c’è anche un lavoro di identificazione con i personaggi, per capire chi sono, come si muovono, come si esprimono, e riportarlo al meglio nella traduzione. In un certo senso è un po’ come diventare un attore che interpreta tutte le parti di un film, e ne cura anche la regia!

Svezia e Italia condividono uno stesso retroterra culturale, tuttavia è nelle differenze che possiamo identificare originalità e valore delle singole culture: a suo parere cosa caratterizza la cultura svedese rendendola unica e interessante?
Le differenze fra Svezia e Italia sono molte, legate alla distanza geografica, linguistica e culturale. Certo, oggi con la globalizzazione sono differenze che pesano sempre meno nei testi letterari, che fino a pochi decenni fa avevano certamente un’impronta più ‘caratteristica’ – per esempio una marcata presenza dell’elemento naturale (la Svezia è molto meno densamente popolata dell’Italia e questo ha un suo impatto sulla visione del mondo), o un interesse largamente diffuso per le questioni morali (eredità luterana che un paese fondamentalmente laico continua comunque a portarsi appresso).

Cosa la lega all’opera di Stieg Larsson e in cosa si identifica, se di identificazione si può parlare?
Sono legata alla Trilogia anzitutto da un motivo “emozionale”: quando la lessi, nella primavera del 2005 (il primo volume sarebbe uscito in Svezia nell’agosto di quell’anno) rimasi colpita – oltre che dalla forza prorompente dei romanzi – dal fatto che l’Autore, mio coetaneo, fosse morto senza nemmeno vederli pubblicati. Decisi che volevo fare la mia parte per farli conoscere, e così feci. Quindi, a parte l’identificazione di cui parlavo sopra (straordinario soprattutto calarsi in un personaggio come Lisbeth Salander!) c’era anche una speciale identificazione in Larsson stesso, nel suo progetto, nel suo sogno.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato per rendere di facile comprensione per il lettore italiano medio la lingua di Larsson?
Tradurre Larsson non mi ha comportato nessuna particolare difficoltà. La sua Trilogia è un’opera molto “internazionale” anche sotto il profilo linguistico (del resto, nella sua professione di giornalista d’indagine Larsson era ovviamente abituato a utilizzare un linguaggio “internazionale”) – e questo spiega il successo planetario che ha avuto. Per gli aspetti più tecnici, ho avuto la fortuna di poter contare sulla competente consulenza di un figlio esperto informatico.

A parte la diffusione della letteratura gialla, secondo lei, ci sono ambiti letterari svedesi che potrebbero far presa sui lettori italiani?
Vorrei ricordare che gialli, polizieschi e thriller sono arrivati in Italia quando la letteratura svedese non di genere era già solidamente nota – pensiamo solo a tutti i grandi scrittori pubblicati da una casa editrice specializzata come Iperborea, ormai presente con successo sul mercato dal 1988. Scrittori che continuano ad avere un loro pubblico fedele. Io stessa, che traduco da quasi quarant’anni, ho affrontato solo marginalmente letteratura di genere (e soprattutto come conseguenza dell’effetto-Larsson) e continuo a occuparmi (direi, di preferenza) di narrativa più tradizionale.




Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.