0
Posted sabato, 11 agosto 2018 by Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Sotto il sole del porto di Bari. Un racconto

Sotto il sole del porto di Bari
Sotto il sole del porto di Bari

Porto di Bari, primo pomeriggio di fine giugno.

Aria infuocata dal sole, assoluto padrone del cielo senza ombra di una minima nube.

Asfalto bollente sotto le infradito. La controra fa le strade deserte.

I pochi autisti a bordo dei TIR tengono i motori al minimo con l’aria condizionata accesa. Sono quasi tutti stranieri: albanesi, macedoni, greci, rumeni, bulgari. In attesa di imbarco per l’Adriatico.

Devo raggiungere la fermata dell’autobus ma lo faccio lentamente, tenendomi dal lato della strada dove radi alberelli allungano brevi ombre sulla carreggiata.

Dall’altra parte, sotto il muretto che regge l’inferriata di protezione al perimetro portuale, due nordafricani accovacciati. Piegati sulle ginocchia, per rientrare anche loro nella poca ombra del muretto.

Nell’aria tremula che sale dalle corsie d’asfalto, un cane inizia l’attraversamento della strada. Arriva sullo spartitraffico di cemento e si ferma abbassando lo sguardo e il muso fin quasi a terra. Ha visto un autobus spuntare dalla curva, che avanza con fracasso, traballando sul manto stradale sconnesso. Il cane aspetta che passi.

Poi, lentamente, scende dallo spartitraffico e completa l’attraversamento. Come un bravo pedone.

Il suo passo è lento, vecchio, il pelo ispido, sporco, infeltrito, come un maglione di lana lavato male. La schiena ha chiazze di pelle senza pelo, croste di sangue, il resto del manto è puntellato di spighe secche, fili d’erba, segni di cucce randagie.

Mi precede di poco, avanza lento, zoppicando, affaticato, la bocca aperta e la lingua penzoloni.

Un filo di bava gli cola dalle labbra.

È malato. È talmente lento che lo raggiungo. Mi sente, si ferma, si gira. Mi guarda dal basso verso l’alto e fa un mezzo passo verso di me.
Mi fermo anch’io. Ci guardiamo. La bava continua a colargli dalla bocca aperta. Gli occhi sono umidi.

Non gli resta molto e quel poco che gli resta sarà così. Avrebbe bisogno di bere ma non ho acqua con me. Triste il destino dei randagi.

Riprendo il cammino. Raggiungo la fermata dell’autobus. Non c’è nessuno e non c’è pensilina, solo un palo con la tabella degli orari.

Il corpo no, ma la testa riesco a metterla al fresco, esattamente nel piccolo riquadro d’ombra proiettato a terra dalla tabella. Basta poco, ai randagi, per stare meglio.

Mi giro verso il cane che è rimasto parecchio indietro.

Lo vedo che ha raggiunto il gruppo dei TIR parcheggiati. Si ferma e si distende anche lui all’ombra di un telonato. La bocca sempre aperta, ansimante.

Passa qualche minuto e anch’io vedo un autobus, il mio, che spunta dalla curva. Arriva e salgo.

Mentre l’autobus passa accanto ai TIR parcheggiati, vedo il vecchio cane disteso all’ombra. Sta bevendo. Qualcuno degli autisti gli ha portato un ciotola di plastica piena d’acqua.

Basta poco, ai randagi, per stare meglio.

Sotto il sole del porto di Bari è un racconto di Damiano Siragusa
allievo del corso di scrittura narrativa che Susanna Trossero tiene a Ostia – Roma
presso l’associazione Fo.Ri.Fo.

Foto | loloieg




Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)