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Posted venerdì, 23 novembre 2018 by Susanna Trossero in Zibaldone
 
 

Il presepe: significato del termine e storia del presepio

Il presepe: significato del termine e storia del presepio
Il presepe: significato del termine e storia del presepio

Natale è alle porte, e noi lo aspettiamo ponendoci subito una domanda a proposito di un’antica tradizione legata a questa importante festività: si dice Presepe o Presepio?

Presepe o presepio?

L’Accademia della Crusca ci fa sapere senza mostrare alcun dubbio che si possono usare entrambe le versioni, specificando che lo stesso Alessandro Manzoni – padre della lingua italiana – lo fece nella sua poesia Il Natale.

Molto più indietro nel tempo, due versioni si avevano anche in latino. Sembrerebbe che il termine presepio sia usato maggiormente in ambito religioso, e fu presente nel Vocabolario della Crusca fin dal 1612, con il significato di stalla, mangiatoia. Anche se in realtà, i due differenti significati erano stati così attribuiti: l’autore latino Virgilio, con presepe intendeva la stalla, mentre più tardi si attribuì a presepio il significato di “mangiatoia presente nella stalla”.

Ad oggi, più semplicemente, possiamo dire che entrambi i termini sono ugualmente utilizzati per parlare di rappresentazione natalizia.

L’etimologia di presepe

L’etimologia di presepe e presepio è la stessa. Il termine deriva dal latino præsepe, præsepium ed è composto da præ che vuol dire innanzi e sæpes cioè chiuso, recinto.

Quindi presepe dal punto di vista etimologico vuol dire luogo che ha dinanzi un recinto.

In sintesi: stalla, greppia, mangiatoia.

Il significato del presepe: dal termine alla rappresentazione della nascita di Gesù

Il presepe: in quale epoca si incontra per la prima volta questa usanza appartenente a tutti i paesi cristiani del mondo?

Si tratta di una tradizione che ha origini medievali, in cui si riproduce la nascita di Gesù in una capanna, o grotta, o stalla. Utilizzando materiali a scelta, si pongono le statuine di Giuseppe e Maria e, tra loro, una piccola mangiatoia nella quale, sulla paglia, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre verrà deposta la statuina raffigurante Gesù Bambino.

È una rappresentazione simbolica che , di anno in anno, ricorda la nascita di Gesù a Betlemme, in Palestina. Nel nostro paese è un’usanza consolidata, profondamente radicata nella nostra cultura. Accanto ai tre principali personaggi ve ne sono altri altrettanto importanti e carichi di significato, ma ognuno di noi può arricchire la sua rappresentazione fino a trasformarla in un vero e proprio plastico con piccoli corsi d’acqua, personaggi di vario genere, animali, riproduzioni di mestieri…

Storia del presepe

Nel 1223 Francesco d’Assisi, recatosi all’Eremo di Greccio, in provincia di Rieti, espresse il desiderio non solo di celebrare il Natale proprio là, ma anche di poter vedere con i suoi occhi come il piccolo Gesù fu adagiato in una mangiatoia.

In quella fredda notte, non vi era una vera e propria riproduzione della natività né statue, bensì una mangiatoia riscaldata dal fiato di un bue e di un asinello (secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi, nel tempo esclusi dalla Bibbia) dove celebrare l’eucarestia.

Alla morte di Francesco si continuò a parlare di questo particolare evento, ripetendolo ad ogni anno e facendo sì che il presepe di Greccio non fosse dimenticato.

Nondimeno, consideriamo che la più antica raffigurazione di Maria con il suo bambinello è presente addirittura nelle Catacombe di Priscilla, e si tratta di un dipinto del III secolo nel quale si vede anche una stella: forse la stella cometa?

1021: la prima menzione di un presepe a Napoli

Ebbene sì, risale a quella data il primo riferimento a un presepe nella città di Napoli, anche se è nel ‘400 che si hanno i primi veri scultori di figure del presepe. Ed è nel ‘600 che nasce quella oramai conosciuta teatralità del presepio napoletano capace di mescolare sacro e profano.

La tradizione, rivista da questa città, mette in scena anche arti e mestieri attorno alla natività, mostrando la quotidianità di vie e piazzette in cui il popolo si muove, lavora. Lascia spazio anche ai derelitti, agli umili, facendo nascere là tra loro Gesù, il Gesù appunto degli umili.

Giuseppe Sanmartino, il più grande scultore napoletano del ‘700, fondò una vera e propria scuola del presepe, e a oggi si possono individuare personaggi fondamentali per questa particolare rappresentazione, come per esempio il pescatore, il monaco, la zingara, i due compari, il vinaio e tanti altri.

I personaggi principali del presepe

Che siano di legno, stoffa, plastica, carta, terracotta o altro, i personaggi principali del presepe sono più o meno sempre gli stessi, in ogni luogo in cui la Natività venga così rappresentata.

Naturalmente Maria e Giuseppe, che guardano con adorazione Gesù Bambino, e il bue e l’asinello che lo riscaldano con il loro fiato là sulla paglia della mangiatoia.

Poco fuori dalla grotta o capanna che dà riparo alla Sacra Famiglia, abbiamo gli angeli che annunciano la nascita di Gesù. Poi ci sono i pastori che rappresentano gli umili e che sono i primi ad accorrere portando doni. Anche i Re Magi portano i doni, mentre sta alla fantasia di chi crea l’allestimento affiancare i personaggi principali con altri come i suonatori, gli artigiani, animali di vario genere e così via, riproducendo anche un cielo stellato o posizionando la stella cometa.

Statuine che non possono mancare nel presepe

In ogni caso, sebbene ognuno di noi possa sbizzarrirsi nel ricreare l’evento della Natività, le statuine che non possono proprio mancare nel presepe – ad affiancare la Sacra Famiglia – sono per esempio il bue e l’asino. Quest’ultimo accompagna fino a là Giuseppe e Maria, e il bue – che sta a significare sottomissione – ha aiutato i due genitori a trovare la stalla, muggendo nella notte.

Deve sempre essere presente anche uno o più angeli, ad annunciare l’evento.

Poi, altre statuine che non possono mancare nel presepe, sono i pastori. Perché? Perché rappresentano la classe sociale più povera, dunque i primi che vanno in adorazione del nuovo nato, un giorno protettore dei più deboli e degli oppressi. Non importa quanti siano, anche se per rispetto ai Re Magi sarebbe bene non fossero più di tre.

E i re Magi, appunto: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, aggiunti la notte dell’Epifania.

Se però siete tra i più fortunati che possono dar vita a un vero e proprio presepe vivente, mandateci le vostre foto e sarà un piacere condividerle con i nostri lettori.

Foto | Pixabay




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.