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Posted 12 Ottobre 2015 by Patrizia Violi in Premi letterari
 
 

Svetlana Alexievich, Nobel per la letteratura 2015, un profilo

Svetlana Alexievich

Svetlana Alexievich, Premio Nobel per la Letteratura 2015

Svetlana Alexievich finalmente ce l’ha fatta ad aggiudicarsi il Nobel per la letteratura. Cronista speciale della storia dell’Unione Sovietica dalla seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, acuta e spietata osservatrice degli effetti del postcomunismo, questa autrice è nata nel 1948, da madre ucraina e padre bielorusso entrambi insegnanti rurali, a Ivano Frankivs’k, un paese della Bielorussia.

Svetlana Alexievich ha iniziato la sua carriera lavorando come giornalista e poi, come naturale evoluzione del suo impegno, ha sentito l’esigenza di denunciare i lati più oscuri della storia del suo Paese. Il suo libro più recente, su cui ha lavorato per tredici anni e che le ha fatto vincere il prestigioso premio dell’Accademia svedese, è Il tempo di seconda mano, la vita in Russia dopo il crollo del comunismo. Svetlana Alexievich, nel suo metodo di scrittura si ispira a Dostoeveskij: “Ciascuno grida la propria verità”. Infatti la sua tecnica narrativa è sempre quella del racconto, della testimonianza. I romanzi sono corali, intrecciano le voci dei protagonisti degli eventi raccontati. Uniti con uno stile di scrittura intenso e struggente, puntano dritti al cuore: commuovono, turbano e scioccano, raccontando verità scomode e vergognose. Le testimonianze arrivano dalla gente della strada, dai militanti, dagli studenti, dalle casalinghe, dai ragazzi, dai vecchi.

Da tutti quelli che non hanno più voglia di tacere. Di nascondersi dietro alle menzogne della banalità. Da chi non ha paura di svelare finalmente la propria anima, chi non si vergogna della sofferenza.

La scrittrice, che ho incontrato lo scorso anno a Milano in una conferenza stampa per presentare l’edizione italiana de Il tempo di seconda mano, aveva raccontato dell’ideologia della guerra che da sempre pervade lo spirito dei suoi connazionali, che ancora oggi viene predicato nelle scuole. Anche in quelle dell’infanzia, a Minsk, dove accompagnava alla mattina la sua nipotina.

Putin, che ha l’87% del consenso della popolazione, esalta l’idea del grande stato sovietico, della vastità del territorio, dell’importanza delle risorse e dell’orgoglio di essere russi e di difendere la Patria. C’è propaganda continua alla televisione e nei giornali di Stato. Mentre quelli dell’opposizione sono praticamente inesistenti, si trovano solo nelle grandi città.

Svetlana Alexievich invece nei suoi libri ha denunciato i danni che le guerre hanno lasciato sul campo, nella psicologia e delle persone. Ha dato voce ai sopravvissuti, gli spettatori e i reduci degli orrori.

Non è stato facile far parlare le persone, perché avevano paura. Ci sono volute tante giornate intere per arrivare al loro cuore. Per questo la mia opera di descrizione dell’uomo russo, è così lenta, va avanti da trent’anni.

I libri di Svetlana Alexievich

Un lavoro coraggioso, onesto e tenace che ha fatto conoscere, stimare e apprezzare Svetlana Alexievich. Le sue opere hanno avuto successo in tutto il mondo, sono studiate e tradotte in quaranta paesi. Il primo romanzo uscito nel’85, La guerra non ha volto di donna (in uscita per Bompiani), sulle donne sovietiche al fronte durante la seconda guerra mondiale, suscitò molte polemiche e rimase bloccato due anni prima di essere pubblicato. Ma l’autrice, non si perse d’animo e continuò a scavare e denunciare il lato meno nobile della realtà sovietica. Arrivò così Preghiera per Chernobyl (edizioni E/O), straziante documento sulla vita dei reduci del disastro nucleare, sui danni collaterali e sul dramma delle loro famiglie. Poi I ragazzi di zinco (edizioni E/O), sulle vittime dell’invasione russa in Afganistan. Il titolo è ispirato dal materiale delle bare in cui i corpi vengono riportati a casa. Questo libro fece scalpore e l’autrice cominciò a essere considerata molto scomoda. Sospettata di essere addirittura un’agente della CIA dal presidente bielorusso Lukaschenko, tanto che fu costretta trasferirsi a Parigi. Ma le intimidazioni non riuscirono a fermare lo spirito dell’Alexievich che sfornò un nuovo scomodo romanzo: Incantati dalla morte (edizioni E/O), sui troppi suicidi dovuti al crollo dell’unione dell’URSS. Non faceva sconti raccontando la realtà del proprio Paese:

Oggi l’uomo russo ha perso l’equilibrio. La Perestroyka, è considerata dalla maggioranza un errore gravissimo, una disgrazia. Si sogna un ritorno alla grande potenza, escono un sacco di biografie di Stalin, rivalutato come statista. Mentre Putin sta chiudendo i musei dei lager, vuole cancellare la memoria.

Ora dopo dodici anni di esilio in Europa, la scrittrice Svetlana Alexievich è tornata a vivere a Minsk e anche se confidava che la maggior parte dei suoi concittadini, quelli della classe media, vorrebbero emigrare, e non possono permetterselo. Ma lei è contenta di essere tornata.

Non ho paura. Perché per raccontare le mie storie devo essere sul territorio, testimone dei cambiamenti che così rapidamente stravolgono il Paese. Voglio continuare a denunciare il male. È un dovere. Se il mondo smette di farlo perde la propria umanità. Dobbiamo vigilare perché questo non succeda!

Foto | Di Elke Wetzig (Opera propria) [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.