1
Posted martedì, 16 Febbraio 2016 by Rita Ciatti in Zibaldone
 
 

C’era una volta un gatto…

Un gatto

C’era una volta un gatto... Riflessioni sulla festa del gatto

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira
le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi
occhi in cui l’agata si mescola al metallo.

(Charles Baudelaire, Le chat)

Sono moltissimi gli animali che nella nostra cultura rivestono ruoli simbolici o su cui circolano miti e leggende popolari che continuano a resistere ancora oggi. Basti dare un’occhiata, anche superficiale, all’iconografia classica e religiosa, per rendersene conto.

Tra tutti, il gatto occupa una posizione assolutamente centrale. Oggetto di culto e venerazione di moltissimi popoli pagani del passato, in particolare nella cultura egizia – considerato una vera e propria divinità: la dea Bastet, figlia del dio del sole Ra, era per l’appunto una figura teriomorfa rappresentata con la testa di un gatto – con l’avvento della religione cattolica e in particolare nei secoli oscuri della persecuzione di chiunque non fosse ottemperante al suo credo, ha subito via via lo stratificarsi di una serie di superstizioni e credenze che purtroppo sopravvivono, anche se in forma residuale, ancora oggi. Sembra incredibile a dirsi, eppure c’è ancora chi considera portatore di sfortuna l’attraversamento della strada da parte di un gatto nero e non sono poche le persone che di fronte a tale evento mettono in atto azioni scaramantiche come il fermarsi e lasciare che passi un’altra macchina.

Luoghi comuni e stereotipi sul gatto

Sui gatti circolano anche molti luoghi comuni e stereotipi, nel bene e nel male. Pochi altri animali sono capaci di raccogliere opinioni diverse e contrastanti come questo felino la cui domesticazione e vicinanza alla nostra specie sembra risalga a cinquemila anni fa: si dice che sia infido, incapace di legarsi affettivamente, irrazionale e imprevedibile nel comportamento, furbo e ladruncolo, che scateni allergie, che trasmetta malattie della pelle e altro ancora; oppure, d’altro canto, se ne venerano le caratteristiche, esaltandone lo spirito libero e indipendente, l’arguta intelligenza, la pulizia, la capacità di entrare in sintonia con gli stati d’animo di chi ci vive insieme e di donare immenso affetto ecc.

In letteratura e poesia da sempre se ne cantano le lodi, qui basti ricordare la nota favola di Perrault Il gatto con gli stivali o lo stregatto di Alice nel paese delle meraviglie passando per la bellissima Il gatto di Charles di Baudelaire, per arrivare alla più moderna Il gatto nell’appartamento vuoto del premio Nobel Wisława Szymborska. In mezzo canzoni popolari come La gatta di Gino Paoli e film che li hanno visti co-protagonisti – impossibile dimenticare la scena finale del gattino spaurito abbandonato sotto la pioggia e che poi la protagonista in un impeto di coscienza e risoluzione torna e riprendersi, in Colazione da Tiffany. Philip K. Dick adorava i gatti, così come Charles Bukowski, lo stesso dicasi per Anna Magnani, nota “gattara”. Insomma, sul gatto circolano così tante storie, sia che lo idolatrino o meno, che sembrerebbe difficile aggiungere altro.

Eppure ci sono alcune cose fondamentali che crediamo sia importante dire proprio a sfatare alcuni miti poco veritieri e cogliamo l’occasione per farlo in questa giornata istituita in suo onore nel 1990, proprio in Italia, grazie alla giornalista Claudia Angeletti della rivista Tuttogatto che indisse un referendum tra i lettori della stessa, poi divenuta festa nazionale. Fu scelto il mese di febbraio in quanto quello del segno zodiacale dell’acquario, cui appartengono gli spiriti liberi e anticonformisti; il numero 17 poiché ritenuto portatore di sfortuna – come abbiamo visto stessa fama era riservata in passato al gatto: in realtà nella scelta di questo giorno si è voluto trasformare la superstizione del numero che risale al tempo dei romani per via del suo anagramma (da XVII diventava VIXI, ossia “sono vissuto”, quindi “sono morto”), facendolo diventare 7 in 1, con riferimento alle sette vite di cui sarebbero dotati i gatti (altro luogo comune da sfatare, insieme a quello che pure se cadessero dal decimo piano di un palazzo non si farebbero male. Non è così. Sono fatti di carne e ossa come ogni altro animale).

