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Posted lunedì, 25 dicembre 2017 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Lauda del Natale, anonima poesia del XIV secolo

Lauda del Natale
Lauda del Natale

Questa anonima Lauda del Natale risalente al secolo XIV è, secondo noi, un ottimo testo per gli auguri di Natale. Esprime tutta la tenerezza per la nascita di un bambino, e che Bambino!, con un tale afflato che quasi lo vediamo il piccolo Gesù muoversi nel «presepio».

Il testo della Lauda del Natale che qui vi proponiamo è posto anche ad apertura del libro Fiabe di Natale, pubblicato dalla Graphe.it edizioni nella collana Natale ieri e oggi. Il libretto raccoglie una fiaba di Guido Gozzano e una di Francesca Sanzo.

Alle amiche e agli amici che ci seguono con costante fiducia, ma anche a tutti coloro che capiteranno «per caso» su queste pagine, giungano i nostri migliori auguri per un sereno Natale colmo di pace, gioia, amore.

Lauda del Natale

Per lo vostro gran valore, Vergine Maria,
ci hai fatto un bambino ch’è la vita mia.

Un dolce bambino voi ci avete fatto,
grand’e picciolino da tenerlo in braccio,
baciando e abbracciando n’averem sollazzo:
non voglio altra gioia, nessuna che sia.

Vergine Maria, chinal nel presepio
quel dolce bambino: goderem con esso;
chi nol sa pigliare stringasse al petto,
che non possa cessare la dolcezza sua.

Del vostro bambino affannati siamo
e colli nostri cuori lo desideriamo;
accattaci grazia che noi lo contempliamo
e tegnamoci sempre in della sua balìa.
Quel dolce bambino gambetta in del fieno,
colle braccia scoperto, non lassa pel gelo;
la madre lo ricopre con gran desiderio,
mettendoli la puppa nella sua bocchina.

Puppava lo bambino la dolciata puppa,
stringeala colla bocca, colle sue labbruccia;
ciuppa ciuppa ciuppa, non vuol ministruccia,
perché non aveva dentucci la bella bocchina.

O vera umanitade, come se’ aggrandita,
colla divinitade tu se’ unita;
la Vergine Maria ne prende letizia
e a noi peccatori ne fa cortesia.

Foto | Guarda la pagina per l’autore [CC BY 4.0], attraverso Wikimedia Commons




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)