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Posted martedì, 9 agosto 2016 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

A cent’anni dalla morte di Guido Gozzano

Guido Gozzano (1883-1916)

Guido Gozzano (1883-1916)

Guardando i ritratti fotografici di Guido Gozzano si coglie subito una malinconia inquieta, mossa, a stento tenuta a freno dal proverbiale riserbo del giovane poeta destinato a una morte precoce. Malinconia che nei suoi versi tutti crepuscolari cade ogni volta come un tremulo filo d’oro.

Sappiamo dalle cronache letterarie che Guido Gozzano, nato a Torino nel 1883, scrisse a soli diciassette anni la sua prima poesia Primavere romantiche. Una manciata di versi composti nel primo anniversario della morte del padre e teneramente dedicati alla madre. Un esordio tutto familiare, dunque, che verrà pubblicato soltanto dopo la scomparsa dell’artista nel 1924.

Un’esistenza breve, precocemente immalinconita dalla malattia polmonare, eppure dolorosamente nutrita di sogni e slanci vitalissimi che diedero forma e sostanza, proprio grazie a questi intensi contrasti, ai suoi versi più belli e toccanti. Sempre le cronache del periodo ci raccontano delle sue difficoltà negli studi, (cambiò diverse scuole), del suo amore per Amalia Guglielminetti (durato solo due anni) e il successo della sua prima raccolta La via del rifugio. Successo subito funestato dall’aggravarsi dalla tisi e poco poté la lunga crociera che nel 1912 lo condusse nella lontana India.

L’immenso paese, anche se non curò la sua precaria salute, entrò a far parte dei luoghi cari al cuore del giovane poeta insieme alla villa avita di Agliè in Piemonte. Mesi lontani dall’Italia durante i quali Guido Gozzano scrisse assiduamente, versi che poi lo stesso autore volle distruggere, riassumendoli come osceni.

La lunga lotta dell’artista contro quella terribile malattia polmonare, che fin dalla più giovane età ne aveva minato salute e serenità, finì esattamente cento anni fa: il 9 agosto 1916. Un anniversario dolente ma importante che vogliamo ricordare, citando una delle poesie più amate e celebri dell’infelice poeta crepuscolare: Le rose che non colsi.

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Foto | WikiCommons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).