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Posted domenica, 9 Dicembre 2018 by Roberta Barbi in Punti di vista
 
 

Come stai? Fenomenologia di una domanda a volte inopportuna

Le facce che si fanno quando si chiede a qualcuno: Come stai?
Le facce che si fanno quando si chiede a qualcuno: Come stai?

Come stai?

Oggi ho deciso di divertirmi. Non che normalmente non mi diverta quando rievoco autori o autrici del passato, le loro parole immortali e indimenticabili, ma oggi ho proprio voglia di divertirmi assieme a voi, perciò interpreterò questo nostro spazio come una chiacchierata tra vecchi amici che si ritrovano e si confidano anche un po’.

E per farlo vorrei partire da un piccolo divertissement tratto dal secondo Diario minimo di Umberto Eco che a sua volta si divertì immaginando come personaggi famosi della storia, della letteratura e del pensiero potrebbero rispondere, più o meno ironicamente, alla semplice domanda: come stai?

Per farvi capire, eccovi un assaggio direttamente dall’Antica Grecia: “Uno schianto”, rispose Icaro; “Potrebbe andar peggio”, osservò Damocle; “Cazzi miei”, chiosò Priapo.

Ineccepibile. La questione, però, non si limita agli esercizi di stile di un intellettuale quale Eco, ma è di quelle che – pensate un po’ – fa discutere anche la gente comune in rete, che si lancia a volte in vere e proprie dissertazioni filosofiche su quella che il grande Guido Ceronetti definiva

«la più indiscreta, la più insolente, la più insoffribile delle domande, ma anche la più comune, la più poliglotta e la più persecutoria».

Ciao, come stai?

Così mi sono messa a riflettere un po’ anch’io e scavando nella memoria in effetti ho ritrovato la figura di un mio vecchio capo che sia quando entravo la mattina in ufficio, sia quando mi chiamava al telefono, esordiva sempre con un “Ciao Roberta come stai?” tutto attaccato.

Tutto attaccato non solo nel senso che non faceva pause di respiro, ma nel senso che poi, senza realmente aspettare la risposta, proseguiva con quello che doveva chiedermi.

Ma c’è di più: se per caso la mia risposta si dilungava, lui iniziava a parlarmi sopra dicendo ciò che aveva da dire in modo che io, finalmente, tacessi. Insomma: non mi concedeva che una manciata di secondi del suo tempo.

Ancora più insomma. A lui – come probabilmente a molti altri – non interessava affatto sapere come io stessi davvero. Non mi ci ero mai soffermata, prima, forse perché sono un’illusa e alla famigerata domanda ho sempre cercato di rispondere sinceramente, inconsapevole delle vere intenzioni del mio interlocutore. Mah.

Prima di andare avanti, stemperiamo un momento l’amarezza con altre risposte made in Eco. Come va? “Bisogna avere pazienza”, rispondeva Giobbe; “Francamente bene”, scherzava Carlo Magno; “Sono al settimo cielo”, esultava Dante “Si suda”, ammetteva Giovanna d’Arco.

Le mezze risposte al come stai

Sembra che questa mia scoperta dell’acqua calda di oggi, però, non fosse un segreto in rete: nei forum, infatti, la maggior parte degli utenti afferma di fornire alla fatidica domanda mezze risposte che poi, di fatto, risposte non sono, della serie “non c’è male”, che non vuol dire nulla e che è come il nero: sta bene su tutto.

Altri, poi, rivelano di non rispondere proprio, nella vita reale, e di riuscire a eludere la domanda con il vecchio trucco di girarla indietro al mittente tipo boomerang trascinando molto le parole (eeee ttuuuu come staiiii?) in modo da non farsene accorgere.

Anche “così così” è considerata, poi, una risposta universale, ma attenzione: alcuni potrebbero interpretarla in senso negativo e magari voler approfondire l’argomento. I fanatici del “così così” si trovano comunque in buona compagnia quanto a pessimismo cosmico: “Non mi sento bene”, diceva Beethoven; “Situazione critica”, asseriva Kant; “Ci si adatta”, allargava le braccia Darwin, mentre con un barlume di speranza Marx affermava: “Andrà meglio…”.

Qualche utente spiritoso, sul web, azzarda poi l’ipotesi che “come stai?” non sia una domanda avanzata in realtà per sapere come si sta in generale, ma come si sta proprio in quel preciso momento lì, in modo da regolarsi se e come proseguire la conversazione, specie se si deve fare una richiesta alla persona con cui si sta parlando.

Molti, comunque, pur rendendosi conto del disinteresse totale che cela la domanda, scelgono di essere positivi e rispondere una tra le mille varianti del generico “bene grazie e tu?”, consci che a chi interessa davvero come stiamo, cioè gli amici o magari i familiari, sono proprio quelli che non ce lo chiedono perché lo capiscono al primo sguardo.

Anche questi inguaribili ottimisti, comunque, hanno i loro punti di riferimento: “Bene (a capo) grazie”, avrebbe, infatti, risposto Ungaretti; “Al bacio” l’apostolo Giuda; “Una meraviglia” la piccola Alice; “Una favola” uno qualunque dei fratelli Grimm.

Una domanda per evitare qualcosa?

Sembra, poi, che ci siano alcuni che quando ti incontrano ti chiedono come stai per non doverti raccontare loro come stanno: siete d’accordo? Io no.

Più vado avanti, infatti, più mi sembra che gli esseri umani intessano tra loro una tacita quanto inspiegabile gara a chi sta peggio, ma al tempo stesso, mentre vogliono apparire in una situazione più drammatica della tua, godono se stai male, ma rosicano, anche, se stai bene. Bah, chi li capisce è bravo.

Infine, sull’argomento, alto si leva l’urlo di appello, anzi, il cinguettio, da Twitter: per favore, tra il come stai e la richiesta del favore di turno, almeno fate una pausa! Sì, in effetti quelli così sono geniali nella loro maleducazione.

Prima di salutarvi, dunque, eccovi gli ultimi suggerimenti dei personaggi famosi interpellati dall’immaginazione di Umberto Eco: “Magnificamente” risponde Lorenzo de’ Medici; “Alti e bassi” ribatte Torricelli; “Va a periodi” ammette Picasso; “Tiro a campare” sospira Matusalemme. Non fanno una piega.

Ci sentiamo alla prossima occasione di divertimento, nel frattempo… statemi bene.

Foto | whereslugo  via Unsplash




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.