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Posted giovedì, 13 Ottobre 2016 by Roberta Barbi in Premi letterari
 
 

Morto Dario Fo, il giullare della letteratura

Dario Fo

Dario Fo (1926-2016)

Dario Fo ci ha lasciati per ricongiungersi alla sua Franca Rame, scomparsa all’età di 84 anni nel 2013I due erano sposati nella vita privata come in quella artistica fin dal 1954, quando, trasferitisi da Milano a Roma, iniziarono a scrivere per il cinema prima e per la televisione poi: brevi pezzi per Canzonissima che incorsero talmente spesso nella censura da far loro decidere di dedicarsi esclusivamente al teatro.

Ma il concetto di teatro in senso stretto, come spazio delimitato da un palcoscenico, un foyer e un sipario – al limite delle gallerie – a Dario Fo non bastava: recitava nelle piazze, nelle fabbriche, nelle “case del popolo” dove portò le sue farse sempre più ricche di satira politica, di elementi tratti dal costume, ma soprattutto sempre più critiche nei confronti del teatro tradizionale, presto etichettato come “borghese”. A questo periodo risale il suo capolavoro indiscusso: Mistero buffo, una piéce in cui lui, unico in scena, recitava avvalendosi della tecnica del grammelot, molto in voga fra i teatranti di strada medievali, che mescolava sapientemente versi di senso compiuto, trovate nonsense e onomatopee che gli attori itineranti utilizzavano proprio per farsi comprendere (e si spera apprezzare) anche in terre straniere.

Da qui a Fo venne affibbiato il soprannome di “giullare”, che non si scrollerà di dosso mai più, ma che sarà anche la sua fortuna e il suo incessante impegno di ricerca, intento come sempre fu a scavare nell’arte dell’improvvisazione, nei dialetti, nelle parodie e nel genere francese del vaudeville che alternava recitazione e canzone.

Nel 1970, con l’arrivo sulle scene di Morte accidentale di un anarchico, la presa di posizione politica (a sinistra) di Fo è definitiva e lo accompagnerà di lì in poi in tutte le sue scelte pubbliche e non. Lo spettacolo aveva per protagonista la “solita” figura del Matto, che qui prende le sembianze dell’anarchico Pinelli, misteriosamente volato giù da una finestra della Questura di Milano il 15 dicembre 1969 mentre veniva interrogato perché sospettato di essere l’autore della strage di piazza Fontana. Sul caso Pinelli Fo scrisse anche una lunga lettera aperta al settimanale L’Espresso nel 1971.

Eppure il suo schieramento politico non era sempre stato netto: per tutta la vita gli è stato chiesto di rendere conto del suo arruolamento volontario nelle file dell’esercito fascista in seguito alla chiamata alle armi seguita alla fondazione della Repubblica di Salò nel 1943. Quando questo venne a galla, negli anni Settanta in cui Fo era ormai un’icona culturale della sinistra, prima cercò di negare, poi invocò l’incoscienza della giovane età, quindi lo stato di necessità e infine si giustificò con la volontà di fornire un alibi al padre antifascista. La controversa esperienza, comunque, negli anni, ciclicamente tornava alla ribalta e allora Fo fece fioccare le querele contro i giornalisti e chiunque altro tirasse in ballo “quella vecchia storia” o lo accusasse di essere repubblichino, rastrellatore, brigatista nero. Ne fu vittima anche Oriana Fallaci, che nel 2004 lo definì “vecchio giullare della Repubblica di Salò” e “fascista rosso che prima era stato fascista nero”.

Dopo qualche incursione nella scrittura di canzoni per Enzo Jannacci e nel teatro dell’opera, i decenni Ottanta e Novanta per Dario Fo furono caratterizzati dall’emersione, nelle sue opere, di un profondo anticlericalismo, il cui culmine si ritrova in Il Papa e la strega, liberamente ispirato al contemporaneo dibattito sulla droga che si svolgeva fuori e dentro le aule del Parlamento italiano. Sempre a proposito del papato, ricordiamo il suo bel romanzo La figlia del papa in cui il Premio Nobel ricostruisce, con passione e partecipazione, la vita di Lucrezia Borgia.

A proposito di lotta al potere clericale, l’ultima “battaglia” l’aveva combattuta non molto tempo fa, nel novembre 2013, sollevando una grossa polemica contro il Vaticano che, a suo dire, gli aveva rifiutato di mettere in scena all’Auditorium Conciliazione lo spettacolo di Franca Rame In fuga dal Senato. Sono volate parole grosse, come “censura” da parte dell’artista, mentre l’Apsa – la proprietaria della struttura – ha risposto che l’annullamento è stato dovuto a una mancata conferma, non certo a un atto intenzionale, tanto più che in passato l’Auditorium in questione di pièce di Fo e compagna ne ha ospitate eccome.

A settembre 2016 è giunta la notizia che la Turchia ha messo al bando le opere teatrali di Dario Fo, al pari di altri autori occidentali come William Shakespeare, Anton Cechov e Bertolt Brecht. Nel commentare la notizia, Fo ebbe a dire: «Sono onorato. Manderò una lettera di ringraziamento a Erdogan per avermi inserito in un così nobile consesso. Un’ottima compagnia. Lo considero un secondo premio Nobel».

Tra eresie, metateatro, un impiego sempre più massiccio della tecnica dello straniamento e del grottesco, nel 1997 Dario Fo ricevette il Premio Nobel per la letteratura: Stoccolma lo scelse perché con i suoi lavori “fustigava il potere e riabilitava la dignità degli oppressi”. Egli, semplicemente, commentò: “Con me hanno voluto premiare la gente di teatro”.

Anche se non sempre in prima linea, possiamo dire che Dario Fo abbia fatto, nella sua vita, anche politica attiva, soprattutto dopo la discesa in campo di Berlusconi: nel 2006 partecipò alle Primarie dell’Unione e alle Comunali di Milano con una lista civica. Eletto consigliere comunale, rinunciò per mancanza di tempo. Alle ultime elezioni politiche nel 2013, Fo non ha nascosto le proprie simpatie per Rivoluzione civile di Ingroia e per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il quale lo incoronò Presidente della Repubblica ideale alle Quiriniadi svoltesi sul suo blog e ne avrebbe anche portato avanti la candidatura se Fo non avesse declinato l’invito, preferendo alla prima carica dello Stato, proseguire il suo lavoro di lezioni e conferenze con i giovani, ai quali ha sempre cercato di trasmettere la sua vitalità, la sua poetica, il suo amore per la vita e per il teatro.

E allora oggi, i giovani e i meno giovani, ricchi di tanta eredità, ti salutano così, caro Dario, proprio come tu hai salutato la tua Franca: semplicemente ciao.

Approfondimenti su Dario Fo

Per noi Dario Fo è sempre stato un Maestro. Su GraphoMania ne abbiamo scritto diverse volte:




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.