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Posted 27 Gennaio 2016 by Natale Fioretto in Grammatica
 
 

#SeRenzieVieneACasaMia: l’hashtag di Beppe Grillo è grammaticalmente sbagliato?

#SeRenzieVieneACasaMia

#SeRenzieVieneACasaMia o #SeRenzieVenisseACasaMia

Sta facendo discutere in rete un hashtag lanciato da Beppe Grillo. Leggiamo sul suo blog:

Cosa diresti al Bomba se venisse a casa tua? Mandagli un messaggio su Twitter con #SeRenzieVieneACasaMia o scrivilo nei commenti. Facciamogli conoscere la realtà quotidiana di milioni di italiani che non ne possono più del suo governo che pensa solo ai banchieri, ai parenti e ai migliori amici.

In rete si è scatenata una lunga discussione sul mancato uso del congiuntivo nell’hashtag e in molti hanno sottolineato che, grammaticalmente parlando, Beppe Grillo ha commesso un errore, in quanto l’hashtag dovrebbe essere #SeRenzieVenisseACasaMia. Siamo proprio sicuri che si tratti di un errore?

Si rischia sempre di fare i talebani della grammatica. Nel caso concreto ci si chiede se Beppe Grillo abbia o meno sbagliato esprimendo un periodo ipotetico con un indicativo al posto di un congiuntivo. Diciamo subito che non ci sono errori. L’unica annotazione da fare è su cosa egli abbia realmente in testa. Ma andiamo con ordine.

La lingua italiana riconosce tre tipi, secondo alcuni quattro, di periodo ipotetico, a seconda del maggiore o minore livello di “ipoteticità” che si vuole comunicare.

  • Siamo del tutto incerti sulla conseguenza di una eventuale causa? Allora sì, che è corretto usare il congiuntivo imperfetto: “Se piovesse, resterei a casa”; e qui il parlante sente molto irreale l’eventualità della pioggia.
  • Se pioverà, resterò a casa: siamo passati dal congiuntivo all’indicativo per esprimere un dubbio più che un’ipotesi. Ci sono moltissimi esempi a riguardo, ma il futuro in sé nasconde sempre un “forse”.
  • Se piove, resto a casa: sicuramente il cielo è nuvoloso, molto nuvoloso, la pioggia non è un’ipotesi, non è un dubbio ma viene sentita come estremamente probabile, ed ecco il presente indicativo.

I tre esempi che abbiamo portato presentano una grande simmetricità: congiuntivo imperfetto + condizionale presente; indicativo futuro + indicativo futuro; indicativo presente + indicativo presente. La realtà è molto più varia e piacevole, nel senso che i componenti possono essere mescolati tra di loro; ai puristi e ai talebani non fa piacere, ma questa è una realtà incontrovertibile.

Beppe Grillo, conseguentemente, almeno dal punto di vista formale, non ha commesso errori. Sappiamo benissimo che Grillo preferisce la variante più immediata della lingua a quella elaborata e se vogliamo elegante, ma questo poco ha a che fare con il De profundis che si vuole intonare per il congiuntivo.

Certo, anch’io avrei gioito della presenza di un congiuntivo, ma non mi sento particolarmente sconvolto dalla sua assenza, considerando lo stile dell’ex comico genovese. Una sola annotazione, simpatica: se Grillo sente reale l’arrivo di Renzi in una casa, forse la mia, io comincerei a preoccuparmi…

Sulla sostanza dell’iniziativa di Grillo non ci soffermiamo.





Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.