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Posted sabato, 12 maggio 2018 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Amy Lowell, poetessa dalla voce estremamente viva

Amy Lowell (1874-1925)
Amy Lowell (1874-1925)

Nonostante i milioni di dollari, i profondi legami con Harvard (il padre ne fu addirittura a capo), Amy Lowell (1874-1925) non poté mai frequentare l’università. Un diniego familiare, legato a sciocchi pregiudizi sessisti, che la segnarono in profondità.

Fu però così che la poetessa cominciò a leggere voracemente, a collezionare spasmodicamente libri, a trovare nella parola scritta una vera e propria ragione di vita. La poesia tuttavia entrò nella sua vita solo a ventotto anni, dopo aver assistito in Europa a uno spettacolo di Eleonora Duse. La grande attrice italiana divenne così di fatto la sua prima grande musa, dando il «la» a una carriera che sarebbe culminata poi con il Pulitzer (postumo) nel 1926 per What’s O’Clock.

Un altro incontro certamente fondamentale per la Lowell fu quello con il volitivo e sprezzante Ezra Pound che, ben presto, si trasformò nel principale critico e mentore dell’imagismo poetico di Amy Lowell.

Corpulenta, i capelli raccolti in uno svelto chignon e con l’eterno pince-nez attraverso cui scrutava sagacemente il mondo e l’esistenza, la poetessa americana fu spesso oggetto di scherno e derisione, tuttavia la sua voce poetica rimane ancora oggi estremamente viva, a partire da quei versi dalla sensualità rapita e innamorata che trovarono nella compagna, l’attrice Ada Dwyer Russell, la sua segreta ma profondissima fonte di ispirazione.

Una poesia di Amy Lowell

Vi lasciamo a questo punto (come è quasi ovvio che sia) con La lettera (traduzione di Barbara Lanati), una delle sue poesie più celebri e amate.

Piccole contorte parole, scarabocchiate su tutto il foglio
come zampe di mosche infangate,

Che cosa potete dire della fiammante luna
trapuntata dalle foglie della quercia?
O della mia finestra senza tende,
e del nudo pavimento al chiaro di luna?
Le vostre sciocche astuzie e i vostri intrighi
non hanno nulla della florescenza del biancospino.
E questa carta è fragile, muta, liscia, vergine di dolcezza
Sotto la mia mano.

Sono stanca, amore mio, di riscaldare il mio cuore
contro il tuo volere;
di spremerlo in macchioline d’inchiostro,
e di spedirlo per posta.
Ed io qui sola, brucio, sotto il fuoco
della grande luna.

Foto | James Notman (photographer) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).