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Posted sabato, 5 Marzo 2016 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Cinquant’anni senza Anna Achmatova

Nathan Altman, Ritratto di Anna Achmatova

Nathan Altman, Ritratto di Anna Achmatova

La sua voce, intenta a declamare strofe e poesie, aveva il potere di incantare e soggiogare il pubblico esiguo ma attentissimo dei salotti letterari di una San Pietroburgo piena di fermenti intellettuali. Un fascino quello di Anna Achmatova (23 giugno 1889 – 5 marzo 1966) che transitava, fluido e senza interruzioni, dalla voce al volto aristocratico, dai gesti misurati ed eleganti ai grandi scialli in cui si avvolgeva con quel tocco di squisita teatralità che irrimediabilmente seduceva chi la vedeva per la prima volta. Una bellezza misteriosa, ritratta ripetutamente da Modigliani a Parigi, e, naturalmente, un talento immenso che scorreva dalla penna in parole precise e indimenticabili. In versi mirabili e acuminati come spilli.

Del resto il successo (e non sarebbe potuto essere altrimenti) le venne incontro fin da subito, con quella raccolta di liriche che Anna Achmatova nel 1912 raccolse sotto il titolo crepuscolare e malinconico di La sera. Tuttavia i successi, i trionfi dei primi anni, vennero brutalmente cancellati dalla salita al potere di Lenin e Stalin, dal concatenarsi di una serie di eventi a dir poco nefasti.

La vita della poeta (non amava essere chiamata poetessa) Anna Achmatova si trovò così più volte in grave pericolo, drammaticamente in bilico tra la fucilazione del marito (accusato di azioni anti-rivoluzionarie e filo-zariste) e l’arresto del figlio Lev, deportato nella lontana e inospitale Siberia. Lunghi, interminabili anni di dolore e isolamento durante i quali compose il dolentissimo Requiem. Una testimonianza lirica che ci restituisce in tutta la sua nera drammaticità la sofferenza privata non solo di una poetessa caduta in disgrazia ed abbandonata da tutti ma anche quella di un intero popolo.

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.
(da Anna Achmatova, L’ultimo brindisi a cura di Evelina Pascucci)

Foto | Nathan Altman [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).