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Posted domenica, 26 Giugno 2016 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La bibliomanzia: predire il futuro con i libri

Cos'è la bibliomanzia

Conosciamo meglio la bibliomanzia

Nei tempi antichi si riteneva che il potere dei libri andasse ben al di là della loro capacità di trasmettere conoscenza, tanto è che alcuni auguri ai tempi dell’Impero romano facevano ricorso ai testi scritti per cercare di capire il futuro, leggendo un passo a caso e provando a interpretarlo: è la cosiddetta bibliomanzia che fa parte delle arti divinatorie.

A dire il vero già nella civiltà greca si trovano tracce di bibliomanzia. Tuttavia fu durante il Medio Evo che la bibliomanzia ebbe il suo momento di fulgore, tanto in Europa quanto nel Vicino Oriente.

Per praticare la bibliomanzia, però, c’era bisogno di alcuni libri specifici, perché si riteneva che non tutti fossero adatti allo scopo. Tali libri erano la Bibbia (sebbene il Deuteronomio – 8,10-12 – uno dei libri del Pentateuco nell’Antico Testamento, vieti esplicitamente la divinazione: «Non si trovi in mezzo a te […] chi esercita la divinazione o il sortilegio o il presagio o la magia, né chi faccia incantesimi, né chi consulti i negromanti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore») e il Corano. Venivano anche utilizzati libri classici, come l’Eneide di Virgilio o i testi di Omero.

Come funzionava la bibliomanzia?

Sembra che in epoca medievale si usassero due metodi per praticare la bibliomanzia. La metodologia indiretta consisteva nel mettere il libro aperto e lasciare che il vento ne muovesse le pagine; se invece si aveva fretta si poteva anche lanciare il libro in aria e, una volta caduto, leggere la pagina che rimaneva aperta.

L’altro metodo era più mediato e prevedeva la presenza di un addetto (che potremmo chiamare bibliomante, facendo un calco da chiromante) che, a occhi chiusi, cercava la pagina che meglio avrebbe risposto alla richiesta di lettura del futuro.

Con il tempo si è passati a usare libri che avevano una sorta di legame con la persona interessata a conoscere il futuro e oggi, considerata l’ampia disponibilità di libri, spesso si pratica la bibliomanzia scegliendo un libro a caso in una libreria o biblioteca. Sì, perché la divinazione tramite bibliomanzia è praticata ancora oggi e, sebbene sia stata vietata ufficialmente dalla chiesa, molti sacerdoti e guide spirituali consigliano di aprire a caso la Bibbia e lasciarsi ispirare dal versetto su cui cadono gli occhi. Del resto, quest’uso della Bibbia è testimoniato dallo stesso sant’Agostino che deve la sua conversione proprio a questa pratica: udì la voce di fanciulli che cantavano «Prendi e leggi», prese la Bibbia, la aprì e trovò la frase che lo cambiò profondamente. Esempi del genere se ne trovano a bizzeffe nelle vite di santi: per citarne una più vicina a noi nel tempo, santa Teresa di Gesù Bambino (Teresina di Lisieux) che scopre la sua «vocazione» nella chiesa proprio leggendo «per caso» la prima lettera ai Corinzi di san Paolo.

Passando all’Oriente, grande esempio di bibliomanzia sono i Ching, libro con numerose frasi divinatorie che vengono scelte con il lancio di alcune monete speciali o con i dadi. Questo metodo è stato usato per secoli in Cina e ancora oggi ha i suoi seguaci. I Ching sono diffusi anche da noi e, con lo stesso principio, si trovano diverse pubblicazioni, come Il libro delle risposte, che prevede un mini rituale di concentrazione prima della consultazione.

L’Iran è stato uno dei luoghi in cui la bibliomanzia ha avuto ampio sviluppo, dove per centinaia di anni è stato usato come testo base per interpretare il futuro il canzoniere di Hāfez (Shiraz, 1315-1390) mistico e poeta persiano. Si apriva il libro a caso e se ne leggevano due versi alla volta.

Funziona la bibliomanzia per indovinare il futuro? Non è poi una pratica divinatoria diversa dalle altre, quindi traete le vostre conclusioni. Comunque, se invece di leggere alcune pagine a caso di un libro, si legge un libro intero, senza dubbio il vostro futuro sarà migliore!

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.