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Posted 26 Dicembre 2016 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Thomas Gray nasceva trecento anni fa

Thomas Gray (1716-1771)

Thomas Gray (1716-1771)

Di fronte a noi oggi uno dei più grandi poeti della letteratura britannica di tutto il ‘700: Thomas Gray (1716-1771). La sua celebre Elegia scritta in un cimitero campestre rimane, a distanza di tre secoli, una delle poesie in lingua inglese più amate e citate della storia. Persino il generale James Wolfe la declamò prima di lanciarsi nella battaglia della piana di Abraham, concludendo poi con una frase che indubbiamente la dice lunga sul fascino e il successo del componimento di Thomas Gray: «Signori, avrei preferito scrivere questa poesia che conquistare il Québec domani».

Nonostante il ruolo che Gray ricopre nella storia della letteratura, la sua produzione poetica non fu certo abbondante, quel suo estro malinconico si esprimeva con parsimonia, un’eleganza discreta, un riserbo che toccava corde profonde. Un velato omoerotismo soffonde le sue poesie come le sue lettere e molto si è detto della sua intensa amicizia con Horace Walpole. Di quel loro lungo viaggio in Europa, Italia inclusa, da cui la loro amicizia ne uscì ferita. Proprio in Toscana, i due dopo un litigio decisero di separarsi, andando in direzioni opposte. Uno strappo che tuttavia riuscirono a ricucire qualche tempo dopo, alimentando così per secoli la curiosità di studiosi e biografi su entrambe le sponde dell’Atlantico.

La vena poetica di Thomas Gray, la cui velata omosessualità trovava sfogo nelle tenere amicizie con altri giovani uomini, venne tragicamente alimentata dalla morte dell’amato Richard West. Una perdita che segnò una svolta nell’opera del poeta che, schivo per natura, si chiuse in un grande riserbo, rifiutando nel 1757 anche il titolo di Poeta Laureato.

Il celebre poeta si spense nel luglio del 1771, dopo aver ottenuto il titolo di Professore Regio di Storia a Cambridge. Un incarico che gli permise di vivere gli ultimi anni senza troppi impegni ed affanni. Perfetto corollario di una vita che da sempre aveva rifiutato gli allori e le troppo accecanti luci della ribalta.

Qui di seguito una strofa del suo capolavoro: «Elegia scritta in un cimitero campestre».

Il vanto di un nome illustre, lo sforzo del potere
e tutta la bellezza, tutta la ricchezza che mai sia stata data,
attende allo stesso modo l’ora inevitabile.
I sentieri della gloria non portano che alla tomba.

Foto | John Giles Eccardt [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).