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Posted giovedì, 22 ottobre 2015 by Natale Fioretto in Poesia e dintorni
 
 

Il proemio: cos’è e come è strutturato

Cos'è il proemio? Quale la sua struttura?

Cos’è il proemio? Quale la sua struttura?

Il proemio è la parte introduttiva di un’opera, come anche di un poema, di un discorso, di un’orazione. Può anche significare premessa, preambolo, ma con proemio si intende solitamente la parte iniziale di un’opera epica: del resto l’etimologia del termine proemio è chiara. Proemio, infatti, deriva dal latino prooemium che, a sua volta, viene dal greco προοίμιον, composto da πρό che vuol dire «avanti» e da οἶμος «strada» ma anche «canto, melodia»: quindi il proemio è ciò che introduce un canto, una melodia, una poesia.

Il proemio ha uno scopo duplice: serve da introduzione a tutto il poema epico e riassume in poche parole quanto segue, mettendo in evidenza quello che sta a cuore al poeta.

In genere il proemio è strutturato nel seguente modo: invocazione alla Musa che funge da ispiratrice, la protasi (vale a dire il riassunto o la presentazione della vicenda che poi sarà sviluppata nell’opera) e l’indicazione dell’oggetto del proemio stesso. Non si tratta di una struttura fissa e, come è facilmente immaginabile, cambia nel corso del tempo. Nel poema epico-cavalleresco, per esempio, abbiamo la presenza di una dedica (Orlando furioso è dedicato a Ippolito d’Este, Gerusalemme liberata ad Alfonso II d’Este).

Alcuni esempi di proemio

Vediamo qualche esempio di proemio, almeno gli incipit. Così inizia l’Iliade secondo la traduzione di Vincenzo Monti:

Cantami, o diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

Il proemio dell’Odissea nella traduzione di Salvatore Quasimodo è il seguente:

Narrami, o Musa, l’uomo dall’agile mente che a lungo andò vagando, poi che cadde Troia, la forte città, e di molte genti vide le terre e conobbe la natura dell’anima, e molti dolori patì nel suo cuore lungo le vie del mare, lottando per tornare in patria coi compagni, che per loro follia (come simili a fanciulli!), non poté sottrarre alla morte, poi che mangiarono i buoi del Sole, figlio del cielo, che tolse loro il tempo del ritorno. Questo narrami, o dea, figlia di Zeus, e comincia di dove tu vuoi. Già i superstiti scampati alla morte violenta erano in patria, lontani dalla guerra e dal mare: lui solo sospirava il ritorno e la sua donna nelle grotte profonde di Calipso, divina fra le dee, la ninfa ansiosa di averlo suo sposo. E quando col volgere degli anni ,per volere dei numi, giunse il tempo del ritorno ad Itaca, anche là, fra i suoi cari, non finirono le pene. Pietà di lui sentivano gli dei, ma solo Poseidone restò fermo nell’ira contro il divino Odisseo, fino al giorno del suo arrivo in patria.

Annibal Caro in tal modo traduce il premio dell’Eneide:

L’armi canto e ‘l valor del grand’eroe
che pria da Troia, per destino, a i liti
d’Italia e di Lavinio errando venne;
e quanto errò, quanto sofferse, in quanti
e di terra e di mar perigli incorse,
come il traea l’insuperabil forza
del cielo, e di Giunon l’ira tenace;
e con che dura e sanguinosa guerra
fondò la sua cittade, e gli suoi dei
ripose in Lazio: onde cotanto crebbe
il nome de’ Latini, il regno d’Alba,
e le mura e l’imperio alto di Roma.

Passando ai due maggiori poemi cavallereschi della letteratura italiano, così è il proemio dell’Orlando furioso:

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

E concludiamo con Gerusalemme liberata di Tasso:

Canto l’arme pietose e ‘l capitano
che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ‘l senno e con la mano,
molto soffrì nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il ciel gli diè favore, e sotto ai santi
segni ridusse i suoi compagni erranti

Via | TreccaniWikipedia




Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.