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Posted domenica, 30 settembre 2018 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

150 anni fa «nascevano» le Piccole donne dalla penna di L. M. Alcott

La prima edizione di Piccole donne
La prima edizione di Piccole donne

Era il 30 settembre 1868, appena due mesi e mezzo dopo la consegna all’editore delle bozze che l’autrice aveva impiegato solo dieci settimane a scrivere (dimenticandosi spesso di mangiare e di bere afferma la leggenda), quando Piccole donne, romanzo di formazione destinato a diventare il romanzo corale al femminile per eccellenza, fu dato per la prima volta alle stampe. Oggi, dunque, vogliamo festeggiare insieme questo importante genetliaco (il numero 150!) sperando che ci leggano anche gli uomini.

Sì, perché alzi la mano chi di voi donzelle che – come me – avete velleità di scrittura, non si è mai identificata con la ribelle Jo, autrice in erba di chissà quale capolavoro della letteratura! E in effetti con Jo s’identificava anche Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole Donne, che mai si sposò e mai avrebbe voluto che si sposasse neppure il suo personaggio preferito, ma dovette capitolare su pressione dell’editore. D’altronde la Alcott mai avrebbe voluto neppure scrivere un romanzo per ragazze, ma ancora una volta dovette cedere su pressione dell’editore che solo a questa condizione avrebbe pubblicato anche un saggio del padre, pensatore e filosofo con idee per l’epoca originali sulla pedagogia e l’educazione dei giovani.

Piccole donne, quindi, uscì per la prima volta in due volumi (il secondo, il nostro Piccole donne crescono, nel 1869) poi riuniti – ma solo in America – nel 1880, quando fu rivisto anche il linguaggio a vantaggio della lingua americana parlata e di una prosa meno letteraria possibile. Le prime traduzioni, infine, risalgono al 1908.

Il romanzo femminile per eccellenza

Fu così che Louisa si sedette allo scrittoio e si dette da fare per creare quattro sorelle così diverse eppure così legate tra loro, quattro idee di femminilità in cui ogni donna, in ogni epoca, può trovare identificazione: Meg, la maggiore, elegante e saggia; Jo, ribelle e appassionata; Beth, riservata e buona; Amy, artista capricciosa e generosa.

Per costruire i suoi personaggi – oltre che da se stessa come abbiamo visto – la Alcott pescò dalla sua famiglia: Meg è sicuramente ispirata alla sorella Anna, che s’innamorò del marito mentre si esibiva per lei in una commedia; nella figura di Beth ravvisiamo l’altra sorella, Lizzie (stesso anche il nome) che morì di scarlattina a 23 anni; Amy, infine, era basata su Abigail May May (di cui Amy è un anagramma, infatti), artista nota per essere stata la prima donna ad aver esposto nel Salone di Parigi.

Ma essendo un romanzo corale, non si possono tralasciare neppure le altre donne: mamma Margaret che fa da capofamiglia quando il marito, cappellano, parte per la Guerra di Secessione e insegna alle figlie a guadagnarsi la propria indipendenza anche a costo di grandi sacrifici, senza mancare mai di invitarle a riflettere sulle proprie azioni e riportandole a una morale di tipo religioso; poi c’è la governante Hannah, molto affezionata alla famiglia, analfabeta ma saggia, un vero punto di riferimento per tutti; infine zia March, una vecchia ricca e solitaria, che critica il modello educativo proposto alle quattro sorelle, ma non manca mai di fornire loro il suo appoggio, anche economico.

A ognuno il suo personaggio per una storia sempre attuale

Seppur relegati sullo sfondo e assai più diafani, nell’opera sono presenti anche alcuni personaggi maschili che fanno da contraltare a tutto questo esplodere di ferormoni. Innanzitutto Robert March, il padre, in pratica la trasposizione del patriarca Alcott. Nel primo libro, che copre l’arco temporale di un anno – da Natale a Natale – è pressoché assente perché al fronte, tanto che la madre propone alle giovani figlie, per gestirle, un gioco di miglioramento dei propri “nemici interiori”, difetti e intemperanze personali, proseguendo di fatto l’azione educativa del marito.

