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Posted giovedì, 20 ottobre 2016 by Roberto Russo in Grammatica
 
 

Che cos’è l’acrostico

Acrostico

Ma che cos’è l’acrostico?

Acrostico è un termine che deriva dal greco ákros (che è all’estremità) e stichos (verso). Si dice acrostico un componimento poetico costruito in modo tale che leggendo in senso verticale la prima lettera di ogni verso si scopre la parola o la frase assunta a soggetto dall’autore o il suo nome o quello del dedicatario. Lo stesso procedimento usato a metà del verso si chiama mesostico, alla fine del verso telestico.

Alcuni esempi di acrostico

L’uso dell’acrostico è molto antico. Le commedie di Plauto, infatti, sono precedute da un argomento le cui prime lettere compongono il titolo dell’opera. Questo è quello della commedia Il Persiano (in latino Persa):

Profecto domino suos amores Toxilus
Emit atque curat, leno ut emittat manu;
Raptamque ut emeret de praedone virginem
Subornata suadet sui parasiti filia.
Atque ita intricatum ludit potans Dordalum.

Che, mantenendo anche l’acrostico, così suona in italiano nella traduzione di Ettore Paratore:

Partito il suo padrone, Tossilo compra l’innamorata
E s’adopera perché il lenone le restituisca la libertà.
Rifila per giunta a costui l’idea di comprare da un pirata una verginella da questo rapita,
Subornando la figlia del suo parassita perché reciti questa parte.
Alla fine, sbronzandosi, sbeffeggia Dordalo caduto nella pania.

Un altro esempio di acrostico ci viene da un sonetto di Matteo Maria Boiardo, le cui iniziali lette di seguito compongono il nome e il cognome della donna amata dal poeta (Antonia Caprara):

Arte de Amore e forze di Natura
Non fur comprese e viste in mortal velo
Tutte giamai, dapoi che terra e celo
Ornati for di luce e di verdura;

Non da la prima età simplice e pura,
In cui non se sentio caldo né gielo,
A questa nostra, che de l’altrui pelo
Coperto ha il dosso e fatta è iniqua e dura;

Accolte non fòr mai più tutte quante
Prima né poi, se non in questa mia
Rara nel mondo, anci unica fenice.

Ampla beltade e summa ligiadria,
Regal aspetto e piacevol sembiante
Agiunti ha insieme questa alma felice.

L’acrostico e l’acronimo

L’acronimo è, invece, una parola che nasce dalle lettere o sillabe iniziali usate a mo’ di sigla: per esempio ASL che vuol dire Azienda Sanitaria Locale. Per favorire la pronuncia dell’acronimo a volta possono essere presenti raggruppamenti vari di consonanti e vocali. Si pensi, per esempio, al SINASCEL, vale a dire Sindacato Nazionale Scuola Elementare. Va da sé che l’acronimo SNSE sarebbe stato alquanto complicato da pronunciare.

E le parole macedonia?

Ci sono poi termini che non sono acronimi e tanto meno acrostici: si tratta di tronconi di parole che, comunque, sono comprensibili. Un esempio? Palacongressi. In questo caso si parla di «parole macedonia». Altre parole macedonia sono cartolibreria, furgonoleggio, cantautore, musicassetta. Ma anche, per finire, smog (da smoke – fumo – e fog – nebbia) e brunch (da breakfast – colazione – e lunch –pranzo).

Via | Dizionario della letteratura italiana, a cura di Ettore Bonora • Luca Serianni, Garzantina della lingua italiana




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.