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Posted giovedì, 8 novembre 2018 by Giorgio Podestà in Poesia e dintorni
 
 

La poesia frugale di Silvana Lattmann (che oggi compie 100 anni)

Silvana Lattmann
Silvana Lattmann

Il poeta Sandro Sinigaglia definì la poesia di Silvana Lattmann essenziale, anzi per essere precisi il più possibile, frugale, con un’orchestrazione che gli ricordava la musica per ocarina. Un parere che molti, leggendo quelle Quindici poesie per l’Almanacco dello specchio apparse nel 1978, si sentono di condividere.

Molti anni sono passati da allora e oggi, 8 novembre, la poetessa, nata a Napoli nel 1918, festeggia cento anni tondi tondi. Un secolo di vita che le ha permesso di vedere e sentire, registrare e raccontare gli eventi di buona parte del Novecento.

Silvana Lattmann, Nata il 1918

A questo proposito non possiamo non ricordare la sua autobiografia Nata il 1918, uscita quest’anno per le Edizioni Casagrande. Un libro in cui la poetessa italiana, ma naturalizzata svizzera fin dal 1954 (anno del suo matrimonio con Charles Lattmann), ci conduce per i sentieri lunghi e mossi della sua esistenza, usando sempre la terza persona.

Non mancano episodi privati e dolorosi come la morte del suo primo marito. Un ufficiale di marina, che nel dicembre del 1942, perse la vita a bordo di un sommergibile silurato dal nemico.

Tappe che segnarono profondamente Silvana Lattmann (non per nulla l’autobiografia si arresta proprio con quella enorme tragedia che sembrò segnare un vero e proprio spartiacque nel suo percorso individuale) che, dopo una laurea in biologia, si dedicò attivamente alla ricerca ed all’insegnamento, prima di approdare alla poesia, a raccolte come Fessura che nel 1984 le fruttò il prestigioso premio Schiller (un riconoscimento del resto che le verrà fatto ben due altre volte).

Una poesia di Silvana Lattmann

A lei che oggi raggiunge e supera il secolo di vita vanno i nostri più sentiti ed ammirati auguri.

A voi invece il dono di una sua poesia che vola alta sulle ali del ricordo:

Mia zia Rita la ricordo
per il riso scrosciante
sul lungo filo delle perle al collo.
Oppure in fuga per corridoi lunghi,
nel suo palazzo, a mani alzate
chiudersi in camera per sue paure,
oppure
al centro del salotto
seduta nel gran divano a parlare,
la famiglia attorno.
In certi pomeriggi di pioggia
per me apriva ante di vecchi armadi
pesanti di noce, odorosi di canfora,
tirava fuori avanzi di abiti da ballo,
tulle, lamé, velluto;
le «pezze» da cucire i vestiti alle bambole.
Un piccolo ditale,
l’ago che stenta a entrare
l’odore di polvere. Pomeriggi di pace.
(1977)

Foto | Emilio Speciale [CC BY-SA 4.0 ], from Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).