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Posted domenica, 22 Gennaio 2017 by Luigi Milani in Recensioni
 
 

Carlo Scarpa e il Giappone, recensione della mostra allestita al Maxxi

Carlo Scarpa e il Giappone
Carlo Scarpa e il Giappone

Da qualche tempo a questa parte il Maxxi ha decisamente ampliato il ventaglio di proposte espositive. Non a caso ci siamo occupati spesso delle sue proposte. Tra queste, voglio segnalarvi stavolta la mostra Carlo Scarpa e il Giappone, inaugurata lo scorso 9 novembre e in calendario fino al 26 febbraio 2017.

L’esposizione dedicata a Scarpa negli spazi del Centro Archivi del Maxxi Architettura in concomitanza con la mostra The Japanese House, dedicata alla tradizione e all’innovazione dell’architettura della casa giapponese, è particolarmente interessante perché incentrata non tanto sulla pur eccezionale produzione del grande architetto – si pensi al Padiglione del Libro o alla struttura d’ingresso ai Giardini della Biennale di Venezia, alle quinte e ai piani di molti allestimenti espositivi, al cortile della Fondazione Querini Stampalia a Venezia o alla Tomba Brion – quanto alle profonde connessioni alla cultura e alla tradizione giapponesi.

La mostra, basata sul certosino lavoro di ricerca compiuto da Elena Tinacci, comprende progetti, fotografie, documenti, molti dei quali finora inediti, che rivelano le ragioni profonde che collegano Carlo Scarpa alla cultura architettonica, alla letteratura, alle sue tradizioni storiche, culturali, costruttive, in una parola all’arte in senso lato del Giappone. Ecco il perché della varietà dei materiali ospitati nell’Archivio Scarpa, a testimonianza della molteplicità della sua produzione.

Il percorso espositivo si apre con le ventisette foto, strepitose, scattate nel 1972 da un altro artista di cui ci siamo occupati su queste stesse pagine, Gianni Berengo Gardin alla Tomba Brion. Spettacolare e direi sostanziale la scelta delle inquadrature effettuata dal fotografo, centrate in modo tale da far convergere linee e superfici, componendo l’immagine con porzioni di architetture al fine di evidenziare i giochi di prospettiva, gli allineamenti e le intersezioni strutturali. Gardin mostra così di aver colto appieno lo spirito dell’architettura di Scarpa, essenziale e tendente all’astratto nelle sue geometrie esasperate.

La mostra non manca poi di mostrare ricche testimonianze fotografiche del fondamentale viaggio compiuto da Scarpa in Giappone nel 1969, evidenziando anche l’influenza delle opere di Klimt e Mondrian, di F. L. Wright, Mies van der Rohe ed Ezra Pound.

Concludo ricordando che la grande passione di Scarpa per il Giappone non è stata a senso unico, dal momento che i suoi lavori hanno suscitato vasta eco in terra nipponica, come testimoniato dai molteplici contributi rinvenibili sulle riviste giapponesi di settore.

Carlo Scarpa e il Giappone
9 novembre 2016 – 26 febbraio 2017
Centro Archivi MAXXI Architettura
Via Guido Reni, 4/A
00196 Roma




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.