Nel secondo, invece, che inizia alcuni anni dopo la fine del primo, gli viene lasciato molto spazio per esprimere il suo modo di pensare e la sua linea pedagogica, anche in considerazione del fatto che la primogenita Meg nel frattempo si è sposata con John, un uomo povero che la ama alla follia, dal quale ha avuto prima due gemelli e poi un’altra bambina, e la seconda, Jo, sposata con Friedrich, un professore tedesco più anziano di lei, e madre di due bambini, avuta in eredità la casa di zia March, vi aprirà assieme a lui una scuola. La casa di zia March, tra l’altro, pare essere modellata su Orchad House, la tenuta in cui l’autrice nacque e crebbe, e dove oggi è ancora visitabile lo scrittorio che il padre di Louisa fece costruire per lei.

Altri personaggi di Piccole donne

C’è poi James Laurence, il ricchissimo vicino di casa dei March, burbero e severo, che si farà però conquistare dalla gioia di vivere delle quattro sorelle, e soprattutto il nipote Laurie, orfano, inizialmente timido e solo, che si trasforma nell’amicizia in un giovane socievole e burlone. Poco incline allo studio e spesso tentato dai capricci dei ricchi, inizialmente s’innamora, non ricambiato, di Jo, poi, in Francia, dove farà un lungo viaggio per dimenticarla, ritrova Amy: i due si avvicinano molto, complice anche il dolore per la morte di Beth, tanto da tornare a casa già sposati. Secondo i soliti bene informati, sembra che il personaggio di Laurie celi quello di un certo Laddie, un musicista polacco che la Alcott incontrò in Europa e con il quale ebbe una storia d’amore che si risolse in una romantica vacanza a due a Parigi.

Il pensiero trascendentalista nell’opera

Si tratta di un approccio nato in seno alla filosofia kantiana, secondo cui si esalta l’individuo, perfettamente inserito nella società e in armonia con la natura. I seguaci di questo pensiero, sono convinti di vivere in un universo benefico a stretto contatto con il Creato e conducono la propria vita come un lungo pellegrinaggio verso la trascendenza – da cui il nome – cioè verso il ricongiungimento con Dio. Parliamo di questa filosofia perché sia il patriarca Alcott sia la figlia Louisa ne erano seguaci: il padre Amos Bronson, in particolare, reinterpretava il trascendentalismo come l’affermazione dell’originalità della cultura americana nei confronti di quella europea che da sempre si era ritenuta superiore.

Nel romanzo, inoltre, tali istanze sono particolarmente portate avanti da Jo: ultima delle sorelle a sposarsi e a realizzarsi, questo sì, ma anche l’unica a personificare il pensiero della Alcott, che potremmo definire in qualche modo un antesignano del femminismo.

Le eredi delle Piccole donne

Data l’importanza e la pervasività del romanzo nello spazio e nel tempo, non stupisce che Piccole donne abbia destato l’interesse di arti come il cinema e il teatro in diverse epoche.

Sul piccolo schermo, in particolare – dopo la prima antelucana versione del 1918 – la prima trasposizione degna di nota è quella firmata nel 1933 dal regista George Cukor e che vede nientepopodimenoché Katharine Hepburn nel ruolo di Jo e Joan Bennet in quello di Amy. Ma molte altre amatissime attrici, nel corso della loro carriera, hanno incrociato il proprio cammino con quello delle sorelle March: Liz Taylor fu Amy nel 1949 nello stesso film in cui June Allyson interpretava Jo; che invece nel 1994 – ultima pellicola hollywoodiana tratta dall’opera fino a oggi – ebbe il volto di Wynona Ryder, mentre una piccola Amy quello di una giovanissima Kirsten Dunst; la mamma, invece, era interpretata da Susan Sarandon.

Proprio in questi mesi, inoltre, e proprio per festeggiare i 150 anni dell’opera, se ne starebbe girando negli Usa un nuovo adattamento diretto da Greta Gerwig che dovrebbe vedere la luce a Natale 2019: secondo i rumors nel cast ci saranno, tra le altre, Meryl Streep ed Emma Watson nel ruolo della primogenita Meg.

Foto | Di Alcott [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.