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Posted sabato, 3 Settembre 2016 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Quella volta che diedi un pugno a madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta

Una foto di Madre Teresa di Calcutta

Abbiamo ricevuto in redazione il racconto che trovate a seguire. L’autore, che ci ha chiesto di restare anonimo, assicura che si tratta di una storia vera. Non possiamo saperlo. Da un nostro riscontro abbiamo notato che la cornice del racconto è reale: in quell’anno papa Giovanni Paolo II visitò la città di Gaeta e madre Teresa di Calcutta fu a Formia, nei pressi di Gaeta, per un incontro preparativo alla visita. Traete voi le vostre conclusioni. Buona lettura.


Madre Teresa di Calcutta è santa. E io non mi sento tanto bene. Perché una volta le ho dato un pugno. Più o meno.

Era il 1989 e a Gaeta tutti erano in fibrillazione per l’arrivo di papa Giovanni Paolo II. Come sempre in situazioni del genere, si organizzavano incontri, convegni, eventi, concerti. Prima, durante, dopo. Insomma: tanta confusione.

Per un colpo di fortuna, così disse, l’arcivescovo ebbe l’opportunità di ospitare madre Teresa di Calcutta in preparazione alla visita del pontefice. Sua Eccellenza era un uomo buono, ma gli piaceva organizzare le cose in grande: non aveva mai perso l’aria da nunzio apostolico e, chissà, forse non si rendeva conto di trovarsi alla guida di una piccola diocesi e non più nelle Nunziature apostoliche in giro per il mondo. Comunque, pur se con poco preavviso, per l’arrivo di madre Teresa riuscì a riempire lo «Stadio degli Aranci» a Formia – quello che era il «campo base» di Pietro Mennea – con tanti giovani.

A quel tempo ero in seminario e avevo compiuto da poco diciotto anni. Ogni notizia che riguardava la visita del papa mi infervorava. Quella dell’arrivo di madre Teresa, poi, mi mandò in estasi. Così, quel giorno in cui madre Teresa arrivò a Formia, feci di tutto per occupare i posti migliori. La volevo vedere da vicino. La dovevo vedere. Magari stringerle la mano. O abbracciarla. O darle un bacio. La fantasia di un ragazzo devoto non ha limiti!

Con un po’ di ritardo per via del traffico, madre Teresa entrò nello Stadio e fu un boato. Applausi, urla, canti. Manco una rockstar. Anzi, meglio di una rockstar.

Guidò la recita del Rosario.

Madre Teresa e io eravamo a poca distanza: lei al centro del palco, che pregava, e io a un paio di metri, che mi estasiavo. Ci separava una gradinata e una transenna.

Terminato il Rosario e i discorsi di rito, la Madre scese per andarsene. Ovviamente tutti ci assiepammo per salutarla. Lei, minuta, scendeva i gradini sempre con le mani giunte dinanzi alla bocca, nella posizione tipica vista in mille immagini. Dietro di lei un uomo della security quasi la abbracciava per proteggerla.

Un ragazzino riuscì a infilarsi tra me e la transenna. Quindi ero separato da madre Teresa non solo dalla guardia del corpo, non solo dalla transenna ma anche da un moccioso che pareva più scalmanato di me. Non mi diedi certo per vinto. Riuscii ad allungarmi il più possibile e tesi la mano verso madre Teresa. Scivolai. E nel cadere assestai un pugno sulla gobba di madre Teresa.

Si dice che toccare la gobba di una persona porti bene. Non starò certo qui a dire se aver toccato quella di Madre Teresa abbia rappresentato per me una fortuna. Ma quando si girò verso di me dopo che le ebbi assestato il pugno e i nostri sguardi si incrociarono, proprio bene non mi sentii. Il sogno era diventato un incubo. Anzi, un pugno.

Foto | Manfredo Ferrari (Opera propria) [CC BY-SA 4.0], attraverso Wikimedia Commons




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