0
Posted venerdì, 18 dicembre 2015 by Davide Meldolesi in Poesia e dintorni
 
 

Poesia in musica: Francesco Benozzo trovatore d’avanguardia

Francesco Benozzo con l'arpa

Francesco Benozzo con l’arpa in studio di registrazione

Poeta e filologo (proprio come Giosuè Carducci, su cui ha dato alle stampe in questi giorni un libro “rivoluzionario” che mette in luce l’indole anarchica e irruenta del “poeta di Satana”) Francesco Benozzo è anche un musicista e un cantautore, attività per le quali è tra l’altro più noto e “popolare”. Non a caso la sua recente candidatura al Nobel si riferisce anche alla dimensione orale, performativa e cantata della sua poesia.

Proprio in questi giorni è in studio a registrare un nuovo CD, “L’inverno necessario”, che è annunciato in uscita a febbraio.

Come cantautore e arpista (suona l’arpa celtica e l’arpa bardica popolare) Francesco Benozzo ha realizzato sette album, prodotti in Italia, Gran Bretagna e Danimarca, e presentati in diversi festival internazionali, tra cui, di recente, al “Summartonar” danese (edizioni 2011 e 2013) e al festival Folk “Tradicionarius” di Barcellona (2013), dove ha rappresentato la “musica folk d’autore italiana. Vincitore nel 2004 di una menzione speciale della critica ai “Folk Awards” di Edimburgo, nel 2010 è stato finalista al Premio Tenco. Ha vinto per due volte il Premio Nazionale Giovanna Daffini per la musica: nel 2013 e nel 2015. Si è esibito in importanti teatri nazionali, quali il Millenium Theatre di Cardiff, la O’Rehally Hall di Dublino, Il il Pazo da Cultura di Santiago de Compostela, il Teatro Municipal di Madeira, il Teatro Nacional de Cataluña di Barcellona e la Nordic House di Tórshavn. Per dieci anni ha diretto e curato il festival di musica etnica “Arcipelaghi sonori”, uno dei più importanti eventi di musica tradizionale in Italia, che egli stesso ha ideato e creato nel 2002, e che ha abbandonato nel 2012 dopo aver portato la manifestazione a ottenere il bollino nazionale di “Meraviglia Italiana”.

Francesco Benozzo musicista

La sua storia di musicista inizia in Galles: nel 2000 incide In’tla piöla presso la casa discografica Sain Records: l’album (che fa seguito al disco Carte di mare, sempre del 2000, realizzato in Italia con Matteo Meschiari, e incentrato su narrazioni in prosa e poesia in cui si intrecciano voce recitante e arpa) è interamente composto nel dialetto appenninico di Fanano, al quale si affiancano lingue del nord Europa celtico (gallese, cornico, bretone, mannese, gaelico), e viene presentato in un live alla BBC Wales nel gennaio del 2002 insieme al chitarrista bretone Laurent Moal e al polistrumentista gallese Elwyn Williams, che ne è anche il principale arrangiatore. Alla post-produzione partecipa anche John Cale, la “spalla” di Lou Reed nei Velvet Underground, che già in precedenza aveva prodotto un album dell’arpista bretone Alan Stivell e che, in quanto “curious Welshman” – come ama definirsi –, ha saltuariamente partecipato anche in passato alla produzione musicale di artisti gallesi.

Sempre in Galles incide nel 2003 Llyfr Taliesin, che verrà prodotto in Italia l’anno successivo dalla label Frame Events di Bergamo, nel quale mette in musica alcuni poemi del bardo gallese Taliesin (VI secolo), lasciando la sonorità di arpa e chitarra e introducendo il basso elettrico di Han B. Jones e le percussioni di Peter Busse.

Dopo un disco live del 2005 (Francesco Benozzo, Live a Verona, Verona, Fondazione Campostrini) torna in studio nel 2008, ed esce nel 2009 con Terracqueo, prodotto dalla Tutl Records danese , nel quale restano solamente l’arpa e la voce, in un tributo alle terre appenniniche fatto di brani d’autore e brani tradizionali, e dove Benozzo è affiancato in cinque canzoni dalla cantante Maddalena Scagnelli, creatrice e animatrice del di musica gruppo tradizionale Enerbia: il disco, che arriverà alle finali del Premio Tenco, viene giudicato “Best album of the Month” (maggio 2009) dalla rivista statunitense “RootsWorld”.

