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Posted venerdì, 28 Dicembre 2018 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

È morto Amos Oz, scrittore dell’interiorità e delle contraddizioni umane

Amos Oz
Amos Oz

Lo scrittore israeliano Amos Oz è morto. Aveva 79 anni (ne avrebbe compiuti 80 il prossimo maggio) e da tempo era malato di cancroLa realtà israeliana (il kibbutz, l’esercito, il rapporto conflittuale con gli Arabi) è il cuore della narrativa di Amos Oz, che ne scrive partendo da un’indagine dell’interiorità e delle contraddizioni umane. Caratteristica dei suoi romanzi è l’attenzione agli aspetti della vita quotidiana, l’esuberanza della scrittura e la volontà di indagare nei malesseri, tanto individuali quanto della società.

Chi era Amos Oz

Nato a Gerusalemme il 4 maggio 1939, Amos Klausner – questo il nome di nascita di Amos Oz – è stato autore di romanzi, saggi e libri per bambini. Dopo essersi laureato in letteratura e filosofia presso l’università ebraica di Gerusalemme, Amos Oz ha studiato a Oxford. Negli anni Sessanta ha aderito al movimento pacifista Pace ora, di cui fanno parte anche altri scrittori come David Grossman e Abraham Yehoshua. Oggi insegna letteratura ebraica presso l’Università Ben Gurion del Negev e vive ad Arad.

I suoi testi sono tradotti in una quarantina di lingue e per il suo lavoro ha vinto diversi premi: Bialik (1986), Prix Femina (Parigi, 1989), premio Israele (1998 – ci furono proteste della destra israeliana), premio Internacional Catalunya e Sandro Onofri (2004), Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea (2007), Primo Levi e Heinrich Heine (2008), Salone Internazionale del libro (2010), Premio Franz Kafka (Praga, 2013) e il Premio Bottari Lattes Grinzane (2016).

Nel 1975 raggiunse la notorietà internazionale con il romanzo Michael mio e nel corso degli anni la sua popolarità non è mai diminuita, anzi è cresciuta grazie al romanzo Una storia di amore e di tenebra (2002), nel quale si narra delle origini della sua famiglia e della sua infanzia, trascorsa prima a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Ḥulda, soffermandosi, poi, sulla tragica vicenda che ha coinvolto i suoi genitori.

Oltre ai romanzi, segnaliamo il il saggio Contro il fanatismo (2004), che raccoglie tre lezioni tenute all’università di Tubinga nel gennaio 2002, e la traduzione del colloquio con la figlia Fania Oz-Salzberger: Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica, in cui Amos Oz riflette sul destino ebraico.

10 frasi di Amos Oz su cui riflettere

  • I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale. (Da Una storia di amore e di tenebra).
  • Impariamo a rispettare gli altri popoli: ogni uomo è creato a immagine divina, anche se se lo dimentica continuamente. (Da Una storia di amore e di tenebra).
  • L’uomo, mio caro, è un paradosso. Una creatura assai bizzarra. Ride quando c’è da piangere, piange quando gli converrebbe ridere; vive senza cervello e muore senza voglia. (Da Fima).
  • La famiglia è una buona scuola per qualsiasi materia. (Da un’intervista con Alessandro Zaccuri, Avvenire, 18 dicembre 2011).
  • Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte. (Da Contro il fanatismo).
  • Non importa bambino, la pioggia passerà, l’inverno passerà; noi dormiremo come le tartarughe e poi ci alzeremo e pianteremo verdura. Saremo solo buoni, e vedrai che andrà tutto bene. (Da Fima).
  • Quand’ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver. (Da Una storia di amore e di tenebra).
  • Sono convinto che sia sempre un male infliggere dolore a qualcuno. Se dovessi sintetizzare tutti e dieci i comandamenti in un unico comandamento, in assoluto direi: non infliggere dolore a nessuno. Questo è il punto fermo della filosofia della mia vita. Il resto è relativo. (Da un’intervista con Nuccio Ordine, Corriere della sera, 1° ottobre 2007).
  • Speranza e paura sono separate da una linea sottilissima, ma per fortuna ciascuno di noi può decidere da che parte stare. (Da un’intervista con Alessandro Zaccuri, Avvenire, 18 dicembre 2011).
  • Tra speranza e realismo il legame è strettissimo, inscindibile. (Da un’intervista con Alessandro Zaccuri, Avvenire, 18 dicembre 2011).

Foto | WikiCommons




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.