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Posted martedì, 19 Gennaio 2016 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Decameron: struttura e temi dell’opera di Giovanni Boccaccio

Raffaello Sorbi, Decameron, olio su tela – 1876

Raffaello Sorbi, Decameron, olio su tela – 1876

Tra i tesori della lingua italiana figura il Decameron, l’opera narrativa di Giovanni Boccaccio (1313-1375) che contiene cento novelle e che spesso è stata accusata di licenziosità ma che, a ben guardare “è il libro che ha fondato la cultura laica italiana, autonoma da quella religiosa: un’esigenza oggi primaria, in un paese in cui pullulano anatemi papali, teodem e teocon” per citare Daniele Luttazzi.

Struttura del Decameron

Decameron, cioè Libro delle dieci giornate, è un titolo ricalcato su quello analogo di trattati medievali intorno alla creazione del mondo, come per esempio Exameron; la forma tradizionale del titolo del libro è Decamerone e, come è noto, è una raccolta di novelle di Giovanni Boccaccio.

La stesura, pur se anticipazioni si colgono nelle opere giovanili e qualche novella potrebbe essere stata composta in altri periodi, si colloca tra gli anni 1349 e 1351. Il Decameron si compone di un proemio, di una introduzione e di cento novelle, divise in dieci «giornate», intercalate da dieci ballate e collegate da una cornice narrativa. Giovanni Boccaccio immagina che durante la peste del 1358 si incontrino in Santa Maria Novella sette fanciulle e tre giovani e decidano, per sfuggire il contagio, di rifugiarsi in una villa nei dintorni di Firenze. Qui, tra gli altri passatempi, decidono di narrare ogni giorno, sotto la direzione di un re o regina della giornata, una novella ciascuno. Il primo e il nono giorno l’argomento è libero, gli altri giorni ci si deve attenere a un tema fissato in precedenza dal re.

I temi del Decameron

I temi del Decameron, in cui si è voluto vedere un disegno ideale che dispone la materia secondo un ordinato svolgimento, si compongono in un vasto affresco che coglie i più vari aspetti della vita umana, i casi della fortuna, la conquista di beni desiderati, amori a triste o lieto fine, affermazioni ottenute con prontezza d’ingegno, motti arguti, inganni, beffe e burle, magnanime imprese cavalleresche.

L’ampissima varietà dei casi narrati, cui si unisce quella straordinariamente estesa dei tipi umani che ne sono protagonisti, trova espressione in una altrettanto notevole ricchezza di toni narrativi, di moduli stilistici e scelte lessicali, e crea un mondo multiforme e diverso, ricondotto a unità nell’esile ma salda architettura della «cornice». Essa assume una sua precisa funzione e significato, determinando anche la disposizione dell’autore verso la sua materia che può coincidere con l’atteggiamento dei dieci narratori i quali – delineati come profili esemplari di diverse condizioni sentimentali – partecipano tutti, estraniati da ogni cura e preoccupazione quotidiana, di un’eccezionale condizione di grazie, che permette una franca libertà e spregiudicatezza di fronte alle più disparate esperienze umane, osservate con pacata serenità e alta e cordiale comprensione.

Il Decameron e il suo tempo

La larga partecipazione con cui il Boccaccio contempla le vicende e i personaggi delle sue novelle lascia così intravedere dietro di sé una prospettiva di vita raffinata e intelligente, vagheggiata come traguardo ideale in cui ben si riflettono le aspirazioni e le tendenze della società borghese della seconda metà del Trecento, che veniva assumendo le idealità e le norme di decoro e gentilezza della civiltà cavalleresca e cortese, adattandole alla realtà e alle esigenze della vita comunale e mercantile.

Allo spirito di questa società è legato anche quell’atteggiamento ottimistico e positivo, che esalta i valori terreni e mondani e induce a una aperta fede nelle capacità dell’uomo a dominare la realtà e se stesso, che la critica odierna sottolinea nel Boccaccio, indicandola come base della sua ardita e duttile accettazione delle vicende umane: così tutte le novelle – quelle più strettamente congeniali e solidali ai suoi ideali e quelle più estranee e lontane – trovano un proprio senso e valore profondo e si compongono, filtrate dal vigile impegno letterario, in una scrittura flessibile e vivace e insieme sostenuta e disciplinata secondo i modella della prosa d’arte latineggiante, nel variegato e realistico quadro di un’epoca.

In conclusione, il Decameron di Giovanni Boccaccio è un libro che merita di essere letto, al di là dei compiti scolastici che sviliscono un po’; perché “per chi trae diletto da una lingua viva e bella, leggere il Decameron non è dissimile dal vagare tra alberi in fiore e bagnarsi in acque purissime» (Hermann Hesse).

Via | Dizionario della letteratura italiana, a cura di Ettore Bonora
Foto | Raffaello Sorbi [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.