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Posted 3 Giugno 2016 by Anna Clara Basilicò in Premi letterari
 
 

La biografia e le principali opere di Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Sartre (1905-1980)

Jean-Paul Sartre (1905-1980)

Jean-Paul Sartre nacque a Parigi il 21 giugno del 1905 da una famiglia borghese. A soli quindici mesi si trovò orfano di padre e per tutta l’infanzia il suo ruolo fu ricoperto dal nonno materno, che lo avvicinò allo studio e alla letteratura. Il piccolo Sarte venne definito a tratti asociale e narcisista, caratteristiche dovute probabilmente alle attenzioni di cui fu oggetto durante l’infanzia, anche se alcuni studi più tardi non escludono che il filosofo potesse essere affetto dalla sindrome di Asperger, alla quale andrebbero imputati i suoi atteggiamenti nei confronti degli altri.

L’incontro con Simone de Beauvoir e il romanzo «La nausea»

Allievo brillante, terminò il liceo Henri IV a Parigi dopo un iniziale allontanamento dovuto alle seconde nozze della madre e fu ammesso all’École Normale Supérieure nella capitale. Nel 1929 si laureò in filosofia, sebbene durante il suo percorso di studi si fosse a lungo soffermato sulla psicologia approfondendo soprattutto la Gestalt e i fondamenti della psicoanalisi freudiana. Nello stesso anno conobbe poi Simone de Beauvoir, la donna che gli rimarrà al fianco per il resto della vita, sebbene entrambi intrecceranno altre relazioni.

Grazie ai suoi meriti scolastici, nel 1933 fu offerta al giovane Jean-Paul Sartre la possibilità di continuare i suoi studi a Berlino, dove ebbe modo di conoscere più da vicino la fenomenologia di Husserl e l’ontologia di Heidegger e di leggere, tra gli altri, Marx e Rousseau. A questo periodo risale la stesura de La nausea, la prima grande opera dell’autore. Si tratta di un romanzo estremamente insolito, una sorta di diario filosofico del protagonista che nella routine della propria vita scorge, orrore!, la coincidenza tra l’insorgere della nausea e l’intuizione dell’esistenza che, finalmente, gli si svela. Questo malessere, così inspiegabilmente fisico, viene rivalutato da Sartre come un’esperienza rivelatrice che colpisce la coscienza non appena questa realizza l’essenziale assurdità e contingenza della realtà. Il mondo non ha senso, né ne ha l’esistenza, e da questa consapevolezza non possono derivare altro se non disgusto e, appunto, nausea.

La guerra e L’esistenzialismo è un umanismo

Berlino si avviava nel frattempo a lasciare un profondo solco nella Storia, e terminato l’anno di studi Jean-Paul Sartre fece ritorno in Francia. Gli eventi, inevitabilmente, lo sopraffecero e così, seppure vicino al Partito Comunista Francese, nel 1939 venne arruolato. La sua carriera militare non durò però a lungo: dopo la sconfitta francese del giugno 1940, Sartre e i suoi commilitoni vennero fatti prigionieri in Lorena e rinchiusi in un campo di concentramento a Treviri. Di lì a un anno, chiamato alle armi sotto il governo collaborazionista di Vichy, ebbe la fortuna di essere esonerato dal servizio militare perché cieco da un occhio e, fuggito sotto mentite spoglie, prese attivamente parte alla maquis nella stessa brigata di Camus, la Combat.

L’esperienza della lotta partigiana regala al secondo dopoguerra un Jean-Paul Sartre diverso, più maturo. È il momento di L’esistenzialismo è un umanismo, che nasce da una conferenza tenuta a Parigi nell’ottobre del 1945 per essere dato alle stampe solo un anno dopo. Si tratta di un’opera breve, che per la sua semplicità verrà più avanti rinnegata dal filosofo. Considerata infatti null’altro se non un’introduzione all’esistenzialismo sartriano, presenta tuttavia gli snodi principali del suo pensiero con estrema puntualità: è qui che si incontrano esplicitamente i concetti di libertà come inevitabile condanna dell’uomo e di esistenza quale stadio che precede l’essenza. Ciò che però segna maggiormente la differenza tra il Sartre degli anni Trenta e quello degli anni Quaranta è la nuova idea di intellettuale engagé, legato all’esperienza quotidiana e sempre meno interessato agli -ismi di una cultura accademica. Nel constatare la libertà dell’uomo e criticando la filosofia morale di Kant, Sartre demanda a ciascun essere-per-sé, vale a dire a ciascuna coscienza dinamica, temporale, la responsabilità di determinare l’essere-in-sé, l’essere dei fenomeni, statico e fuori del tempo.

