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Posted sabato, 31 dicembre 2016 by Roberto Russo in Grammatica
 
 

Si scrive a parte o apparte? A posta o apposta? A proposito o approposito?

Dubbi grammaticali: si scrive a parte o apparte? A posta o apposta? A proposito o approposito?
Dubbi grammaticali: si scrive a parte o apparte? A posta o apposta? A proposito o approposito?

Il problema è sempre quello: la differenza tra ciò che le nostre orecchie percepiscono quando si parla e la norma grammaticale. A seconda delle zone in cui ci si trova, ma anche del modo di parlare delle singole persone, si possono creare delle differenziazioni fra percezione e resa grafica. Per esempio: si scrive «a parte» o «apparte»? «A posta» o «apposta»? «A proposito» o «approposito»?

Guardiamo caso per caso e proviamo a risolvere i dubbi.

Si scrive «a posta» o «apposta»?

In realtà si può scrivere in entrambi i modi, anche se nell’italiano standard è «apposta» il termine più usato. In origine era «a posta» poi è diventato «apposta» e così lo scrive Alessandro Manzoni ne I promessi sposi: «credete che non s’è fatto apposta». Il fenomeno che ha portato a questa unione si chiama univerbazione, cioè l’unificazione grafica in una sola parola di due o più elementi separati (a posta -> apposta).

L’Accademia della Crusca sottolinea che apposta è una parola che nell’italiano contemporaneo va scritto unita, ma non manca di notare quanto più il termine è usato, tanto più si è affermata l’univerbazione: «apposta prevale su a posta». Ma, a rigor di logica, «a posta» non è un errore. Solo che è ormai caduto in disuso, quindi è meglio scrivere «apposta».

A posta si usa, comunque, ancora in un caso: se in mezzo c’è «bella». Si dice, infatti: «a bella posta», che vuole dire la stessa cosa di «apposta», ma la parola «bella» aggiunge un po’ più di forza, chiosa la Crusca.

Tra l’altro ricordiamo che «apposta» si scrive allo stesso modo del participio passato femminile singolare di «apporre». Stessa grafia, ma significato completamente diverso e, sempre stando alle regole dell’italiano standard, diversa pronuncia: «appòsta» e «appósta» per cui non è possibile sbagliarsi.

Si scrive «a parte» o «apparte»?

Diverso è il caso di «a parte», che si scrive così, separato e non in un’unica parola («apparte»). Si tratta di una locuzione composta dalla preposizione semplice «a» e dal termine «parte». Nella lingua parlata sembra che ci siano due «p» (quindi «apparte») per via di quel fenomeno che si chiama raddoppiamento fonosintattico diffusissimo nella nostra lingua. La forma corretta, pertanto, è «a parte che», «a parte il fatto», «a parte tutto».

«A proposito» o «approposito»?

La grafia corretta è «a proposito». Fino ai primi del Novecento si scriveva anche tutto attaccato «approposito», ma oggi (ricordiamo che la lingua cambia inesorabilmente, non è un sistema immobile) si tratta di una forma molto rara ed è sconsigliato ricorrere a questa grafia.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.