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Posted 30 Ottobre 2016 by Susanna Trossero in Zibaldone
 
 

La memoria delle parole

La memoria delle parole

La memoria delle parole

Che meraviglia, le parole. Le parole che fanno parte di noi, del nostro quotidiano, che ci rendono felici o ci distruggono. Quelle non dette, quelle che avremmo dovuto dire, quelle pronunciate a sproposito o quelle che fungono da ciliegina sulla torta. Le diamo per scontate, crediamo di conoscerle visto che le usiamo tutti i giorni, eppure quanto poco di loro sappiamo…

Le parole ci giungono dal passato, hanno una storia di legami affettivi con tutto ciò che «ieri» è accaduto a nostra insaputa. Sono delle incisioni sul tempo che il tempo non cancella. Meritano rispetto, interesse, curiosità e a volte anche stupore! Sopravvivono agli uomini ma ne rammentano azioni, usi, costumi, culture; dalla letteratura, per esempio, si affacciano alla nostra porta coniando nuove espressioni che più non lasciamo.

Storia di alcune parole

Avete presente I promessi sposi? Ricorderete Azzeccagarbugli, soprannome di un avvocato di Lecco dalla dubbia moralità. Manzoni italianizzò un termine proveniente dal dialetto milanese del tempo, «zaccagarbùj», già utilizzato nel 1510 da Machiavelli. Di certo, Manzoni non aveva idea che il suo Azzeccagarbugli sarebbe diventato un termine di uso comune agli italiani. Oggi, infatti, soprannominiamo in questo modo un avvocato di scarso valore, che si arrabatta per trovare soluzioni e cavilli non sempre onesti o professionali. Un uomo – così come il personaggio dello scrittore – che di libri ne ha tanti attorno a sé ma che nel suo ufficio fungono più che altro da ornamento.

Sempre a proposito di Manzoni, proprio quel romanzo ha avuto il potere di modificare il significato della parola «perpetua», oggi attribuita alle governanti dei sacerdoti magari un po’ impiccione ma devote e fedeli. Prima che la penna dell’autore desse vita a questo personaggio – la domestica di Don Abbondio – il termine, derivante dal nome femminile Perpetua, si basava sull’aggettivo perpetuo, che significava immutabile, eterno; aggettivo che veniva utilizzato in ambienti cristiani per indicare la saldezza della fede. Ma, con Alessandro Manzoni, il nome proprio si trasformò in nome comune ed è così che oggi lo utilizziamo, quando parliamo di una donna che accudisce il parroco.

Lo scrittore francese Ponson du Terrail, verso la metà dell’Ottocento creò l’avventuroso personaggio Rocambole, che ottenne un grande successo dando vita a un ciclo di ben ventidue volumi. Ebbene, secondo voi da dove ci giunge il termine «rocambolesco»? In francese, rocambole è riferito a una varietà di aglio da noi conosciuta come «aglio romano», ma rocambolesco serve a definire colui che possiede lo stesso temperamento del personaggio creato da Du Terrail: temerario, coraggioso, spregiudicato, che compie azioni audaci.

Quante e quali storie, si celano dietro parole e modi di dire… Un’infinità che vi suggeriamo di scovare in rete o nei tanti libri pubblicati sul tema. Noi ci siamo soffermati su pochissimi esempi sperando di stimolare la vostra curiosità, ma l’argomento è vastissimo e riguarda tutti i campi.

Parole in cucina

Spostandoci in quello culinario, siamo in tanti a usare o preparare la conosciutissima maionese, giusto? Eppure non molti sanno che il suo nome giunge a noi dalla città di Bayonne; in origine si chiamava bayonaise (salsa di Bayonne), trasformato poi nel 1807 in mayonnaise. Sembra che questo tipo di condimento venisse preparato dal cuoco di Richelieu durante l’assedio alle Baleari, utilizzando i pochi ingredienti di cui disponeva: olio d’oliva, uova, sale e limone mescolati senza cottura ma in grado di dar vita a una buona salsa. Perché senza cottura? Accendere il fuoco poteva attirare l’attenzione del nemico. Vi sono altre teorie che raccontano di questa salsa andando ancor più indietro nel tempo, tuttavia sembra che questa versione sia la più accreditata.

E ancora: si racconta che verso la fine del 1700, l’uomo politico britannico John Montague, conte di Sandwich, amava giocare a carte a tal punto da non riuscire a smettere neppure quando la fame si faceva sentire. La soluzione da lui ingegnata fu il farcire dei panini; in questo modo poteva tenere il pratico cibo in una mano e con l’altra le carte, senza mai smettere di giocare. Pare che grazie a questo stratagemma continuò una partita per quasi ventiquattro ore! Compiaciuto dalla sua stessa idea, in seguito soleva cibarsi in questo modo anche mentre giocava a golf, o quando il lavoro era così tanto che non aveva il tempo di allontanarsi dalla sua scrivania. Fu dunque considerato l’inventore del panino imbottito, in inglese Sandwich, da Lord Sandwich.

Per ragioni di spazio ci fermiamo qui, ma confidiamo che arricchirete questo articolo con i vostri commenti e le “vostre” parole, quelle che più vi affascinano, vi hanno colpito, o che hanno tante storie da raccontare!

Foto | Shutterstock




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.