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Posted giovedì, 8 Settembre 2016 by Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

«Mille anni che sto qui» di Mariolina Venezia, a teatro

«Mille anni che sto qui» debutta a teatro, a Matera

«Mille anni che sto qui» debutta a teatro, a Matera

«Certi giorni si alzava un vento colorato che sollevava la polvere e tutto iniziava a lievitare come la pasta del pane sotto la coperta. I fatti già successi tornavano e quelli ancora da venire diventavano visibili…». Questo è l’incipit di Mille anni che sto qui il romanzo di Mariolina Venezia che nel 2007 si è aggiudicato il Premio Campiello. E questo capoverso segnerà anche l’inizio dello spettacolo teatrale, tratto dal libro, che debutterà il 23 settembre (alle 17) alla Casa Cava di Matera in occasione di Materaradio.

Mille anni che sto qui è un romanzo corposo che attraversa la storia e racconta la saga di una famiglia della Basilicata, dall’Unità alla caduta del Muro di Berlino. Per portare sulla scena questa storia, Mariolina Venezia, scrittrice e sceneggiatrice, è diventata anche regista dello spettacolo e ha scelto la struttura del monologo.

L’abbiamo incontrata per chiederle come è nato questo progetto.

Era un’idea che accarezzavo da molto tempo e solo ultimamente sono riuscita concretizzare. Lo spettacolo è strutturato in tre parti, in ciascuna delle quali Concetta, la capostipite della famiglia racconta la sua storia. La interpreta Egidia Bruno, con una grande prova d’attrice, bravissima a coinvolgere e tenere la scena da sola.

«Mille anni che sto qui» a teatro: intervista a Mariolina Venezia

Ma come è stato possibile trasporre la trama complessa del romanzo in forma teatrale?
Ho scelto la figura della donna narratrice e utilizzato i monologhi che sintetizzano la storia e rispecchiano tre momenti cruciali della saga della famiglia, attraverso la vita di Concetta. Il primo si svolge nella notte in cui spera di partorire un figlio maschio, dopo aver dato sei femmine a Don Francesco, il signorotto che l’aveva violentata e aveva promesso di sposarla solo se arrivava il desideratissimo erede. Mentre il secondo monologo avviene nella notte prima delle agognatissime nozze, il maschio era arrivato e finalmente si era fissata la data del matrimonio, Concetta deve indossare un bellissimo vestito da sposa.

L’abito ha un grosso valore simbolico…
Sì, questo abito di scena è molto importante, un oggetto che diventa quasi co-protagonista della storia. È stato realizzato in carta da Paola Marchesin, allieva di Piero Tosi, uno dei più grandi costumisti italiani che ha creato gli abiti per Il Gattopardo. Appare anche nel terzo monologo dove Concetta, ormai centenaria, capisce che forse diventerà il vestito del suo funerale.

È stato difficile curare la regia?
Non troppo perché ero guidata dalla passione e poi avevo già esperienza teatrale. Poi parecchi anni fa, quando vivevo a Parigi, ho lavorato come aiuto regista.

Mille anni che sto qui sarà anche in diretta video streaming sul sito della Rai e andrà in onda su RaiRadio3.

Per la foto di Matera | Pixabay




Patrizia Violi

 
Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.