0
Posted venerdì, 18 Dicembre 2015 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Poesie di Natale non religiose

Poesie di Natale non religiose

Poesie di Natale non religiose

Il Natale, come ben sappiamo, celebra la nascita di Gesù, a Betlemme, come ci viene tramandata dai vangeli. Se nel corso degli anni questa festa ha riscosso sempre più successo, è anche vero che si è andata piano piano laicizzando per cui oggi ci troviamo quasi a festeggiare due Natali: quello religioso e quello laico. A volte le due visioni del Natale sono intrecciate, altre volte ben separate.

Questo modo di vedere la festa è anche testimoniato da diverse poesie di Natale non religiose che vanno di pari passo con le poesie di Natale più classiche, che forse ci sono più note. Non si creda che le poesie di Natale non religiose siano una novità di questi ultimi anni: lo spirito dei poeti è spesso indipendente e anche nel passato hanno espresso liberamente il proprio punto di vista laico.

A seguire, quindi, una selezione di poesie di Natale non religiose scritte da diversi poeti tanto italiani quanto stranieri.

Dieci poesie di Natale non religiose

Il poeta sardo Sebastiano Satta (1867-1914) nella sua raccolta Canti barbarcini ha una poesia dal titolo I banditi in cui evidenzia come lo spirito del Natale manchi praticamente a tutti:

Incappucciati, foschi, a passo lento
tre banditi scendevano la strada
deserta e grigia tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d’argento.

Non rumori di madre o voci, il vento
agitava per l’algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.

O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane:

e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e all’allegria
del ceppo, nelle loro case lontane.

Hans Carossa (1878-1956), scrittore e poeta tedesco, nella poesia Per un bimbo (traduzione in italiano di Diego Valeri) racconta dell’attesa della nascita:

Nevicò su la casa di tua madre,
ed essa ancora non sapeva nulla
di te, nulla, nemmeno con quali occhi
la guarderesti.

Sovente lungo il giorno ella moveva
timorosa così come se un male
da te la minacciasse, eppur tendeva
la sua debole mano sul tuo sangue,
per tua difesa.

Come il torbo mattino adduce il sole,
ella trasse dal buio la tua sorte.
Ancora tu non era su la terra,
e dovunque già eri.

Continuiamo il nostro tour di poesie di Natale non religiose e giungiamo a Eugenio Montale (1896-1981; Nobel per la letteratura 1975) che nella raccolta La bufera e altro (1956) scrive Di un Natale metropolitano su come si vive il Natale laico a Londra:

Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergère fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguiti
sui gradini automatici che ti slittano in giù…

Alfonso Gatto (1909-1976) ci porta a Venezia, nel celebre caffè Florian, con la poesia Natale al caffè Florian:

La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.

Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.

Il toscano Piero Bigongiari (1914-1997) ne Il Natale si sofferma sui ricordi natalizi:

Miei mirabili fumi, che correte sui tetti,
azzurri per l’inverno, senza dolore,
un sole tra le nubi annuncia sullo schermo
della terra che è nato, come allora, un uomo.

Miei mirabili fumi che sfumate pel cuore
il ricordo della terra, anche un altro ricordo
si nutre di dolore per salire al cielo:
penso alla fiamma, al ciocco che si spezza

per liberarla; nel cuore non una brezza
s’agita per alzarla come in lenta palude
dove il passo affonda dell’ebbro che vede,
è l’alta febbre, tra le canne il mare.

Giuseppe Rosato (1932) si fa portavoce di quanti vedono nel Natale un giorno come tanti altri. Ecco la sua poesia Un Natale:

Un silenzio. Lontano
un suono incappucciato di campana.
Qualcosa m’ha svegliato? Un silenzio
di neve. Nevica? È Natale?
… Sta nevicando, sì, vieni a vedere.
Nevica a cielo aperto…
Ma la voce
che sento è d’altro tempo,
d’altro tempo ogni altra che tace.
È Natale o un qualunque altro mattino?
Il giorno sale e non vuole farsi giorno,
il silenzio è senza fine.

Si pone una domanda particolare Vivian Lamarque (1946) nella poesia Camposanto che, nonostante il titolo, ha a che fare con il Natale:

La ne-ve
la ne-ve
bisbigliano i morti
la neve d’infanzia
la neve imbianchina
medicava il cuore
e la sua spina.

(fa rima natale
anche con male?)

Natale di Paolo Ruffilli (1949) risuona delle parole che troviamo nel celebre inizio del vangelo secondo Giovanni (In principio era il Verbo…):

Emerge su dal fondo,
esonda la parola
a rompere il silenzio
e a pronunciare al mondo
ciò che aspetta
ancora nell’assenza,
ciò che fluttua
nell’andare più indistinto
ancora lì senza
la forma né i contorni
e che di colpo cessa
di essere in procinto
e si fa vivo da incolore,
si assume e circoscrive
come contenuto
del suo contenitore.

Valerio Magrelli (1957) scrive la poesia Natale, credo, scada il bollino blu in cui l’angoscia delle scadenze e dei pagamenti che ci sono a ridosso delle festività esplode in tutta la sua potenza:

Natale, credo, scada il bollino blu
del motorino, il canone URAR TV,
poi l’ICI e in più il secondo
acconto IRPEF – o era INRI?
La password, il codice utente, PIN e PUK
sono le nostre dolcissime metastasi.
Ciò è bene, perché io amo i contributi,
l’anestesia, l’anagrafe telematica,
ma sento che qualcosa è andato perso
e insieme che il dolore mi è rimasto
mentre mi prende acuta nostalgia
per una forma di vita estinta: la mia.

Concludiamo la nostra selezione di poesie di Natale non religiose con Notte di vigilia, testo di Brunella Pelizza (1973) che si muove tra i ricordi personali e il presente:

In questa notte da piccola fiammiferaia
accendo un cerino dei ricordi.
E affiora il mio Natale di bambina
– tra lo specchio e il lavandino –
ricciolo del passato sfuggito
ad ogni oblio.
Tra torroni, susamielli e roccocò
si affaccia il nonno mio baffone,
che appare sorridente nella luce
della festa a lui più cara.

Ma presto si consuma il mio lumino.
Esile sfoca la breve epifania
e precipita il presente in una data
dove la fine si apre nel principio,
che questa notte nera schiara.

Altre poesie di Natale non religiose

Su GraphoMania trovate anche altre poesie di Natale non religiose:

Via | Natale in poesia. Antologia dal IV al XX secolo e L’ombra della stella. Il Natale dei poeti d’oggi
Foto | Pexels




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.