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Posted mercoledì, 17 ottobre 2018 by Giorgio Podestà in Poesia e dintorni
 
 

L’intensa poesia di Ingeborg Bachmann

Ingeborg Bachmann (1926-1973)
Ingeborg Bachmann (1926-1973)

La fronte alta e pensosa, i capelli biondi come spighe di granoturco, pronti a ricaderle ogni volta in ciocche mosse sugli occhi indagatori: i mille ritratti di Ingeborg Bachmann sembrano in un modo o nell’altro rimandarci sempre a quella medesima e iconica raffigurazione.

Impossibile non farci di volta in volta i conti, impossibile dimenticare che ci troviamo di fronte a una figura letteraria di primissimo piano del secondo dopoguerra. Del boom economico. Una poetessa pluripremiata. Una scrittrice lacerata che scriverà opere intense e sofferte come Malina o Il trentesimo anno.

Chi è stata Ingeborg Bachmann

Nata in una piccola cittadina dell’Austria nel 1926, Ingeborg Bachmann aveva inciso nell’anima un ricordo tragico e indelebile: l’ingresso delle forze hitleriane nel suo paese. Un’angoscia mortale le si era allora insinuata nel cuore. Vi aveva messo inestirpabili radici.

Era dopotutto il cuore di una dodicenne ipersensibile, follemente innamorata dei libri. Libri che a notte fonda, nel buio fosco del coprifuoco, leggeva sotto le coperte con l’ausilio di una piccola e provvidenziale torcia elettrica.

Finita la guerra, laureatasi in legge e filosofia, Ingeborg Bachmann esordì con Il tempo dilazionato, una raccolta di poesie che le valse subito il premio letterario del Gruppo 47. Un successo bissato qualche anno dopo dall’Invocazione all’Orsa Maggiore.

Anni in cui il suo nome correva veloce, si imponeva in Germania e Austria come un punto di riferimento per le nuove ed inquiete generazioni. Tuttavia fu l’Italia che l’attrasse come una calamita, fu l’abbacinante Sud che la sedusse perdutamente. Roma divenne così la sua città d’adozione.

Nella Città eterna visse dal 1965 fino al 1973, anno della sua prematura e tragica morte. Si parlò di incidente, di suicidio. Le cronache del periodo ci raccontano di come la scrittrice avesse preso accidentalmente fuoco nella sua casa di via Giulia, della lunga agonia, del decesso avvenuto qualche settimana dopo in un ospedale della Capitale.

Certo è che la Bachmann dopo anni difficili, di crisi depressive, di grandi amori finiti, era una donna profondamente sola e lacerata. Sospesa in un grande e incolmabile vuoto.

Una poesia di Ingerborg Bachmann

Di seguito alcuni versi di Ingeborg Bachmann tratti da Grande paesaggio nei dintorni di Vienna (Poesie, a cura di Maria Teresa Mandalari per Guanda)

I campanili della pianura dicono a nostra lode
che involontaria fu la nostra venuta e sui gradini
cademmo della malinconia, sempre più in basso,
con lucido ascolto della caduta.

Foto | Di Neithan90 [CC0], da Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).