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Posted martedì, 27 Ottobre 2015 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Sette libri scritti da Pasolini

Libri scritti da Pasolini

Alcuni libri scritti da Pasolini

Pier Paolo Pasolini è stato un autore molto prolifico e importante tanto che il critico letterario statunitense Harold Bloom ha ritenuto opportuno inserirlo nel Canone Occidentale. I libri scritti da Pasolini sono di vario genere: poesia, narrativa, sceneggiature, teatro, traduzioni, saggistica, dialoghi con i lettori, articoli e via dicendo.

Tra i vari libri scritti da Pier Paolo Pasolini ne abbiamo selezionati sette: si tratta di una scelta parziale, ma è pur sempre un modo per iniziare a leggere PPP, soprattutto se non lo si conosce.

Sette libri scritti da Pasolini

Il nostro elenco di libri scritti da Pasolini comprende testi pubblicati quando lui era in vita e anche due libri postumi.

  • Ragazzi di vita (1955): il Riccetto, il Caciotta, il Lenzetta, il Begalone, Alduccio e altri sono giovanissimi sottoproletari romani. Sciamano dalle borgate della Roma anni Cinquanta verso il centro, in un itinerario picaresco fatto di eventi comici, tragici, grotteschi. Alternano una violenza gratuita a una generosità patetica: Riccetto salva una rondine che stava per annegare ma non potrà far nulla dinanzi al piccolo Genesio trascinato via dalla corrente dell’Aniene; Agnolo e Oberdan assistono Marcello agonizzante, rimasto travolto dal crollo della sua scuola. La Roma monumentale e quella della speculazione edilizia sono lo spazio contraddittorio in cui avviene questa sorta di rito iniziatico di una giornata dei “ragazzi di vita”.
  • Le ceneri di Gramsci (1957): gli undici poemetti che compongono la raccolta pubblicati in volume per la prima volta nel 1957, in un momento particolarmente delicato per la cultura di sinistra, a un anno di distanza dalla condanna di Stalin al XX Congresso del Partito Comunista Sovietico e dalla drammatica invasione dell’Ungheria. Ebbero un successo di vendite insolito per un libro di poesia e provocarono accese discussioni tra i critici.
  • L’odore dell’India (1962): nel 1961, in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante, Pasolini si reca per la prima volta in India. Pasolini si aggira attento nella realtà caotica del subcontinente indiano, osservando i gesti e le movenze della gente, seguendo i colori dei paesaggi e soprattutto l’odore della vita. L’incanto di una terra ammaliante e l’orrore dell’esistenza che vi si conduce ci vengono restituiti dalla sua curiosità sensibile alle condizioni sociali, ma soprattutto con l’originalità della sua visione.
  • Poesia in forma di rosa (1964): Pasolini sceglie per questa raccolta, vero e proprio romanzo autobiografico in versi, non un’architettura che ne organizzi le esperienze ma un andamento diaristico che “racconta punto per punto i progressi del mio pensiero e del mio umore” in quegli anni. Si alternano così diversi registri e forme espressive, immagini ora immobili ora febbrili, sequenze fredde e ironiche. È in questo dono, o forse groviglio, che si condensano la forza e l’attrazione di Pier Paolo Pasolini.
  • Scritti corsari (1975) è una raccolta di articoli che Pier Paolo Pasolini pubblicò sul Corriere della Sera, Tempo illustrato, Il Mondo, Nuova generazione e Paese Sera, tra il 1973 ed il 1975 e che comprende una sezione di documenti allegati, redatti da vari autori.
  • Lettere luterane (1976, postumo): nell’ultimo anno della sua vita Pasolini condusse, dalle colonne del Corriere della Sera e del Mondo, una rovente requisitoria contro l’Italia che vedeva intorno, “distrutta esattamente come l’Italia del 1945”. Partendo dall’analisi delle mutazioni culturali, Pasolini rintracciava i segni di un inarrestabile degrado: la crisi dei valori umanistici e popolari; le lusinghe del consumismo, più forte e corruttore di qualsiasi altro potere; le distruzioni operate dalla classe politica; una invincibile e generalizzata “ansia di conformismo”; le mistificazioni di certi intellettuali autoproclamatisi progressisti. Non è vero che la Storia va sempre avanti: l’individuo e la società possono regredire.
  • Petrolio (incompiuto, pubblicato postumo nel 1992): iniziato durante i primi anni Settanta, durante le crisi petrolifera mondiale, e portato avanti fino alla morte, nel novembre 1975, è un gigantesco frammento di quello che avrebbe dovuto essere un romanzo-monstruum di circa duemila pagine. Di Petrolio sono rimaste 522 pagine organizzate in Appunti numerati progressivamente, che si configurano in un insieme di frammenti più o meno estesi e di soli titoli. Risulta da questi frammenti una disperata archeologia umana, un’esplorazione dei misteri della sessualità e insieme uno spaccato dell’Italia del boom tra oscuri complotti di potere e stragi di stato rimaste impunite.



Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.