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Posted giovedì, 22 novembre 2018 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Jules Laforgue, il poeta di rottura di fine Ottocento

Jules Laforgue (1860-1887)
Jules Laforgue (1860-1887)

La luna, il sogno, la donna, ma anche l’amore per il lugubre, la morte, scheletri che danzano indossando tonache e frac. Jules Laforgue, in soli ventisette anni di vita, è riuscito comunque a diventare una voce potente e visionaria della poesia mondiale.

La vita e i libri di Jules Laforgue

Uruguayano di nascita, ma francese di adozione e di lingua (la sua famiglia aveva origini bretoni), è tutt’altro che uno studente modello: fallisce, infatti, per ben tre volte l’esame per il diploma, ma probabilmente è perché invece di studiare si sta dedicando alla raccolta di poesie I singhiozzi della terra, alla quale lavorerà fino al 1881 e che resterà incompiuta, pubblicata poi dopo la sua morte all’interno dell’opera completa di poesie racchiudendo ventinove liriche scritte tra il 1878 e il 1883.

Sarà a Parigi – dove si trasferirà con tutta la famiglia – che il suo genio prenderà forma, anche se la prima poesia pubblicata vede la luce a Tolosa nel 1879. Fu presto notato negli ambienti letterari della Ville Lumière, quindi, tanto da iniziare un’istruttiva collaborazione con la rivista La vie moderne.

Nel 1881 si trasferisce a Berlino come lettore francese dell’imperatrice Augusta, impiego che gli lascia molto libero consentendogli di scrivere e di coltivare gli altri suoi molti interessi che spaziano dalle acqueforti alla musica, dall’arte alla critica filosofica.

Imitazione di Nostra Signora della luna

Così nel 1886 scrive il suo capolavoro Imitazione di Nostra Signora della luna, anticipato l’anno precedente da Le lamentele. Un esordio forte, il suo, con un linguaggio che non teme la sperimentazione costante, che per lui è l’esperienza della vita stessa, piena com’è di sorprese senza sosta.

Allegoria ed effetto simbolico sono il suo pane quotidiano che sbocconcella offrendone poi al pubblico preziose briciole in forma di giochi letterari, in cui Parigi può addirittura diventare una fogna che getta sul «pavimento dei viali le sue falene dai seni freddi», oppure può «piovere sul fiume senza uno scopo, un nulla che commuova il cielo». Ecco, poi, che l’umanità, di fronte alla luna, «cranio lustro», che la guarda da lassù, è solo un «congresso degli stanchi» ch’ella presiede, ma in altri momenti, mentre si fuma una sigaretta ad esempio, i viventi sono additati come meri «scheletri futuri».

Per la donna e l’elemento femminino, inoltre, Jules Laforgue avrà sempre un’attenzione particolare: è lei la detentrice del potere della vita e dell’amore, è, dunque, presenza salvifica e collaborante all’evoluzione del pianeta, ma i sentimenti che il poeta nutre per lei sono contrastanti: una volta è disprezzo infantile, un’altra è pura ingenuità, un’altra ancora perfidia e disincanto di chi ha scelto il celibato; il suo, comunque, resta un punto di vista appartato e malinconico.

Gli ultimi libri di Jules Laforgue

Infine postumi, di Jules Laforgue, poeta decadente e simbolista irregolare, che secondo i critici congiunse e superò crepuscolari e futuristi, usciranno Morale leggendaria, sei racconti filosofici in prosa del 1887, e Ultimi versi, apparso nel 1890, tre anni dopo la scomparsa del poeta, morto a Parigi nella più assoluta miseria e malattia.

Foto | Franz Skarbina (picture from Staatsbibliothek Berlin) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.