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Posted giovedì, 21 Aprile 2016 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

A duecento anni dalla nascita di Charlotte Brontë

Charlotte Brontë (1816-1855)

Charlotte Brontë (1816-1855)

Difficile scindere l’esistenza e il mito letterario di Charlotte Brontë (1816-1855) da quelli delle sue altrettanto celebri sorelle: Emily e Anne. Un terzetto a cui diventa d’obbligo aggiungere, in una drammatica nota in chiaroscuro, la figura dell’amato ma infelice fratello Branwell. Un’infanzia quella dei Brontë nutrita dai venti aspri della brughiera, dal profumo selvatico dell’erica, ma anche costantemente funestata da lutti gravi. Perdite dolorosissime. Pianti senza rimedio. Un lungo drappo nero che sembrava avvolgerli e soffocarli a ogni nuova morte. Tuttavia il genio letterario, precoce e irregolare come una fiamma appena accesa, venne loro in soccorso. Intimamente sollecitate da quell’amore quasi febbrile per il racconto, le sorelle, ancora bambine, sotto il cielo eternamente tempestoso dello Yorkshire, iniziarono a tessere storie favolose, scrivere poemi, creare ogni giorno mondi squisitamente immaginari.

Tutte insieme, forse per farsi coraggio, pubblicarono le loro poesie giovanili sotto gli pseudonimi di Currer, Ellis e Acton Bell. Una raccolta di cui vendettero ahimè solo due copie. Un insuccesso che non scoraggiò certo Charlotte Brontë, la più grande delle tre, che piuttosto intrepidamente mandò all’editore il suo secondo romanzo: Jane Eyre (il primo, Il professore, era già stato respinto). Un successo questa volta immediato e clamoroso che, dopo una prima benevola accoglienza dei critici, venne ripetutamente attaccato per immoralità. Un’accusa che, tuttavia, ne fece aumentare vertiginosamente le vendite. Questo l’incipit di Jane Eyre nell’edizione italiana del 1904 che vide la luce per i tipi di Treves (non è disponibile il nome del traduttore):

In quel giorno era impossibile passeggiare. La mattina avevamo errato per un’ora nel boschetto spogliato di foglie, ma dopo pranzo (quando non vi erano invitati, la signora Reed desinava presto), il vento gelato d’inverno aveva portato seco nubi così scure e una pioggia così penetrante, che non si poteva pensare a nessuna escursione.
Ne ero contenta. Non mi sono mai piaciute le lunghe passeggiate, sopra tutto col freddo, ed era cosa penosa per me di tornar di notte con le mani e i piedi gelati, col cuore amareggiato dalle sgridate di Bessie, la bambinaia, e con lo spirito abbattuto dalla coscienza della mia inferiorità fisica di fronte a Eliza, a John e a Georgiana Reed.

Alle spalle di Charlotte Brontë una vita difficile, un amore mai corrisposto per il professor Constantin Héger (conosciuto a Bruxelles, mentre la scrittrice lavorava e studiava nella sua scuola), quattro romanzi (ricordiamo anche Shirley e Villette) e tanti lutti. La morte, implacabile compagna dei Brontë fin dall’infanzia, le strappò infine anche le amatissime Emily e Anne e solo il matrimonio con il curato Arthur Bell Nicholls sembrò aprirle un nuovo spiraglio di felicità. Un’illusione, visto che la morte se la portò via il 31 marzo del 1855 durante la sua prima e difficilissima gravidanza.

Foto | Charlotte Brontë [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).