“Il gatto” non esiste nella realtà

Innanzitutto credo sia sempre fuorviante riferirsi a un animale unicamente in quanto rappresentante della specie d’appartenenza, come se tutti i gatti fossero uguali e non individui singoli dotati di un loro peculiare e ben contraddistinto carattere. “Il gatto” esiste solo nella finzione culturale. Nella realtà esistono invece tanti gatti che, seppure condividono alcune specificità etologiche, si differenziano poi per caratteristiche appunto individuali.

C’è il gatto timido, quello spavaldo, quello che, nonostante riceva giornalmente una dose cospicua di scatolette e croccantini, non ha perso l’istinto atavico di cacciare e quello che invece osserva con fare curioso insetti e uccellini senza sentire il bisogno di predarli. So di storie di pacifica convivenza tra gatti e topolini o tra gatti e quelli che, sempre nella finzione culturale, sarebbero loro nemici per antonomasia, ossia i cani: in realtà tra cani e gatti esistono solo differenze di linguaggio non verbale per cui, ad un primo approccio, rimane loro difficile comprendersi. Ma posso affermare con assoluta certezza che dopo un breve periodo di convivenza imparano a conoscersi e a rispettarsi; e ancora c’è quello che ricerca costantemente attenzioni e ama accoccolarsi sulle gambe o sulle spalle del suo amico umano e quello che invece rimane diffidente e non sopporta di essere toccato o preso in braccio. C’è quello che al suon della sveglia mattutina pretende immediatamente la colazione, pena il mettere in subbuglio la casa rovesciando soprammobili o “danzando” – l’imprinting di spremere il latte dalle mammelle di mamma gatta che si traduce in questo movimento delle zampette che premono su una superficie – che sia la pancia dell’amico che tarda ad alzarsi o il tavolino; c’è quello che al rientro a casa subito accorre per un saluto – la codina svettante a forma di punto interrogativo – e quello che magari si mostra arrabbiato perché è rimasto troppo tempo in casa da solo. Insomma, chiunque abbia vissuto con un gatto o lo abbia anche osservato con una certa attenzione, si sarà reso conto di quanto ognuno di loro racchiuda un universo intero da scoprire, esattamente come è per ogni individuo, a prescindere dalla specie cui appartiene.

Il cammino da fare

Purtroppo non sono poche le persone che ancora li considerano solo meri strumenti per cacciare i topi o, peggio, creature fastidiose da evitare e scacciare. Il modo migliore per render giustizia a questi piccoli felini non è certo però quello di esaltarne le qualità in maniera acritica prendendo spunto dalla cultura popolare, ma di invitare le persone ad approfondire la loro conoscenza, senza pregiudizi, e sempre nel valore fondante di un profondo rispetto per chi ci troviamo di fronte: che si tratti di un gatto, un cane, una mucca, un vitello o un essere umano, è sempre un individuo soggetto di una sua propria vita e non nato per soddisfare un nostro capriccio o riempire un vuoto. Un gatto è un compagno di vita, si adotta e non si compra, ce ne si prende cura e se ne condividono avventure e disavventure, sempre all’insegna della meraviglia e della continua scoperta dell’altro, attraverso cui finiamo per scoprire talvolta anche un po’ di noi stessi.

E se proprio non si ha la possibilità di adottarne uno (per mancanza di tempo giornaliero da dedicargli o di spazio dove tenerlo), si può sempre decidere di fare dell’utile volontariato presso uno dei tanti gattili che li tutelano dai pericoli del randagismo (vero che i gatti sono animali liberi e indipendenti, ma dai tempi della loro domesticazione – consistita in un progressivo avvicinamento all’uomo – ricevono cure e cibo e senza il nostro aiuto spesso non riescono a sopravvivere poiché non sempre l’ambiente urbano, pieno di insidie e macchine, si presta ad accoglierli nel migliore dei modi); o anche si può decidere di dare una mano ai tanti volontari che gestiscono le colonie feline in strada. L’importante è che si spazzino via i tanti pregiudizi e ci si accosti a loro con la meraviglia che sempre dovremmo al mondo animale, lo stesso di cui anche noi facciamo parte, fuor da ogni valutazione antropocentrica.

Foto | Pixabay




Rita Ciatti