Sempre la Tutl Records produce nel 2013 Libertà l’è morta, realizzato insieme al polistrumentista Fabio Bonvicini (organetto, piffero, flauti, ocarina, piva emiliana, percussioni), che contamina e ricrea brani della tradizione popolare anarchica e libertaria italiana di fine Ottocento.

Nel 2013 esce Trema la terra, un CD che affianca la fiaba omonima di Manuela Monari, scritta per i bambini del territorio modenese colpito dal terremoto del 2012: l’opera, edita dall’editore ArteBambini e distribuita in tutte le scuole della Provincia di Modena, viene presentata all’edizione 2014 del Bologna Book Fair e ottiene una menzione speciale al Premio Andersen.

Nel 2014 pubblica Ponte del diavolo per l’etichetta RadiciMusic di Arezzo, ancora in collaborazione con Fabio Bonvicini: il disco è un’antologia di venti brani rimasterizzati, tra i quali due inediti, che attingono al repertorio della tradizione contro la guerra (Sento il fischio del vapore e Fuoco e mitragliatrici).

Tra le collaborazioni, oltre a quella con Fabio Bonvicini, culminata in una tournée canadese dello scorso novembre, segnalo quella con Bernardo Lanzetti, fondatore della PFM, con il quale ha “eseguito” il poema Onirico geologico al “Parma Poesia Festival” in una versione avanguardistica e sperimentale. Ha poi inciso un brano nell’album gallese Y gwir yn erbyn y bydh (“La verità in faccia al mondo”), realizzato nel 2006 con i maggiori artisti gallesi in difesa della lingua gallese, e compare come ospite in cd di altri gruppi, tra cui la rock band gallese Bob Delyn A’r Ebillion, gli Enerbia (un suo brano è incluso nel cd La rosa e la viola del 2009) e Pivenelsacco (nel loro CD Centorami del 2011 canta una ballata antico-inglese, affiancando alle modalità del canto medievale una performance in stile Pogues). Nel 2007 ha dato vita al progetto Mistic World Trio, esibendosi in concerto con il sassofonista Max Marmiroli e con il percussionista Luciano Bosi (in repertorio brani di Vangelis, Lou Reed e Kitaro). Sempre con Luciano Bosi ha poi riproposto alcuni brani tradizionali appenninici e scoto-irlandesi riarrangiati per arpa e percussioni etniche: questo duo si è esibito in diverse occasioni, tra cui, nel dicembre del 2008, il concerto “L’arpa e il tamburo” al Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia. Negli anni 2014 e 2015 ha collaborato con i Fratelli Mancuso e Fabio Bonvicini alla realizzazione di un concerto dal titolo Un Requiem Laico, la cui prima nazionale si è tenuta all’ex Campo di concentramento di Fossoli, in provincia di Modena, il 25 aprile 2015.

Alcune canzoni di Francesco Benozzo altrimenti inedite compaiono in compilation quali Sons de la Mediterranía (Barcellona, SDM, 2013) o il recente Musiques du monde: Italie (Paris, Harmonia Mundi, 2014).

Le recensioni alla sua musica mettono in luce specialmente la combinazione di tradizione antica e avanguardia cantautoriale. La rivista World Music Magazine parla di lui come di un artista “semplice e potente, che ricorda le ballate di Leonard Cohen e i primi lavori di Peter Hammill”; secondo RootsWorld, Francesco Benozzo è “un moderno trovatore in grado di connettere luoghi e tradizioni distanti in una struttura aperta e anarchica”; mentre per The Living Tradition, egli “si stacca nettamente dalla ciurma sempre più chiassosa e accidentale dei musicisti neofolk, e va considerato come uno dei più originali e creativi interpreti della world music d’autore contemporanea”.




Davide Meldolesi