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Posted 15 Agosto 2016 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Buon Ferragosto 2016: gli auguri di Facebook

Buon Ferragosto 2016 da Facebook

Buon Ferragosto 2016 da Facebook

«A Ferragosto quest’anno, goditi la giornata al sole con familiari e amici». Questo è l’augurio di buon ferragosto 2016 che Facebook fa agli utenti oggi, 15 agosto. Gli auguri sono preceduti da una domanda: «Dove di porterà l’estate?». Nel disegno c’è una spiaggia piena di ombrelloni e asciugamano. Uno di questi teli è fuori dell’ombrellone e c’è una persona sdraiata sopra. Sul bagnasciuga la scritta: «Buon Ferragosto» che le onde cancellano. Ma poi ricompare in un ciclo senza fine.

Facebook spesso realizza di questi messaggi augurali, un po’ come i doodle di Google. Mentre i messaggi di Google sono più generici, quelli di Facebook tendono a essere più personalizzati. Se è il compleanno di uno dei nostri amici è probabile che troviamo sul nostro profilo una immagine festiva con la foto del profilo del nostro amico. Oppure ogni tanto Facebook ci chiede come stiamo con un disegno e via dicendo.

Il social network non poteva certo lasciarsi sfuggire il Ferragosto, anche in considerazione del fatto che in pratica (quasi) tutti accedono a Facebook dallo smartphone in vacanza e quindi senza dubbio i suoi auguri giungeranno a moltissime persone.

Il buon ferragosto 2016 di Facebook e una riflessione di Pasolini

Se da un lato gli auguri di Facebook per ferragosto sono simpatici, dall’altro mi fanno venire in mente una caustica riflessione di Pier Paolo Pasolini. A proposito del ferragosto, infatti, Pasolini scrisse sul settimana Il Mondo:

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.