L’essere e il nulla

Queste due categorie, l’être-pour-soi e l’être-en-soi, erano in realtà già state presentate ne L’essere e il nulla – una sorta di risposta all’Essere e tempo di Heidegger – pubblicato per la prima volta nel 1943. In quest’opera Sartre aveva infatti trattato del divario tra gli oggetti in sé e la coscienza dell’uomo, la sola in grado, attraverso il giudizio, di determinare la realtà fenomenica, di fornire un senso a tutto ciò che esiste. Definendosi come l’opposto dell’essere-in-sé, l’essere-per-sé si configurava però come un non-Io, come il contrario dell’esistente, e quindi come il Nulla. Un nulla che, paradossalmente, era però in grado di porre in atto la realtà definendo ciascun oggetto e attribuendogli uno scopo. Il problema che tuttavia balzava subito agli occhi era l’eventualità per un essere-per-sé di divenire, agli occhi di un’altra coscienza, un essere-in-sé. Lo sguardo altrui, sostiene allora Jean-Paul Sartre, è l’esperienza più dolorosa che una coscienza possa affrontare, perché genera nel destinatario un sentimento di vergogna, di spoliazione e di regressione. Ma è proprio in questo essere-per-altri che si può finalmente prendere coscienza della propria – ed altrui – “condanna” alla libertà: è in questo momento che l’uomo, l’intellettuale, comprende le responsabilità che la propria coscienza ricopre nella determinazione del mondo, nella scelta. Se però in un primo momento il merito, secondo Sartre, risedeva nel semplice atto di scegliere, indipendentemente dalla natura della decisione, la militanza nella Resistenza lo portò a riconsiderare le implicazioni di questo concetto. L’esperienza bellica lo convinse a valutare il valore di una persona non più attraverso la sua capacità di compiere una scelta, ma anche in base al contenuto della scelta operata, e questa idea lo portò a indicare tra le prerogative di ciascun uomo quella della responsabilità storica, la nuova cifra della libertà.

Critica della ragione dialettica

Una simile “teoria del fare e della storia” avvicinò ulteriormente il filosofo al marxismo, ma occorse aspettare gli anni Sessanta perché uscisse una trattazione sistematica del legame tra esistenzialismo e dottrina marxista. Nella Critica della ragione dialettica (1960) il campo del possibile che ne L’essere e il nulla era caratterizzato dall’indeterminatezza divenne condizionato da fattori sociali ed economici (la cosiddetta “struttura” di Marx) e pertanto, poiché la specificità dell’atto umano consisteva nel trasformare il mondo sulla base di condizioni date, l’esistenzialismo, in grado com’era di cogliere questa specificità nei suoi tratti più profondi, avrebbe potuto spiegare ancor più chiaramente il nesso tra struttura e sovrastruttura asserito dal materialismo storico.

Il Nobel e gli ultimi anni di Jean-Paul Sartre

Quest’ultima opera era stata originariamente concepita come l’inizio di una teoria economica e sociale atta a conciliare socialismo e libertà, ma l’affermarsi dello strutturalismo di Levi-Strauss, Foucault e Lacan segnò il declino dell’esistenzialismo e il progetto del filosofo di portare a termine il ciclo appena inaugurato naufragò in poco tempo. Inoltre gli stessi anni videro Jean-Paul Sartre molto più impegnato sul fronte letterario (si occupò a lungo di Flaubert) e politico. Nel 1964 ottenne infatti il Nobel per la Letteratura, rifiutandolo con un gesto clamoroso: temeva infatti di essere consacrato a istituzione, per sua natura statica, quando ancora molto poteva essere detto e studiato. Nel 1968 partecipò poi al Maggio francese e venne anche arrestato per disobbedienza civile, ottenendo però immediatamente il rilascio dietro richiesta di De Gaulle in persona. L’ultimo ventennio della sua vita lo vide prendere attivamente parte alle vicende politiche più scottanti, dalle dittature sudamericane al processo del 7 aprile in Italia.

Le sue condizioni di salute, precarie in realtà sin dalla nascita, si aggravarono ulteriormente. Gli ultimi anni lo videro privato della vista e costretto a frequenti ricoveri, fino a quando spirò a Parigi il 15 aprile del 1980.

Foto | By http://www.flickr.com/people/[email protected] [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons




Anna Clara Basilicò

 
(Quasi) laureata in Lettere classiche, vivo tra Milano e Palermo per soddisfare il bisogno di agire e quello di sognare. Il mio motto è il kantiano “Sapere aude”, ma nel mondo dello scibile sono attratta soprattutto dalla letteratura e dalla filosofia medievale. O almeno per ora.