0
Posted mercoledì, 31 Agosto 2016 by Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

A sangue freddo. Le storie che un libro nasconde

Philip Seymour Hoffman in una scena del film «Truman Capote - A sangue freddo»

Philip Seymour Hoffman in una scena del film «Truman Capote – A sangue freddo»

Vi capita mai di provare curiosità sulla vita privata degli scrittori che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura? Non parlo necessariamente di informazioni alla stregua di pettegolezzi, bensì di quel desiderio di conoscere chi c’era dietro un nome o una penna, o che cosa ha realmente ispirato un romanzo tanto amato.

Nei giorni scorsi, la tv ha mandato in onda un film che raccontava di un momento particolare della vita di Truman Capote (impersonato dal grande e compianto Philip Seymour Hoffman), e ne sono rimasta affascinata a tal punto che ho voluto saperne di più sull’autore del famosissimo Colazione da Tiffany.

Truman Capote e Harper Lee

Truman (il cui vero nome era Truman Streckfus Persons), visse un’infanzia piuttosto triste, poiché i suoi genitori dal momento del divorzio smisero di occuparsene sebbene avesse soltanto sei anni. Fu ospitato e cresciuto da alcuni parenti in Alabama, e là si legò profondamente a una bambina che come lui viveva un’infanzia difficile, poiché aveva una mamma malata gravemente e presto dovette dirle addio. Il nome della ragazzina è… Harper Lee!

Vivevano nella stessa strada, le loro case l’una accanto all’altra, lui era molto piccolo, pareva indifeso, e vestiva in modo molto diverso dagli altri bambini; questo attirava i bulletti della zona, ma Harper – un gran maschiaccio e di carattere – lo difendeva sempre affrontando chiunque.

Ogni tanto la madre di Truman si faceva viva, ma lo portava con sé in alberghi dove lo chiudeva a chiave da solo perché doveva incontrarsi con i suoi amanti, cosa che lo faceva stare molto male, e Harper dal canto suo soffriva per la malattia di sua madre e per i continui sbalzi d’umore dovuti a problemi psicologici, o forse proprio legati alla sua malattia.

Dill de «Il buio oltre la siepe»

I due bambini si erano inventati un mondo tutto loro in cui rifugiarsi insieme, amavano i libri d’avventura, passavano molto tempo l’uno in compagnia dell’altro a leggere a voce alta, e molto presto cominciarono a utilizzare insieme una macchina da scrivere che era stata regalata ad Harper da suo padre, il quale aveva notato che i due ragazzini fantasticavano su ciò che poteva avvenire dietro ogni finestra della contea e ne scrivevano. Le passioni in comune – lettura e scrittura – accompagnarono la loro crescita e la stesura dei loro primi lavori, tanto che ne Il buio oltre la siepe, che valse il premio Pulitzer alla Harper, vi è un bambino di nome Dill il quale in realtà, per l’autrice è proprio Truman…

Dill era un tipo curioso. Portava calzoncini di lino blu che si abbottonavano alla camicia, aveva i capelli bianchi come la neve, appiccicati alla testa come la peluria di un anatroccolo; aveva un anno più di me, ma io lo superavo d’un pezzo, in statura. Aveva una risata improvvisa e felice e il vezzo di tirarsi una ciocca di capelli ribelli sulla fronte.

Truman era spesso isolato e deriso anche nell’adolescenza, per via dei suoi modi effeminati e della sua fertilissima fantasia, e in pochi riuscirono a notare che proprio la passione per la lettura ne fece un dodicenne dalla formazione letteraria degna di un adulto colto! Inoltre, la sua vocazione per la scrittura gli fece vincere qualunque premio letterario a cui partecipò.

Alle origini di «A sangue freddo»

Anche in età adulta, Harper e Truman coltivarono la loro grande amicizia e condivisero le loro passioni, eterni complici e alleati anche in situazioni coinvolgenti. Una di queste, fu la notizia di una strage che lessero sul New York Times, nel 1959. Si trattava di un efferato omicidio (una coppia e due figli) compiuto da due ragazzi, per ragioni al momento sconosciute, sebbene in seguito si scoprì che si trattava di una rapina finita male. Truman si recò sul posto per scrivere un pezzo, ma pian piano si fece coinvolgere emotivamente dalla storia, poiché uno degli assassini aveva avuto una infanzia simile alla sua. Pensò molto a lui, si identificò, avvertì una sorta di legame quasi il ragazzo avesse vissuto nella stessa casa con lui (nel film biografico gli viene attribuita la frase “la differenza è che io ne sono uscito dalla porta principale, lui da quella sul retro”).

Decise di scrivere la storia, di studiarla nei dettagli e in questo fu aiutato e sostenuto dalla sua amica Harper; i due interrogarono tutti coloro che in qualche modo avevano un legame con le vittime o con i carnefici, intervistarono le autorità, cercarono di sviscerare ogni possibile dettaglio. Si trattava di un cruento fatto di cronaca nera avvenuto nel Texas e compiuto da due sbandati, tuttavia Capote ne evidenziò coinvolgenti risvolti psicologici, riuscendo a mantenere la realtà dei fatti. Questo lavoro, durato sei anni, diede vita a un genere letterario allora sconosciuto: il romanzo reportage. E sebbene i romanzi verità, legati anche a fatti di cronaca, siano oggi una formula conosciutissima e utilizzata, l’esordio di questo genere al tempo lasciò sdegnati in molti, poiché venne considerato un modo troppo voyeuristico di raccontare una storia.

Il libro

A sangue freddo – questo il titolo del libro – fu un grande successo, rappresenta un segno indelebile nella storia della letteratura, e il contributo di Harper Lee fu significativo sia per essere stata accanto allo scrittore nel periodo in cui raccoglieva dati e testimonianze, sia per averlo aiutato nella stesura del manoscritto. Tuttavia, lui non la citò quanto avrebbe meritato, e sebbene tutto questo la ferì non poco, dopo la pubblicazione del libro tornarono insieme in Alabama per ripercorrere la loro infanzia e rivedere i luoghi in cui insieme avevano vissuto.

Nel 1964, alla oramai famosa Lee fu domandato quali erano gli scrittori che più amava e – senza alcuna esitazione – definì Truman come il più grande autore del paese, continuando a sostenerlo sempre. Tuttavia, lei non amava i riflettori e conduceva una vita più riservata, mentre Truman amava stare al centro dell’attenzione e suscitare scalpore. Il suo ultimo libro, rimasto incompiuto, avrebbe dovuto raccontare i vizi e le bassezze del mondo dei vip che lui aveva avuto modo di osservare dall’interno frequentandolo abitualmente, ma gli costò l’inimicizia di tutti: il jet set newyorkese non gli perdonò la critica pesante, e lo lasciò solo. Si lasciò trasportare da un declino fatto di alcol, sonniferi e droga; gli uomini con i quali ebbe relazioni sentimentali finirono per usarlo, attratti dal suo denaro, e si isolò dal resto del mondo passando la maggior parte del suo tempo a bere o a dormire.

Truman Capote, scrittore, giornalista, drammaturgo, sceneggiatore, attore statunitense, morì nell’agosto del 1984, prima ancora di compiere sessant’anni.

Foto | WikiCommons




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.